Ma cosa pensa Edward de Bono delle Arti Marziali?…

03/11/2009 § Lascia un commento

E pensare che credevo di aver avuto uno spunto originale…

Invece ieri sera mi trovo davanti a queste parole di de Bono: “nello ju-jitsu, se uno dei lottatori prevede le mosse dell’avversario è in grado di utilizzarne la forza e il peso e di volgerle contro l’avversario stesso. Allo stesso modo si può prevedere il corso dei pensieri di una persona che ragiona verticalmente [in senso strettamente logico, ndr], e trarne profitto.

(da “Il Pensiero Laterale, come diventare creativi” – Edward de Bono, BUR, pag. 157)

Lavoro a coppia sull'anticipo

Lavoro a coppia sull'anticipo, toccare la spalla e schivare - studio dell'avversario.

L’analogia di de Bono si aggiunge alla mia (o, meglio, la mia si aggiunge alla sua…), e osserva la stessa questione da un’angolazione diversa: le arti marziali non solo possono aiutare la mente a ragionare in modo “laterale” ma possono anche aiutarci nel “prevedere” i comportamenti del nostro avversario.
Ora, “prevedere” a mio avviso è una verbo da usare con cautela. Non si tratta di vera e propria preveggenza. Più che altro è lo sviluppo di una certa sensibilità che ci porta ad anticipare le mosse del nostro avversario in modo spontaneo, senza forzature. Tu “tiri”, io so già prima che tu parta dove vuoi arrivare. In qualche modo “ti sento”. E non ci sto pensando, lo sento e basta.

Gli orientali dicono che prima attacca il nostro Qi, poi attacca il nostro corpo.

Quando una persona ci attacca, se siamo in grado di “sentire” il suo Qi, siamo in grado di “prevedere” le sue mosse e usare la sua forza contro di esso.

Se siamo in grado di intuire il suo processo mentale, siamo in grado di “manipolarlo” e volgerlo a nostro vantaggio.

Direi che tutto torna, grazie Edward 🙂

Arti Marziali e Pensiero Laterale

15/10/2009 § 2 commenti

Il pensiero laterale, concetto introdotto dallo psicologo e medico Edward De Bono, è una “modalità di risoluzione di problemi logici che prevede un approccio indiretto ovvero l’osservazione del problema da diverse angolazioni, contrapposta alla tradizionale modalità che prevede concentrazione su una soluzione diretta al problema” (fonte Wikipedia). In sostanza, per cercare la soluzione ad un problema NON si parte dalla soluzione più ovvia, ma da approcci alternativi, magari focalizzandosi su dettagli apparentemente marginali.

Ma dove un’arte marziale può aiutarci a osservare un problema da un’angolazione diversa dall’usuale, a pensare al di fuori degli schemi? Pensiamo un po’ alle nostre reazioni a determinate azioni da parte di un aggressore (sia esso reale o per gioco): una spinta per esempio. Se guardiamo due bambini spingersi, molto probabilmente quello dei due che spinge più forte, perchè più forte o più pesante (vantaggio relativo), sarà quello che avrà la meglio. Ciò accade nella maggior parte dei casi, tranne quelle rare volte dove c’è quello “un po’ più furbo” che ad una forte spinta non si oppone. Cede, si sposta lateralmente o in modo circolare (come, in differenti modi, nel Taichi, nell’Aikido o nel Kung-fu T’ien Shu).

L’aggressore a questo punto, sorpreso da una mossa inaspettata, generalmente perde l’equilibrio. Più forte è l’attacco, più facile è che l’epilogo per l’aggressore sia un capitombolo … la disfatta più totale per ogni bambino 🙂

la spinta e il pensiero laterale - foto luciapoggiali.com

Arti marziali e pensiero laterale, reazione ad una spinta - foto luciapoggiali.com

Ciò che cosa ci insegna? Ci sono azioni e reazioni che escono dagli schemi, che sono inaspettate e che generano scompiglio. È chiaro, una reazione inattesa può anche non portare al risultato sperato, anzi, peggiorare la nostra situazione. Se lo spostamento laterale non viene eseguito correttamente, potremmo essere “intercettati” comunque dal nostro avversario, fornendo un fianco ancora più debole all’aggressione. Ma se la mossa riesce, e per riuscire necessita di determinazione, preparazione e coraggio, allora sarà possibile tramutare una situazione di svantaggio in uno scacco matto.

Sia chiaro, cedere NON è capitolare, è il non opporsi ad una forza ma utilizzare la forza stessa dell’avversario per raggiungere un risultato a noi favorevole.

Se in una contrattazione con più offerenti del medesimo bene veniamo trascinati in una battaglia sul prezzo e sappiamo che non potremo mai vincere dato che il  nostro concorrente è più economico, proviamo a spostare il focus del cliente sui livelli di servizio, sull’immagine, sulle prestazioni e la qualità del nostro prodotto. Oppure proviamo a fare un’analisi più accurata delle necessità del cliente. Potremmo scoprire che ci sta chiedendo qualcosa che non gli serve o che non risponde esattamente alle sue necessità o che, peggio ancora, abbiamo offerto un prodotto di fascia troppo elevata per le necessità del cliente stesso.

Quest’ultimo caso mi è capitato di recente dove, curando gli interessi di un cliente in un acquisto rilevante di materiale informatico, il fornitore più accreditato ha perso la commessa per essersi focalizzato solo sul prezzo del prodotto offerto, senza accorgersi che stava offrendo un prodotto dalle prestazioni eccessive rispetto alle reali necessità del cliente. In questo modo l’altro offerente ha firmato facilmente il contratto, senza neanche “spingere” troppo…

Per tornare al parallelo con le arti marziali quindi, sarebbe bastato non focalizzarsi solo sulla forza della spinta (il prezzo) ma spostarsi “lateralmente” lasciando disperdere la forza del concorrente, portando il discorso su altri livelli ed analizzando meglio la situazione.

Ci sono persone più portate di altre al pensiero laterale, ma come in tutte le cose, anche in questo caso è possibile allenarsi. Allenati, impegnati, sii determinato ed i risultati arriveranno.

Nota: Edward De Bono sarà Domenica 18 ottobre al Festival della Creatività alla Fortezza da Basso di Firenze alle ore 17, pedana del padiglione Cavaniglia.

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