L’uso della Timeline nella Formazione Esperienziale

06/10/2014 § 7 commenti

La “linea del tempo”, più conosciuta come Timeline, è uno strumento che ha trovato la sua prima applicazione nella rappresentazione grafica di eventi storici. Modelli più complessi di Timeline possono essere considerati i diagrammi di GANTT (detti anche, in taluni settori, cronoprogrammi) usati nel Project Management.

In anni recenti si è visto il suo utilizzo svilupparsi anche in altri settori, in particolare in quello del Coaching in tutte le sue declinazioni (life, business, sport…). Ultimamente le contaminazioni si sono fatte sentire anche nella formazione esperienziale. Molti colleghi, compreso il sottoscritto, hanno iniziato ad utilizzare fortemente il concetto di Timeline nei debriefing di attività legate alla formazione esperienziale.

Ma innanzitutto cos’è una Timeline? Wikipedia, nella sua versione inglese (in Italiano la pagina non è presente e la voce “cronologia” non la contempla) riporta la seguente definizione “la Timeline è un modo di visualizzare una lista di eventi in ordine cronologico […]. È tipicamente un disegno grafico che mostra una barra etichettata con date ed eventi posizionati sulla Timeline in corrispondenza del momento in cui sono accaduti.”

Questa, tanto per capirsi, è la Timeline della vita di Benjamin Franklin, uno dei padri fondatori degli Stati Uniti.

Nel Coaching invece la Timeline può essere utilizzata, ad esempio, per chiarire al coachee il percorso da svolgere per raggiungere un obiettivo futuro. La Timeline, disegnata a terra attraverso l’ausilio di fogli di carta (o post-it) che rappresentano i punti focali del percorso, unita ad alcune tecniche di visualizzazione guidata, permette al coachee di “vivere” sia il momento del raggiungimento dell’obiettivo che il percorso per arrivare ad esso. Il risultato che si ottiene in questo caso è di far vivere in anticipo le emozioni derivanti dal successo (elemento motivazionale) e aiutare la mente del coachee a rendere possibile tale successo (elemento operativo).

Ma come si utilizza invece la Timeline nella formazione esperienziale? E che tipi di Timeline si possono utilizzare?

Nella formazione esperienziale il focus è posto solitamente su un’esperienza recente, in genere un’attività di breve durata, le cosiddette small techniques (qui qualche foto), oppure qualcosa di più strutturato che può durare un giorno, come un Orienteering (qui qualche foto), o anche più giorni, come un viaggio in barca. La Timeline serve per ripercorrere quanto vissuto in modo da riviverlo nei dettagli e fare le osservazioni necessarie per poi trarne degli apprendimenti. Per riprendere il famoso, almeno per i formatori, ciclo di Kolb siamo nella fase dell’Osservazione Riflessiva che segue l’Esperienza Concreta.

La Timeline in questo caso si può focalizzare, ad esempio, su questi due aspetti

  • Gli eventi significativi (per il gruppo o per il singolo)
  • Le emozioni provate (sia a livello di gruppo che a livello di singolo).

A seconda dell’ambiente fisico in cui ci si trova a fare il debriefing dell’attività, si possono utilizzare fogli a terra, corde o fogli di lavagna a fogli mobili o di plotter (per chi li ha!) sui muri o altra superficie verticale.

Questa foto ad esempio riporta tre Timeline parallele di tre gruppi che svolgevano il medesimo esercizio ma che hanno vissuto l’esperienza in modo radicalmente diverso. La corda a terra viene utilizzata come “grafico” delle emozioni del gruppo. È necessario immaginarsi a terra una linea “0” che faccia da ascissa alla corda, la quale si può posizionare o sopra o sotto allo zero. Se la corda sta sotto lo zero immaginario allora l’emozione – o sensazione – provata dal gruppo è negativa, viceversa se la corda è sopra lo zero. I post-it a terra rappresentano gli eventi significativi. In queste Timeline non sono riportate ad esempio le emozioni provate individualmente dai complessivamente membri del gruppo mentre i post-it a terra rappresentano gli eventi significativi individuati dai partecipanti.

Se volessimo aggiungere le emozioni individuali sarebbe sufficiente rifornire di post-it i partecipanti e chiedere loro di incollare i post-it a terra in relazione di eventi significativi. La posizione del post-it rispetto all’asse (sopra o sotto) e la distanza dall’asse rappresentano il tipo e l’intensità dell’emozione. Questa che segue ad esempio è una timeline riportante solo le emozioni degli individui e non del gruppo nel suo complesso. Su ogni post-it è indicato l’evento e le iniziali della persona che lo chiama in causa, i post-it sulla DX sono emozioni negative quelli sulla SX sono positive. La distanza dalla corda indica l’intensità dell’emozione.

Questa invece è una Timeline a “muro” creata con fogli di lavagna a fogli mobili (grazie a Luigi Mengato per aver condiviso la metodologia), in questo caso i partecipanti scrivono nell’asse centrale gli eventi significativi e poi tutte le persone indicano le loro emozioni scrivendo le proprie iniziali sopra o sotto l’evento scelto (per indicare emozione positiva o negativa a riguardo) e collegando poi le proprie iniziali all’evento con una linea.
In tutti questi casi le emozioni non vengono scritte ma eventualmente rivelate a voce, l’obiettivo come sempre è tutelare la persone da un lato ma far emergere il vissuto dall’altro (sempre in relazione all’attività fatta, non al passato personale).

Come già detto, queste Timeline servono principalmente nella fase dell’Osservazione Riflessiva, cioè il momento in cui si rivede quanto fatto e ciò che ha funzionato e non funzionato. Dopo questa fase è necessario uscire di metafora, qualunque sia quella utilizzata, e passare alle generalizzazioni (la fase della concettualizzazione astratta) in modo da individuare quegli apprendimenti da riportare poi nella sperimentazione attiva.

Le tipologie qui proposte sono solo degli esempi, come sempre in questi casi l’unico limite è la nostra immaginazione. Quindi non vi resta che sperimentare e magari di condividere!

 

Save the date: 3 ottobre 2013 a Pistoia si parla di Shackleton!

27/09/2013 § 3 commenti

Con un certo ritardo segnalo questa conferenza dove sarò relatore:

Leadership e gestione dei team di progetto: la lezione di Sir Ernest Shackleton

Giocare a pallone sul ghiaccio - Shackleton

Nelle tre ore presenterò l’avventura occorsa alla spedizione antartica “Endurance” comandata dall’esploratore britannico Sir Ernest Shackleton nel 1914 , L’impresa è anche nota come il più  grande progetto di insuccesso di tutti i tempi.

L’immagine qui a fianco vi fa capire subito l’eccezionalità del team e del loro leader, dopo 6 mesi dalla partenza dall’inghilterra e da un mese bloccati nei ghiacci, con la prospettiva di rimanerci un altro anno almeno, sono così preoccupati che fanno una partitella a pallone!

Il breve seminario, organizzato in collaborazione con il Project Management Institute – Northern Italy Chapter, si terrà dalle 15 alle 18 presso la sala Incontri dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Pistoia (Via Sant’Andrea, 16) e vedrà il patrocinio, oltre che del comune, della CNA Pistoiese e della sezione Fiorentina della Bocconi Alumni Association. L’evento è gratuito e da diritto a 3 PDU per le persone certificate PMI, per iscriversi è necessario andare sul sito pmi-nic.org e andare nella sezione “I prossimi incontri”.

Qui trovate la brochure dell’evento

Leadership e gestione dei team di progetto

Collaborazione, ritmo e comunicazione: un esercizio esperienziale

13/04/2011 § 8 commenti

Un esercizio che spesso utilizzo, molto semplice ma molto metaforico della collaborazione nel team di lavoro, è dato da questo che vedete nel video:

L’esercizio consiste nel passare rapidamente da bastone a bastone, prestando attenzione non solo a ciò che dobbiamo fare noi (andare a prendere il bastone del nostro collega), ma anche a ciò che ci lasciamo dietro (il bastone che lasciamo al nostro collega).
Quindi prestare attenzione sia al nostro carico di lavoro che al carico di lavoro degli altri, al fatto che il nostro operato ha un impatto serio sull’operato altrui.
Prestare attenzione al fatto che un team si “inceppa” quando qualcuno non regge il ritmo e che necessariamente ci si deve adeguare alla velocità del più lento.
Il successo si ha quando si riesce a far crescere tutti, a dare regole chiare che facilitino il lavoro del gruppo. Il successo arriva quando si comunica, dandosi un’organizzazione e prendendo il giusto ritmo.

Niente di meglio per spiegarlo che un manipolo di bastoncini e un gruppo di persone volenterose 🙂

Project Management Esperienziale: La disfida dei Marshmallow

27/12/2010 § 4 commenti

Ormai da un po’ di tempo ho inserito fra il mio repertorio di esercizi esperienziali (a volte mi sembra di essere un prestigiatore…) anche la ormai famosa Marshmallow Challenge, resa nota dall’altrettanto famoso video che è apparso su TED e che potete trovare qui:

http://www.ted.com/talks/tom_wujec_build_a_tower.html

Per chi ancora non lo conoscesse, l’esercizio è una piccola prova di project e team management e consiste nel progettare e creare in gruppo (4 persone generalmente) la costruzione più alta partendo da una dotazione di 20 spaghetti, un marshmallow, scotch, spago e forbici. I vincoli principali sono il tempo (18 minuti), l’impossibilità di “appendere” la costruzione a strutture più alte (lampade, appendiabiti…) e il fatto che il marshmallow deve essere posizionato in cima alla costruzione.

Al seguito del successo dell’esercizio è stato creato anche il sito http://marshmallowchallenge.com/, dove, fra le altre cose, trovate spiegate per filo e per segno le istruzioni per l’esecuzione dello stesso e alcune riflessioni da riportare in fase di debriefing, come ad esempio:

  • l’importanza della prototipazione:verificare costantemente sulla nostra struttura quale sia l’impatto dell’installazione del marshmallow in cima ad essa.
  • la verifica degli assunti: “il marshmallow tanto è leggero”… vero, ma gli spaghetti di peso ne reggono davvero poco…
  • l’importanza dell’avere un team dalle competenze diversificate, dove un gruppo di avvocati può far peggio di una squdra composta da bambini delle elementari.
  • la difficoltà di avere alte performance sotto stress, affermazione ancor più vera quando viene messa in palio una certa posta.

Provandolo più volte sul campo (qui sopra trovate alcune delle strutture create), ho avuto modo di annotare qualche altra riflessione, che vi riporto sinteticamente qui sotto:

  • seppur esplicitamente indicato fra i vincoli di progetto, il tempo raramente viene preso in considerazione e debitamente misurato. Quasi nessun gruppo verifica lo scorrere delle lancette e pianifica le attività di conseguenza.
  • i gruppi che eccellono sono quelli che si danno un minimo di organizzazione e dove emerge una figura di leader o, più semplicemente, di coordinatore dei lavori. Affermazione apparentemente banale, ma quanti gruppi di lavoro non appena ricevono un incarico vi si buttano a capofitto fermandosi a riflettere solo all’emergere dei problemi?
  • l’italiano, pur di vincere, infrange qualunque regola o per lo meno tenta di aggirarla o di interpretarla a suo favore...  Ad esempio: le costruzioni non possono essere sospese con tiranti che arrivano da strutture più alte, eppure ho visto persone improvvisarsi  lampadario, pur di far star su la propria struttura fino all’atto della misurazione. Le regole, in buona sostanza, servono per essere aggirate. Questa è più una riflessione di carattere sociologico che altro, ma vale la pena di sottolinearla, dato che, per quanto possa sembrare strano ad alcuni, i progetti sono di successo quando, oltre a rispettare i vincoli di tempo, costo e qualità, raggiungono gli obiettivi nel rispetto delle leggi.

Un buon esercizio, da consigliare.

Il ponte di Leonardo e il project management esperienziale

25/10/2010 § 2 commenti

La creazione del ponte di Leonardo da Vinci è uno splendido esercizio esperienziale sul project management dove la fanno da padroni:

  • gestione del tempo e delle risorse
  • importanza della prototipazione e del ciclo di deming nella gestione di un progetto
  • preparazione  e gestione del team
  • comunicazione e feedback con gli stakeholders

caldamente consigliato 🙂

Dal prototipo:

Ponte di Leonardo - prototipo

all’analisi delle criticità e delle aree di miglioramento: « Leggi il seguito di questo articolo »

Corde Alte e Formazione Esperienziale

09/09/2010 § 6 commenti

Rieccomi dopo quasi un paio di mesi di silenzio “estivo” con un racconto che non ha a che fare direttamente con le Arti Marziali (ormai ci siete abituati) ma con una disciplina che richiede delle competenze per molti versi simili (equilibrio e calma, capacità di gestire lo stress, ricerca del proprio limite…) anche se si svolge in un contesto totalmente diverso: le corde alte.

Corde Alte e Formazione Esperienziale

Poco tempo fa ho infatti avuto modo di provare, nell’ambito del master in formazione esperienziale che sto frequentando (non si smette mai di imparare!!), questa disciplina applicata alla formazione aziendale.

Devo ammettere che sono partito per quest’avventura con un certo scetticismo, per quanto dato il mio background dovrei essere più che aperto ad ogni sperimentazione.

Il punto sta nel fatto che non riuscivo, prima della mia partenza, a contestualizzare pienamente lo strumento formativo “corde alte” all’interno delle dinamiche aziendali.

Ma ovviamente mi sbagliavo… « Leggi il seguito di questo articolo »

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