3 consigli per i leader tratti da One Minute Manager

21/04/2011 § 3 commenti

Tempo fa ho avuto modo di leggere un libro di cui si sente spesso parlare: “the One Minute Manager” di Kenneth Blanchard.
Devo ammettere che questo piccolo libro mi ha lasciato il segno, cosa che francamente non mi aspettavo (sono sempre un po’ scettico con i testi di grande successo).
Nelle prime pagine del libro si trova una massima che, a posteriori, ho trovato estremamente significativa e che riporto tale e quale:

People Who Feel
Good About
Themselves
Produce
Good Results

In sostanza, se sei felice è molto probabile che tu lavori bene e che, conseguentemente, tu produca buoni risultati. Mi verrebbe da dire che la saggezza si trova nelle cose davvero semplici e, diciamocelo, a volte un po’ scontate. E, credeteci o no, è decisamente così…

L’autore suggerisce, attraverso la classica storia della ricerca di risposte da parte di un giovane manager “cercatore”, tre regole fondamentali che, se ben applicate, hanno forte impatto sulla motivazione dei collaboratori. Regole che, se guardiamo bene, non servono a null’altro che a rendere le persone più felici.

Eccovi le 3 regole:

  1. Stabilire obiettivi che necessitino di  un minuto per essere spiegati (one minute goals)
  2. Lodare in un minuto (one minute praisings)
  3. Fare reprimende che non durino più di un minuto (one minute reprimands)

La persona che adotta questo metodo, assume l’appellativo di “one minute Manager“, ovviamente. Detto così sembra che la chiave di tutto sia la sinteticità, in realtà la questione è un po’ più raffinata. Qui sotto una spiegazione che può essere di aiuto nel comprendere meglio il “sistema”.

One Minute Goals

  • Concordare gli obiettivi con i collaboratori
  • Essere d’esempio nei comportamenti e far capire cosa intendiamo per comportamento corretto
  • Scrivere gli obiettivi in modo che stiano in non più di 250 caratteri (leggi, 250 battute su tastiera)
  • Leggere e rileggere gli obiettivi (ci vuole non più di un minuto) in modo che siano sempre a mente e chiari
  • Valutare di giorno in giorno la propria performance
  • Verificare se il comportamento che abbiamo è funzionale al raggiungimento degli obiettivi. « Leggi il seguito di questo articolo »

Il sogno di Itaca: perseguite gli obiettivi, ma godetevi il processo

23/01/2011 § 5 commenti

Sempre devi avere in mente Itaca
– raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.

Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
in viaggio: che cos’altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
Già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

Questo brano è tratto dalla poesia Itaca del poeta Costantinos Kavafis. Fra le più belle parole che ho letto negli ultimi tempi.

Qualunque sia il vostro lavoro o il vostro percorso di vita, abbiate un sogno. Perseguitelo e nel farlo godetevi il viaggio.
Il vero sogno è quello che permette un viaggio splendido.

Se volete, molto più semplicemente, nel lavoro, nello sport e nella vita di tutti i giorni, individuate il vostro obiettivo, ma non fatevi schiacciare da esso.
Godetevi il processo che vi porterà a raggiungerlo.

Per dovere di cronaca, il testo l’ho trovato leggendo il libro “Scoiattoli e Tacchini” di Gian Paolo Montali, uno fra i Coach di pallavolo di maggior successo degli ultimi decenni, nonché affermato consulente aziendale nell’ambito, ovviamente, delle risorse umane.

Un libro che contiene molte verità sulla motivazione e gestione dei gruppi di lavoro, lo consiglio senza riserve.

Ma cosa centra un Pugno con la Formazione in Azienda?…

10/10/2009 § 1 Commento

Non lo direste mai, ma centra. Se ci si riflette un po’ su, centra più di quanto si possa immaginare di primo acchito…

Cos’è un pugno? Dal Wikizionario “colpo inferto con la mano chiusa, solitamente picchiando con le nocche” e solitamente contro un obiettivo determinato (questo lo aggiungo io).

Questo però è solo l’atto finale. Per arrivare a tirare un pugno è necessario mettere in funzione una serie di meccanismi, sia mentali che fisici, tutt’altro che banali.

Ma quali possono essere le analogie di questo atto con, ad esempio, un progetto aziendale? Dove può esserci di aiuto la Metafora del Pugno per migliorare le nostre performance in azienda?

Partiamo dalla fine… partiamo dall’Obiettivo. L’obiettivo, cioè la finalità, di un pugno è quella di colpire un obiettivo, appunto, ben definito. Sia esso un sacco, un focus o un avversario. Diamo per scontato che l’obiettivo sia di per sé realistico, cosa che non sempre in Azienda lo è. Esempio: picchiare Tyson non è realistico. Sarebbe un obiettivo “aziendale” fuori portata per la gran parte di noi…

Sessione di Formazione Marziale - Il pugno e l'obiettivo (un Focus in questo caso)

Sessione di Formazione Marziale - Il pugno e l'obiettivo (un Focus in questo caso)

Ora, il centrare qualcosa o qualcuno con un pugno può essere visto tranquillamente come un progetto di un’Azienda, dove è facilmente individuabile un obiettivo (centrare il sacco o  l’avversario umano), delle risorse e un budget (il nostro corpo, il suo livello di allenamento e di energia), una direzione (il nostro cervello). Un progetto che deve avere una pianificazione (strategia), una fase di roll out (esecuzione), una buona dose di  commitment (Determinazione, Concentrazione, Impegno) e, in ultimo, risente dell’influenza di fattori esterni (l’avversario o il sacco).

In sostanza, se tiro male un pugno e manco il mio obiettivo, ci possono essere molteplici ragioni. Ci ho messo troppa energia, troppo poca o quella che avevo l’ho usata male (Budget e Risorse), non ero determinato (Commitment), sono arrivato senza fiato a colpire (Pianificazione) o ho sbagliato la distanza (Roll Out) o, peggio, ho cercato di colpire la persona sbagliata (Tyson… Project Objective)

La stessa cosa accade in azienda: troppe o poche risorse, sia umane che fisiche,  allocate ad un determinato progetto. Oppure risorse umane  senza le capacità (skill) adeguate. Budget mal spesi o insufficienti. Assenza di commitment ai livelli più alti o a quelli operativi. Il lavoro è stato pianificato male o, peggio ancora, manca di pianificazione. Il roll out è stato fatto senza attenzione e senza controlli di qualità. Ci siamo accorti troppo tardi che il progetto era fuori dalla notra portata.
Morale: Tyson si è accorto che abbiamo cercato di tirargli un pugno e ha reagito…

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