L’ELF raccontato da Alessandra Marconato

06/08/2017 § 1 Commento

Dato che ormai sono diventato un blogger decisamente pigro, non mi resta che ripostare chi è più volenteroso di me!

Experiential Learning Forum - ELF

Quando, a maggio del 2016, Christian Mancini, Walter Allievi e Sergio Cabigiosu mi parlarono della loro idea dell’ELF ne fui subito colpita e dissi loro che avrei partecipato ben volentieri!

E’ difficile trovare in Italia quelli che si possono definire “luoghi di apprendimento” e l’ELF è proprio questo. E’ un luogo di apprendimento, in cui non c’è un’offerta formativa predefinita, bensì una richiesta, che chiede di essere soddisfatta, in termini di conoscenza rispetto a nuove metodologie, strumenti, teorie e altro ancora.

Magari non tutto è nuovo in senso assoluto, ma è nuovo per chi partecipa. Faccio un esempio. Ricordo che, durante l’ELF dello scorso anno, mi è stato chiesto se potevo tenere un workshop sulla metodologia formativa esperienziale applicata alla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. La richiesta era, in buona sostanza, capire come funziona la cosa. Se ne parlava già da un po’ di questo argomento, ma c’erano…

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Leadership, Shackleton e la Vela – un’esperienza di 3 giorni.

14/09/2016 § Lascia un commento

Questo è un progetto che è nato in un momento, il tempo di una telefonata. Sembra quasi un caso fortuito. In realtà è il frutto di anni di esperienza e di confronti con amici e colleghi (Sergio Cabigiosu in primis). Da un lato è un esperimento, dall’altro è una conferma dell’efficacia di metodologie e conoscenze che a noi sono ben note.

launchingthejamescaird2L’idea è questa, in sintesi: fare un (mini) viaggio in barca di 3 giorni, dormendo e vivendo in barca, fra le rive del lago Maggiore, dove io ho iniziato la mia carriera di velista. Durante il viaggio sperimenteremo e lavoreremo sul tema della Leadership attraverso l’applicazione di teorie come la “leadership esemplare” e useremo la metodologia del feedback. Faremo debriefing durante le attività in barca (active debriefing) e dopo le attività.

Parleremo e applicheremo l’intelligenza emotiva nella leadership. Ci faremo accompagnare, in alcuni momenti, dalla storia di Shackleton, il grande esploratore e navigatore. Con tutta probabilità ci divertiremo, molto.

Se volete provare questa esperienza, le date sono queste: dal 29 settembre al 1 ottobre, la base di partenza è Laveno (VA) sul lago Maggiore.  I trainer saremo io e Paola Ferrario. Trovate tutte le informazioni del caso sul sito di Top Active a questa pagina, mentre cliccando qui potete scaricare la brochure dell’evento e a questa pagina trovate il modulo di iscrizione.

Buon viaggio,
Walter

Il perchè dell’ELF – Experiential Learning Forum – al Dynamo Camp

13/08/2016 § Lascia un commento

“Ma perché organizzare L’ELF – Experiential Learning Forum proprio al Dynamo Camp?” E’ una domanda che ci hanno posto in molti, comprensibilmente. Tutti noi organizzatori (Sergio, Christian ed il sottoscritto) abbiamo collaborato o avuto contatti con il Dynamo e conosciamo molti colleghi e amici che ci hanno lavorato o sono stati volontari con i ragazzi. Conosciamo poi bene sia l’ambiente che la filosofia del Dynamo e sappiamo che un’iniziativa come l’ELF può dare una mano a diffondere ulteriormente la conoscenza di un’istituzione che fa e farà ancora la differenza per molti bambini e ragazzi (e alle loro famiglie) che vivono momenti, o a volte una vita, di difficoltà.

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Il Dynamo Camp

Poi c’è la Toscana. Solitamente iniziative di questo tipo si svolgono o in Nord Italia (come il Barcamp sulla Formazione Esperienziale) o nella zona di Roma (come le iniziative di Via Experientia). La cosa paradossale è che l’idea di fare qualcosa del genere nella terra che ha dato i natali a Leonardo e a Dante, venga da un Milanese…. forse perché a Milano dobbiamo molto proprio al Genio di Vinci o solo perché qui ci sto bene… non saprei… Ad ogni modo ci tenevo che questa volta si parlasse di Apprendimento Esperienziale vicino a casa mia (e di Christian) e non necessariamente in un’altra regione (o in un altra nazione – anche se Christian è mezzo tedesco!) e lo si facesse nel modo più esperienziale possibile, con un evento residenziale in una cornice evocativa e che stimola la riflessione. O forse, senza saperlo, sto solo diventando anch’io campanilista – da immigrato – come più o meno tutti i Toscani che ho conosciuto (indipendentemente dalla città di origine) e cerco di dimostrare testardamente che il Rinascimento sia ancora vivo e vegeto… Grazie Sergio che non mi hai mandato ancora a quel paese!

In ultimo c’è la struttura. Il Dynamo, seppur nasca per altri scopi – affini – , è un posto ideale per la pratica e la diffusione dell’apprendimento esperienziale. Ci sono spazi ampi all’aperto, un’oasi naturalistica del WWF, una struttura di Corde Alte, una parete indoor da arrampicata e una outdoor, un teatro, tantissimi posti letto, sale e spazi interni accoglienti, uno staff spettacolare e punti di ristoro dove si mangia benissimo. Tutto insomma. “IL” posto dove fare Formazione o Educazione Esperienziale, punto.

Ecco il perché dell’ELF al Dynamo.

Già che ci sono colgo l’occasione per ringraziare proprio la Dynamo Academy (Ilaria, Alessio, Carlotta e tutti gli altri) che stanno credendo assieme a noi a questa iniziativa e che stanno rendendo possibile che diventi realtà. Grazie davvero.

E se qualcuno si stesse ancora chiedendo cosa sia l’ELF, in questo sito trova tutte le informazioni necessarie. E per chi fosse interessato ad iscriversi attenzione, sono gli ultimi due giorni di Early Bird.

Unire Formazione Esperienziale e Team Coaching – il corso Experiential Team Coaching

10/06/2015 § 2 commenti

Non è un’idea nuova, è un po’ che ci si pensa in più colleghi e alla fine con Alessandra, con il supporto di Stefania e Lapo, abbiamo deciso di provarci. Così nasce il primo corso ETC – Experiential Team Coaching e la prima edizione si terrà il prossimo 26-28 giugno a Firenze presso la sede di PLS Coaching.

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Perché fare un corso del genere? Un po’ per unire i puntini. tanto per usare una metafora… nel senso che fra coaching e formazione esperienziale ci sono molti punti di incontro e le attività esperienziali possono aiutare un coach a rendere evidenti le dinamiche del team in modo palese, così come la metodologia del coaching può aiutare molto un formatore esperienziale a gestire la fase maieutica del debriefing. Comunque, tornando ai perché… Perché spesso i coach sono molto preparati nel confronto uno a uno ma i team necessitano non solo del confronto col coach ma anche del confronto in seno al team stesso e la formazione esperienziale fornisce una bella palestra per sperimentare in modo sicuro al di fuori del territorio aziendale. Perché pensiamo che una cassetta degli attrezzi con qualche strumento in più possa aiutare coach, formatori e chiunque i occupi di gestire team a ottenere il meglio dai propri interventi. Questo più o meno il perché.

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Cosa faremo e cosa vedremo? Esercitazioni, modelli teorici (alcuni noti altri forse meno) e la loro applicabilità nel team coaching e modelli di debriefing che aiutino coach e formatori a far emergere e ad analizzare le dinamiche del team in modo da aiutare gli stessi team a migliorare dove loro stessi ritengono di dovere e potere.

Come lavoreremo? Alterneremo momenti di teoria a momenti di pratica seguiti a momenti di riflessione su quanto accaduto e di meta-riflessione sul come e quando utilizzare certi approcci quando si lavora con i team.

In ultimo, siamo certi che ciò che vedremo, sentiremo e sperimenteremo assieme aiuterà più di un partecipante non solo a diventare un coach o formatore più abile e versatile ma anche a conoscersi un po’ meglio e a trovare sinergie e relazioni con altri colleghi preparati e disposti ad investire su di loro. Insomma, la nostra speranza e il nostro desiderio è quello di creare un bel momento di apprendimento per tutti, ovviamente noi compresi!

Vi aspettiamo e se vi servono un po’ di info in più sul corso le trovate qui: http://www.plscoaching.it/scuola-di-coaching/corso-team-coaching/

L’uso della Timeline nella Formazione Esperienziale

06/10/2014 § 7 commenti

La “linea del tempo”, più conosciuta come Timeline, è uno strumento che ha trovato la sua prima applicazione nella rappresentazione grafica di eventi storici. Modelli più complessi di Timeline possono essere considerati i diagrammi di GANTT (detti anche, in taluni settori, cronoprogrammi) usati nel Project Management.

In anni recenti si è visto il suo utilizzo svilupparsi anche in altri settori, in particolare in quello del Coaching in tutte le sue declinazioni (life, business, sport…). Ultimamente le contaminazioni si sono fatte sentire anche nella formazione esperienziale. Molti colleghi, compreso il sottoscritto, hanno iniziato ad utilizzare fortemente il concetto di Timeline nei debriefing di attività legate alla formazione esperienziale.

Ma innanzitutto cos’è una Timeline? Wikipedia, nella sua versione inglese (in Italiano la pagina non è presente e la voce “cronologia” non la contempla) riporta la seguente definizione “la Timeline è un modo di visualizzare una lista di eventi in ordine cronologico […]. È tipicamente un disegno grafico che mostra una barra etichettata con date ed eventi posizionati sulla Timeline in corrispondenza del momento in cui sono accaduti.”

Questa, tanto per capirsi, è la Timeline della vita di Benjamin Franklin, uno dei padri fondatori degli Stati Uniti.

Nel Coaching invece la Timeline può essere utilizzata, ad esempio, per chiarire al coachee il percorso da svolgere per raggiungere un obiettivo futuro. La Timeline, disegnata a terra attraverso l’ausilio di fogli di carta (o post-it) che rappresentano i punti focali del percorso, unita ad alcune tecniche di visualizzazione guidata, permette al coachee di “vivere” sia il momento del raggiungimento dell’obiettivo che il percorso per arrivare ad esso. Il risultato che si ottiene in questo caso è di far vivere in anticipo le emozioni derivanti dal successo (elemento motivazionale) e aiutare la mente del coachee a rendere possibile tale successo (elemento operativo).

Ma come si utilizza invece la Timeline nella formazione esperienziale? E che tipi di Timeline si possono utilizzare?

Nella formazione esperienziale il focus è posto solitamente su un’esperienza recente, in genere un’attività di breve durata, le cosiddette small techniques (qui qualche foto), oppure qualcosa di più strutturato che può durare un giorno, come un Orienteering (qui qualche foto), o anche più giorni, come un viaggio in barca. La Timeline serve per ripercorrere quanto vissuto in modo da riviverlo nei dettagli e fare le osservazioni necessarie per poi trarne degli apprendimenti. Per riprendere il famoso, almeno per i formatori, ciclo di Kolb siamo nella fase dell’Osservazione Riflessiva che segue l’Esperienza Concreta.

La Timeline in questo caso si può focalizzare, ad esempio, su questi due aspetti

  • Gli eventi significativi (per il gruppo o per il singolo)
  • Le emozioni provate (sia a livello di gruppo che a livello di singolo).

A seconda dell’ambiente fisico in cui ci si trova a fare il debriefing dell’attività, si possono utilizzare fogli a terra, corde o fogli di lavagna a fogli mobili o di plotter (per chi li ha!) sui muri o altra superficie verticale.

Questa foto ad esempio riporta tre Timeline parallele di tre gruppi che svolgevano il medesimo esercizio ma che hanno vissuto l’esperienza in modo radicalmente diverso. La corda a terra viene utilizzata come “grafico” delle emozioni del gruppo. È necessario immaginarsi a terra una linea “0” che faccia da ascissa alla corda, la quale si può posizionare o sopra o sotto allo zero. Se la corda sta sotto lo zero immaginario allora l’emozione – o sensazione – provata dal gruppo è negativa, viceversa se la corda è sopra lo zero. I post-it a terra rappresentano gli eventi significativi. In queste Timeline non sono riportate ad esempio le emozioni provate individualmente dai complessivamente membri del gruppo mentre i post-it a terra rappresentano gli eventi significativi individuati dai partecipanti.

Se volessimo aggiungere le emozioni individuali sarebbe sufficiente rifornire di post-it i partecipanti e chiedere loro di incollare i post-it a terra in relazione di eventi significativi. La posizione del post-it rispetto all’asse (sopra o sotto) e la distanza dall’asse rappresentano il tipo e l’intensità dell’emozione. Questa che segue ad esempio è una timeline riportante solo le emozioni degli individui e non del gruppo nel suo complesso. Su ogni post-it è indicato l’evento e le iniziali della persona che lo chiama in causa, i post-it sulla DX sono emozioni negative quelli sulla SX sono positive. La distanza dalla corda indica l’intensità dell’emozione.

Questa invece è una Timeline a “muro” creata con fogli di lavagna a fogli mobili (grazie a Luigi Mengato per aver condiviso la metodologia), in questo caso i partecipanti scrivono nell’asse centrale gli eventi significativi e poi tutte le persone indicano le loro emozioni scrivendo le proprie iniziali sopra o sotto l’evento scelto (per indicare emozione positiva o negativa a riguardo) e collegando poi le proprie iniziali all’evento con una linea.
In tutti questi casi le emozioni non vengono scritte ma eventualmente rivelate a voce, l’obiettivo come sempre è tutelare la persone da un lato ma far emergere il vissuto dall’altro (sempre in relazione all’attività fatta, non al passato personale).

Come già detto, queste Timeline servono principalmente nella fase dell’Osservazione Riflessiva, cioè il momento in cui si rivede quanto fatto e ciò che ha funzionato e non funzionato. Dopo questa fase è necessario uscire di metafora, qualunque sia quella utilizzata, e passare alle generalizzazioni (la fase della concettualizzazione astratta) in modo da individuare quegli apprendimenti da riportare poi nella sperimentazione attiva.

Le tipologie qui proposte sono solo degli esempi, come sempre in questi casi l’unico limite è la nostra immaginazione. Quindi non vi resta che sperimentare e magari di condividere!

 

Save the date: 3 ottobre 2013 a Pistoia si parla di Shackleton!

27/09/2013 § 3 commenti

Con un certo ritardo segnalo questa conferenza dove sarò relatore:

Leadership e gestione dei team di progetto: la lezione di Sir Ernest Shackleton

Giocare a pallone sul ghiaccio - Shackleton

Nelle tre ore presenterò l’avventura occorsa alla spedizione antartica “Endurance” comandata dall’esploratore britannico Sir Ernest Shackleton nel 1914 , L’impresa è anche nota come il più  grande progetto di insuccesso di tutti i tempi.

L’immagine qui a fianco vi fa capire subito l’eccezionalità del team e del loro leader, dopo 6 mesi dalla partenza dall’inghilterra e da un mese bloccati nei ghiacci, con la prospettiva di rimanerci un altro anno almeno, sono così preoccupati che fanno una partitella a pallone!

Il breve seminario, organizzato in collaborazione con il Project Management Institute – Northern Italy Chapter, si terrà dalle 15 alle 18 presso la sala Incontri dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Pistoia (Via Sant’Andrea, 16) e vedrà il patrocinio, oltre che del comune, della CNA Pistoiese e della sezione Fiorentina della Bocconi Alumni Association. L’evento è gratuito e da diritto a 3 PDU per le persone certificate PMI, per iscriversi è necessario andare sul sito pmi-nic.org e andare nella sezione “I prossimi incontri”.

Qui trovate la brochure dell’evento

Leadership e gestione dei team di progetto

Viaggio Esperienziale “Le vie del lago”

04/03/2013 § Lascia un commento

Un breve post “di servizio” per segnalare un’iniziativa divulgativa sulla formazione esperienziale. Un’ottima occasione per affacciarsi su questo mondo con un budget davvero ridottissimo, grazie all’opportunità offerta da un percorso di studio che stanno facendo i due Trainer che conducono l’evento.

Questa la descrizione dell’iniziativa, ripresa dalla pagina FB:

I formatori Beatrice Monticelli e Federico Magnaguagno conducono questo workshop sullo sviluppo personale, dove lavoreremo su leadership, intelligenza emotiva e problem solving. Il lago di Garda farà da sfondo mentre le montagne trentine, venete e lombarde, che ne circondano la zona a nord, saranno la cornice di un trekking esperienziale in cui conoscere ciò che è fuori diventerà occasione per conoscerci dentro. 
Ci piace chiamarlo “walkshop”, ricordando le parole di un formatore da noi molto stimato, perché il camminare sarà la metafora formativa che guiderà il nostro lavoro.

Conosco personalmente Bea e Federico, sono due ottimi formatori. Se avete qualche giorno e avete la voglia di conoscervi un po’ meglio stando a contatto con altre persone e con la natura, questa è l’occasione ideale.

Qui trovate anche la brochure dell’evento. Buona Esperienza 🙂

Omaggio a Roberto Baggio

17/02/2013 § 4 commenti

Non sono mai stato un gran tifoso di calcio, ma c’è stata qualche personalità del mondo del pallone che ho ammirato, soprattutto in passato.
Una di queste è Roberto Baggio. Ho sempre avuto estremo rispetto di quest’atleta, della sua modestia, della sua classe e del modo in cui ha affrontato le avversità, sia fisiche che sportive.

La pasta di un uomo, inteso come essere umano indipendentemente dal genere, si vede soprattutto nei momenti di difficoltà. Quando si vince, è facile fare i fenomeni. Ma quando le cose girano storte, quando si fa qualche errore clamoroso o quando ci si fa male per davvero, è da come uno reagisce, da come risorge che si capisce di che pasta è fatto. Per quello mi è sempre piaciuto Baggio.

Ripubblicare qui la sua lettera ai giovani, la lettera che ha letto qualche giorno fa al Festival di S. Remo, vuole essere il mio piccolo omaggio a questo grande atleta. Sono parole semplici, ma dove si leggono sincerità e passione, per questo mi sono piaciute.

La lettera parla di cinque concetti, cinque nominalizzazioni, basilari nella vita. Il concetto a cui sono più legato è quello associato alla parola Sacrificio. Una parola per me fondamentale, che rappresenta forse la vera essenza della vita. Meditare è sacrificio, Allenarsi è sacrificio, Imparare è sacrificio, Lavorare facendo ciò che si Ama è, molto spesso, sacrificio. Riuscire a camminare dopo mesi carrozzina è incredibile. Ed è frutto del sacrificio. Riuscire a correre e rigiocarsela quando (quasi) nessuno ci avrebbe scommesso un centesimo è impagabile. Ed è frutto del sacrificio. Vincere è frutto del sacrificio, soprattutto perché vince solo chi ha saputo prima perdere molte volte. E ha fatto molti sacrifici.

La storia di Roberto Baggio mi ricorda qualcosa che ho vissuto sulla mia pelle. Anche per questo, ma non solo, pubblico volentieri questa lettera. « Leggi il seguito di questo articolo »

Debriefing, domande chiuse e Metamodello della PNL nella Formazione Esperienziale

11/01/2013 § 4 commenti

Una delle buone pratiche della formazione esperienziale, per lo meno per la mia esperienza e per quanto ho condiviso in questi anni con diversi colleghi, è quella di fare domande aperte. Le domande chiuse, quelle la cui risposta è  o no per intendersi, sono relegate in secondo piano, anche perché non favoriscono l’emergere delle opinioni dei partecipanti ma lasciano solo lo spazio a risposte puntuali. Sì o no, appunto.

Figura 1 – una fase del debriefing di un’attività

Vi sono però alcune domande che vale la pena di porre anche in modo chiuso, purché si adotti un sistema di risposta adeguato che permetta delle riflessioni che vadano al di là della risposta del singolo individuo, sistema che permetta in seguito di scavare agevolmente dietro il sì o no. La prima cosa è che la domanda chiusa, in effetti, non viene posta al singolo partecipante ma a tutto il gruppo, facendo si che il gruppo, inoltre, risponda tutto nello stesso momento. Un po’ come l’alzata di mano, mettiamola così (“chi è d’accordo alzi la mano…”).

L’alzata di mano, in realtà, espone “il giusto”, come dicono qui a Firenze. Nel senso che c’è chi la mano la alza ben visibile, chi appena appena, chi ha la mano monca… Ci sono sistemi più funzionali dell’alzata di mano e che permettono riflessioni più interessanti quando si sta facendo il debriefing di un’attività.
Chiaramente anche le domande devono essere ben poste per far nascere delle risposte, e degli scenari di discussione, che siano utili per la crescita del gruppo. E questo è il secondo punto.

In particolare, ci sono tre domande chiave. E le trovate qui di seguito: « Leggi il seguito di questo articolo »

Assaggi di Coaching e PNL con NLP Academy

29/12/2012 § 1 Commento

Questo è un classico post “di servizio”. Solo poche righe per dirvi che fra gennaio e febbraio sarò impegnato in una serie di eventi divulgativi sulla PNL e il Coaching assieme a Lapo e Stefania, due trainer che, oltre a essere dei cari amici, sono ottimi professionisti della PNL e della comunicazione nel senso più ampio del termine.
Queste sono le date che ci vedono on stage:

  • Firenze, 25 gennaio 2013, ore 16:30
  • Prato, 30 gennaio 2013, ore 21:00
  • Firenze, 12 febbraio 2013, 0re 21:00

I mini corsi introduttivi durano 3 ore e sono gratuiti, previa registrazione su questa pagina del sito di NLP Academy o comunicazione al sottoscritto. Sulla stessa pagina trovate anche qualche informazione in più sui contenuti dei corsi.

A breve vi darò maggiori dettagli sulle sedi, una delle quali sarà proprio la nuova sede di NLP Academy a Firenze.

Stay tuned 🙂

“Il vero leader è colui che non deve chiedere mai.” Siete sicuri?

07/12/2012 § 6 commenti

L’affermazione che ho scritto nel titolo l’ho sentita spesso, in differenti salse, in special modo parlando con i rampolli sulla via di prendere il posto dei padri nelle aziende di famiglia (mi capita di tanto in tanto di averne qualcuno in aula). Non ho mai capito perché, ma dei propri genitori sembra più facile prenderne gli aspetti negativi che gli aspetti positivi…

Ad ogni modo, di “leader”,  o presunti tali, ne ho visti tanti. E’ capitato anche a me più volte di avere ruoli di leadership in team lavorativi o nel mio trascorso di atleta. Beh… ho trovato il  mio pensiero attuale sul tema, pensiero che avrei voluto avere specialmente da ragazzo, splendidamente sintetizzato da questa frase:

“There are a bunch of aggressive, ivy-league-educated, high IQ people working in Bentonville whose careers are going nowhere because they never learned how to connect with other people.”

­­­

per l'uomo che non deve chiedere mai...

L’uomo che non deve chiedere mai!

Parafrasando, senza una buona dose di intelligenza emotiva, non ci sono quoziente intellettivo (QI o IQ per gli anglosassoni) o “bravura” che tengano, se vuoi essere un buon leader.

A proposito, la frase qui sopra è attribuita a Lee Scott, ex CEO di Walmart, catena di supermercati statunitensi particolarmente controversa sia per le sue politiche verso i dipendenti che per quelle ambientali. Detto questo, nel senso che non è tutto oro quel che luccica, Walmart resta la più grande catena di GDO al mondo, e Lee Scott ne è stato l’AD per circa 10 anni. Prendiamone il buono.

Gestione riunioni, mappe mentali e formazione esperienziale. Un mix interessante?

10/10/2012 § 12 commenti

Con alcuni colleghi è un po’ che si parla di utilizzare la metodologia esperienziale anche in ambiti più tecnici, che vadano al di là del classico team building o di corsi sulla collaborazione o comunicazione.

Di recente qualcosa ha iniziato a muoversi. Sono partititi alcuni corsi in ambito sicurezza a base di Formazione Esperienziale (per chi volesse approfondire può contattare le ideatrici Antonella Brogi e Caterina Padulo) e, quasi da non credere, anche un corso Excel (qui il colpevole, mi verrebbe quasi da dire, è Luigi Mengato).

Dal canto mio ho cercato di contribuire lanciando una sfida in un ambito generalmente caratterizzato da testi alquanto tecnici, più degli agglomerati di checklist che altro. L’ambito in questione è quello della gestione delle riunioni.

Non so se io sia il primo a cercare di fare qualcosa di questo tipo o meno, non ho seguito corsi di altri colleghi formatori sullo stesso argomento. Mi sono però immaginato, riportato in aula, uno dei tanti libri che ho avuto modo di leggere (o per lo meno di scorrere) a riguardo e mi è venuto immediatamente il latte alle ginocchia (come si dice dalle mie parti).

L’unico testo che ho sempre reputato degno di attenzione è quello di Patrick Lencioni dal titolo “Death by meeting“. Anche chi non sa l’inglese può intuire il significato del titolo… « Leggi il seguito di questo articolo »

Formazione Esperienziale al Cubo (Rosso)

08/10/2012 § Lascia un commento

Lo scorso 1 ottobre si è svolto al Cubo Rosso di Fòrema, agenzia formativa di Confindustria Padova, un evento dedicato alla Formazione Esperienziale dove, fra gli altri relatori, ero presente anch’io.

Questo il video dell’evento


Una nota, il Cubo Rosso è uno dei primi centri dedicati interamente alla Formazione Esperienziale creati in Italia, una cosa non da poco, soprattutto se si pensa all’ istituzione che lo supporta.

Incontro gratuito sulla Formazione Esperienziale – Firenze, 18 settembre 2012

07/09/2012 § Lascia un commento

Un breve post per segnalare che martedì 18 settembre dalle 9 alle 13 si terrà presso la società di consulenza e formazione Ti Forma (sede in via Giovanni Paisiello, – 50144 Firenze) un incontro di presentazione sulla Formazione Esperienziale tenuto dal sottoscritto.

La mattina prevede sia una breve introduzione teorica sulla metodologia, con alcuni cenni alle principali teorie di riferimento e alla loro applicabilità nei contesti aziendali, che una parte pratica, dove i presenti avranno l’opportunità di testare di persona alcune attività esperienziali. D’altronde stiamo parlando di Formazione Esperienziale, se non facessi fare qualche esperienza ai presenti, non sarei coerente!!

Un gruppo in azione in un “Team Radar”

L’evento è gratuito e a posti limitati. Se qualcuno fosse interessato a partecipare, può contattarmi al 347 41 62 323 o a info[at]walterallievi.it

Maggiori informazioni sull’evento le potete trovare direttamente sul sito di Ti Forma. Mentre se volete rinfrescarvi la memoria sulla metodologia, potete dare un occhio al Tag “Formazione Esperienziale” del mio blog cliccando qui o nella Tag Cloud affianco.

E, in ultimo, se conoscete qualcuno a cui può interessare l’evento, diteglielo pure!

L’NLP Trainer Training di Orlando, una vista laterale – l’uso del linguaggio arricchito in PNL

04/09/2012 § 2 commenti

Dopo la premessa fatta nel mio ultimo post, posso raccontarvi ciò che è accaduto all’NLP Trainer Training di Orlando. O per lo meno ciò che ricordo di aver vissuto che, come voi probabilmente saprete, non è necessariamente simile a ciò che è accaduto realmente. A proposito, lo sapevate che ogni volta che accedete ad un vostro ricordo lo modificate? Pensate di avere dell’argilla morbida e umida in mano, con quell’argilla plasmate una piccola scultura. Dopodiché fate una sfera di quella stessa argilla, e, qualche giorno dopo, cercate di ricreare ciò che avevate plasmato la prima volta. E così via nel tempo. Lentamente la vostra creazione si modificherà, eppure a voi sembrerà, nel bene o nel male, sempre la stessa cosa. Lo stesso accade con i ricordi.

Figura 1 – una piccola scultura d’argilla fatta durante un’attività esperienziale

Di Orlando ho una serie di immagini, di suoni e di sensazioni cinestesiche. L’hotel dove ho dormito, la moquette ruvida anni ’80, la stanza all’ultimo piano vista lago artificiale con annessi pontili finti. La classica stanza anonima da film poliziesco, occupata da agenti FBI in appostamento che spiano dalla finestra col binocolo (chi ha il binocolo? La finestra o gli agenti?…) da dietro delle tende spesse e polverose. L’aria condizionata rumorosa, le luci al neon troppo deboli e la televisione a tubo catodico enorme e con centinaia di canali (mi ci è voluta un’ora per passarli tutti – inutili). « Leggi il seguito di questo articolo »

Alcune considerazioni sulla PNL e Wikipedia dopo l’NLP Trainer Training di Orlando

03/09/2012 § 6 commenti

Sembra ieri, invece è passato un mese da quando sono tornato da Orlando. Il tempo è relativo, non c’è nulla da fare. Ieri un mio amico mi ha chiesto “ma in un’ora di surf, quanto tempo stai veramente sulla tavola?…” Non credo neanche 5 minuti. Forse meno. L’onda media della Versilia se hai fortuna ti tiene in piedi per una decina di secondi. Eppure sembrano un’eternità. Si chiama “distorsione temporale” e non ha nulla a che vedere con i superpoteri di Silver Surfer, è semplicemente un meccanismo mentale che tutti abbiamo provato in qualche occasione della vita…

Figura 1 – Silver Surfer

Semplicemente il tempo che si dilata o passa fulmineo è frutto di una nostra percezione. Quando siamo particolarmente presenti, consapevoli, il tempo si estende particolarmente. 10 secondi sono lunghissimi, se li vivi tutti. Se il concetto di fotogramma fosse applicabile ad un flusso continuo quale è il tempo, potresti raccontare ogni singolo fotogramma di quello che è accaduto. E affianco dei ricordi visivi appaiono anche ricordi di altro tipo: suoni, profumi, sensazioni…. Il ricordo è più reale. Semplicemente, quando riporti la mente a quei momenti, quasi li rivivi.

Ecco, credo che di Orlando potrei quasi ricostruire ogni singolo giorno. Sei sempre presente, sempre allerta. Anche perché ci sono prove in continuazione. Molto istruttivo, ma anche molto stressante (volutamente).

Ma forse non tutti sanno di cosa io stia parlando. Ad Orlando si tiene due volta all’anno il Trainer Training in NLP (Neuro-Linguistic Programmin o PNL – Programmazione Neuro-Linguistica – come viene definita in Italiano) ovvero la formazione formatori in PNL della scuola di Richard Bandler. Quest’anno, nell’ultima decade di luglio, ho avuto la fortuna di parteciparvi. Ma prima di parlarvene, credo sia opportuno fare un paio di premesse. « Leggi il seguito di questo articolo »

3P Model – Un modello per il Debriefing nella Formazione Esperienziale

30/08/2012 § 4 commenti

Come molti di voi probabilmente già sapranno, una delle chiavi di un intervento formativo di successo, svolto attraverso una attività di formazione esperienziale, è il debriefing.

Per chi di voi invece è a digiuno dell’argomento, vale la pena di spendere due parole su questo concetto. Il nome debriefing è di matrice militare e, come viene efficaciemente spiegato in Wikipedia nella pagina dedicata all’argomento, veniva usato per ricevere informazioni da un pilota o da un soldato dopo una missione […]. Un altro scopo del debriefing militare era di valutare l’individuo prima di reinserirlo nei suoi ranghi originari dopo la missione.

Figura 1 – 3P Model

Nell’Experiential Learning (apprendimento esperienziale), sempre citando liberamente Wikipedia, il debriefing è “un processo semi-strutturato attraverso il quale il facilitatore, al termine di una certa attività, effettua una serie di domande progressive, con un’adeguata sequenza che lasci i partecipanti riflettere su quanto accaduto, dando importanti spunti di riflessione con lo scopo di proiettare l’esperienza nel futuro, collegando quanto fatto con le azioni da compiere in futuro. (traduzione e adattamento miei). « Leggi il seguito di questo articolo »

Il terzo Barcamp sulla Formazione Esperienziale

15/06/2012 § 9 commenti

La scorsa settimana, l’8 e 9 giugno per la precisione, si è svolto presso l’Abbazia di Praglia (Abano Terme) il terzo Barcamp sulla Formazione Esperienziale. E’ stato uno splendido momento di condivisione dove molti di noi (fra cui il sottoscritto) hanno condiviso metodi e tecniche per la conduzione di attività esperienziali (le cosiddette Small Techniques).

Qui mi limito a mettere il link al set fotografico preparato dall’amico Luigi Mengato e dal fotografo Matteo Sandi, che si è gentilmente messo al servizio per l’occasione:

Se qualcuno avesse qualche curiosità da soddisfare sull’evento, beh… non avete che da chiedere 🙂

Ah, dimenticavo… C’è anche una pagina FB dove potete curiosare:

http://www.facebook.com/ExperentialTrainingBarCamp

Questo evento è la dimostrazione che, anche con pochi mezzi finanziari, si può far molto, se il gruppo è buono e c’è la giusta motivazione.

Una splendida prova, complimenti a tutti.

Nessun uomo è un’isola

18/05/2012 § 2 commenti

Oggi, quasi per caso, mi sono imbattuto in questa poesia:

Nessun uomo è un’isola,
completo in sé stesso;
ogni uomo è un pezzo del continente,
una parte del tutto.
Se anche solo una zolla
venisse lavata via dal mare,
l’Europa ne sarebbe diminuita,
come se le mancasse un promontorio,
come se venisse a mancare
una dimora di amici tuoi,
o la tua stessa casa.

La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce,
perché io sono parte dell’umanità.
E dunque non chiedere mai
per chi suona la campana:
essa suona per te.

Il testo è stato scritto quasi 400 anni fa dal poeta e religioso inglese John Donne, molti di voi sicuramente lo conosceranno.

Ora, per il mio lavoro mi trovo costantemente a parlare di collaborazione, fiducia e responsabilità condivise.
Leggendo queste parole, ho pensato quasi subito ad un parallelismo con il mondo del lavoro (ormai è un automatismo).

Fortunatamente in azienda la morte è ancora qualcosa che avviene di relativamente di rado (anche se in un mondo civile ed avanzato non dovrebbe proprio avvenire se non per un imprevisto imprevedibile).
Spesso però in azienda regnano l’individualismo, la scarsa collaborazione e l‘idea che la responsabilità di ciò che accade sia sempre di qualcun altro.

Ma la campana suona per noi tutti, l’errore di uno è l’errore di tutti, soprattutto quando tutti gli altri non aiutano chi sbaglia. Mai come ora è il momento di prenderci le nostre responsabilità e rimboccarci le maniche.  Tutti insieme. Perché nessun uomo è un’isola.

“È impossibile cambiare…” Ma ci avete provato?

15/02/2012 § 4 commenti

Questa foto ha a che vedere con la possibilità dell’essere umano di sfidare, e vincere, i propri limiti. Ha a che vedere con la possibilità di cambiare le credenze che un uomo ha a proposito di sé stesso e degli altri.
Quest’uomo con una gamba e un braccio in meno riesce a far cose che molte persone non riuscirebbero a fare neanche con quattro gambe e quattro braccia, solo perché credono di non poterlo fare.
Quest’uomo forse nella sua vita si è sentito per un po’ un invalido. Poi a deciso di smettere di sentirsi tale. Come lui, tanti altri. Cito uno su tutti, l’amico Andrea Devicenzi  (vi invito davvero a vedere il suo sito e a conoscere le sue imprese), al quale devo, fra le altre cose, l’avermi mostrato questa foto.

Per cambiare, per osare, dobbiamo crederci e avere la volontà di farlo.

Penso ai tanti imprenditori o ai loro dipendenti che spesso mi dicono “qui le cose sono sempre state così e mai cambieranno“.
Siete sicuri? Perché se lo siete sicuramente non lo faranno. Poi mi sento dire “sono loro il problema“.  Già, il problema è sempre qualcun altro: il destino avverso, la pioggia, i politici, gli imprenditori (quando parlo ai dipendenti), i dipendenti (quando parlo agli imprenditori)…

Forse anche Gandhi e Martin Luther King lo avranno detto… “destino avverso” o “colpa degli altri che sono cattivi“… Poi cos’hanno fatto? Hanno iniziato a comportarsi diversamente loro in primis, non hanno aspettato che cambiassero gli altri o che il destino diventasse spontaneamente più propizio.
E cambiare le abitudini dell’impero britannico o dei segregazionisti americani, fidatevi, credo sia stato più complesso di quanto potrà mai essere cambiare, in un modo o nell’altro, l’atteggiamento dei vostri colleghi.

E se vi state chiedendo quanto potreste cominciare a cambiare, vi direi di cominciare ora. Prima lo fate prima otterrete dei risultati. Per farvi riflettere, qui sotto trovate il famoso discorso dove Martin Luther King illustra, splendidamente, il suo sogno di cambiamento, sogno che ha perseguito fino all’ultimo. Buon cambiamento anche a voi.

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