Come lo scalar le montagne aiuta a risolvere i problemi in azienda

15/01/2012 § 6 commenti

Poco tempo fa ho avuto modo di leggere sul blog dell’amico Luigi Mengato un’interessante riflessione sulle keywords più utilizzate nei profili Linkedin. Una delle cose più interessanti che si evince dalle statistiche del social network è che la competenza più diffusa nei curriculum online di noi conterranei di Dante e Michelangelo è quella, udite udite, del Problem Solver. E io ingenuo che pensavo di essere in un paese di creativi, mai farsi ingannare dai luoghi comuni…

Guarda caso, parlando poco dopo con un’amica che si occupa di selezione, vengo a scoprire che proprio la capacità di risolvere i problemi (che fa molto Sig. Wolf di Pulp Fiction) pare sia una delle competenze maggiormente ricercate dalle aziende italiane in questo periodo, un po’ a tutti i livelli. Mi è sorto quindi il sospetto che si sia sì creativi, ma a crear casini. Ci serve quindi qualcuno che i problemi li risolva, altrimenti non ci resta che diventar tutti guide turistiche e portare i cinesi a vedere le bellezze del Rinascimento, prima che si comprino anche quelle…

Tutto questo parlare di problemi e problem solver mi ha fatto venir voglia di scrivere un post su un modello di problem solving, appunto, che io reputo essere molto efficace, sia esso applicato nella formazione aziendale o nel coaching (sportivo e non). Il modello di cui mi accingo a parlare è fra le altre cose utilizzato, con notevoli risultati, anche in ambito psicologico. E neanche a dirlo il suo creatore è proprio uno psicologo di fama internazionale, e per una volta però si tratta di un Italiano, non del solito Americano.

Lo psicologo in questione si chiama Giorgio Nardone e il modello è quello del Problem Solving Strategico. Il modello è, almeno in linea di massima, piuttosto lineare, come sintetizzato dall’immagine seguente:

Processo del Problem Solving Strategico

In questo modello vi sono alcuni passaggi che sono di particolare interesse e che aiutano a individuare soluzioni creative. Ne darò qui la mia personale interpretazione per come io li ho utilizzati e li utilizzo, interpretazione di cui mi scuso in anticipo con Nardone, dato che potrei aver male interpretato qualche passaggio. Ma tutto sommato se ho ben interpretato o meno poco conta, dato che, come scrive lo stesso Nardone nel suo libro “Problem Solving Strategico da tasca” (Edizioni Ponte Alle Grazie, pag 144):

[…]la verità coincide con l’efficacia […] vale a dire che è vero tutto ciò che funziona nel raggiungere gli obiettivi prefissati.

E per ora, tutto sommato, quando mi sono trovato ad applicare questi principi l’obiettivo è stato raggiunto, il che vuol dire probabilmente che tanto casino non devo averlo fatto!

Tornando al modello, il primo punto che vorrei analizzare è il “come peggiorare?”. « Leggi il seguito di questo articolo »

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