Nessun uomo è un’isola

18/05/2012 § 2 commenti

Oggi, quasi per caso, mi sono imbattuto in questa poesia:

Nessun uomo è un’isola,
completo in sé stesso;
ogni uomo è un pezzo del continente,
una parte del tutto.
Se anche solo una zolla
venisse lavata via dal mare,
l’Europa ne sarebbe diminuita,
come se le mancasse un promontorio,
come se venisse a mancare
una dimora di amici tuoi,
o la tua stessa casa.

La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce,
perché io sono parte dell’umanità.
E dunque non chiedere mai
per chi suona la campana:
essa suona per te.

Il testo è stato scritto quasi 400 anni fa dal poeta e religioso inglese John Donne, molti di voi sicuramente lo conosceranno.

Ora, per il mio lavoro mi trovo costantemente a parlare di collaborazione, fiducia e responsabilità condivise.
Leggendo queste parole, ho pensato quasi subito ad un parallelismo con il mondo del lavoro (ormai è un automatismo).

Fortunatamente in azienda la morte è ancora qualcosa che avviene di relativamente di rado (anche se in un mondo civile ed avanzato non dovrebbe proprio avvenire se non per un imprevisto imprevedibile).
Spesso però in azienda regnano l’individualismo, la scarsa collaborazione e l‘idea che la responsabilità di ciò che accade sia sempre di qualcun altro.

Ma la campana suona per noi tutti, l’errore di uno è l’errore di tutti, soprattutto quando tutti gli altri non aiutano chi sbaglia. Mai come ora è il momento di prenderci le nostre responsabilità e rimboccarci le maniche.  Tutti insieme. Perché nessun uomo è un’isola.

La vela e l’arte della crescita aziendale sostenibile

11/02/2012 § 2 commenti

Dall’età di 8 anni fino a quando ne avevo 23 ho praticato agonismo in deriva, in barca a vela. Optimist, 420 e 470, una classica trafila. Nell’immaginario collettivo italiano, quando si pensa alla vela, generalmente si pensa alla Coppa America o ai barconi della Volvo Ocean Race. La vela è anche altro. Soprattutto, direi, è altro. Si tratta ovviamente di un’opinione personale, ma posso assicurare che è ben condivisa da tutti coloro che, come me, sono cresciuti in deriva e poi, per un motivo o per l’altro, sono passati ai “barconi” (come generalmente il derivista chiama tutto ciò che galleggia, ha una vela e che deriva non è…).

470 al lasco - da Wikipedia

Le derive, per chi non ne avesse familiarità, sono quelle piccole barche a vela dove si va da soli o in due (qualche volta anche in 3 o più), molto leggere e carrellabili e che tendono a rovesciarsi con facilità. Fortunatamente, in genere, con altrettanta facilità o quasi si raddrizzano (generalmente non affondano). Alcune di queste vengono anche chiamate, anche per questa peculiarità, derive acrobatiche. Per intendersi, a differenza dei barconi, sulle derive non si può andare in giro con tagliere di salame e prosecco in pozzetto, ma, se va bene, si va avanti a Enervit (chi si ricorda il mitico Enervitene??) e si fa una fatica bestia, senza contare il freddo polare che si patisce nei mesi invernali.

La vela, la deriva, è uno sport di fatica, costanza e resilienza (vedi il mio articolo a riguardo) in più è tremendamente tecnico, il che, almeno per me, ne aumenta notevolmente il fascino. Nella vela c’è tutto, la mente, il fisico, il rapporto con gli altri, la tecnica, il mezzo “meccanico”, regole complesse, gli elementi della natura. Di conseguenza il derivista deve avere una mente e un fisico preparati, saper far parte di un team, conoscere e saper regolare e riparare il proprio mezzo, essere un po’ giurista, conoscere e saper trarre il meglio dalle condizioni meteo e dal campo di regata. « Leggi il seguito di questo articolo »

Corde Alte e Formazione Esperienziale

09/09/2010 § 6 commenti

Rieccomi dopo quasi un paio di mesi di silenzio “estivo” con un racconto che non ha a che fare direttamente con le Arti Marziali (ormai ci siete abituati) ma con una disciplina che richiede delle competenze per molti versi simili (equilibrio e calma, capacità di gestire lo stress, ricerca del proprio limite…) anche se si svolge in un contesto totalmente diverso: le corde alte.

Corde Alte e Formazione Esperienziale

Poco tempo fa ho infatti avuto modo di provare, nell’ambito del master in formazione esperienziale che sto frequentando (non si smette mai di imparare!!), questa disciplina applicata alla formazione aziendale.

Devo ammettere che sono partito per quest’avventura con un certo scetticismo, per quanto dato il mio background dovrei essere più che aperto ad ogni sperimentazione.

Il punto sta nel fatto che non riuscivo, prima della mia partenza, a contestualizzare pienamente lo strumento formativo “corde alte” all’interno delle dinamiche aziendali.

Ma ovviamente mi sbagliavo… « Leggi il seguito di questo articolo »

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