Lance Armstrong, un esempio di Resilienza.

07/01/2012 § 5 commenti

Ho terminato da poco di leggere  “It’s not about the bike” di Lance Armstrong. Non voglio dare giudizi sull’onestà o meno dell’atleta, dato che da quel che ho letto in vari siti si tratta di un personaggio molto controverso. E in ogni caso si parla di un’autobiografia, quindi il testo è inevitabilmente un po’, se non molto, di parte. Voglio comunque pensare che ciò che ho letto sia vero, e che l’uomo sia in buona fede. Sarà perché alla fine mi piace credere alle favole che finiscono bene e non amo i film dove vincono i cattivi…

Lance Armstrong - immagine Wikipedia

Fatta questa premessa, posso dire con tranquillità di essere rimasto impressionato dal carattere di Armstrong più che dalle sue imprese sportive, seppur impressionanti, che peraltro nel libro sono in secondo piano rispetto alle vicende umane.

Come dice il titolo infatti, il libro non riguarda la bici, o per lo meno non è un libro essenzialmente sul ciclismo. A mio parere questo è un libro sulla resilienza, sulla capacità dell’essere umano di prendere bastonate incredibili e poi rialzarsi, anche più forte di prima. Se non più forte fisicamente, più forte però mentalmente. E ad alti livelli il fisico non basta, è la mente che vince.
Non è un caso che la grande carriera di Lance Armstrong, sette Tour de France vinti oltre al resto, inizi davvero dopo aver sconfitto una delle grandi malattie dell’uomo: il cancro.

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Concentrazione, Determinazione e “Condizionamento Mentale”, una precisazione essenziale

29/12/2009 § Lascia un commento

Nel mio precedente articolo sulla PCD, quando parlo di concentrazione e determinazione affermo che un ruolo fondamentale nel processo viene svolto dal condizionamento mentale. Condizionamento che deriva dall’allenamento continuo, dal provare e riprovare una tecnica.

E’  il caso di fare una precisazione, dopo alcune osservazioni, giustissime,  che mi sono state fatte.

Quella del condizionamento mentale è solo la prima fase, è l’approccio iniziale al percorso di crescita, approccio che viene vissuto nei primi anni di allenamento. Il condizionamento mentale serve a recepire e a far proprie certe regole, siano esse di movimento che di comportamento, affinché diventino parte di noi e riutilizzate in modo spontaneo e naturale quando necessario.

Fase dell'allenamento - reazione ad un'aggressione, riequilibrio.

Il metodo utilizzato dall’istruttore è quello dell’ induzione. L’obiettivo e quello di far capire alla mente (e al corpo) del discente, grazie all’allenamento nell’ambiente protetto e “simulato” della palestra, quali siano le reazioni adeguate alle differenti situazioni che possono accadere nella realtà della vita quotidiana.

La reazione del praticante di T’ien Shu non è quella di un automa, condizionata e meccanica, ma quella di una persona che agisce con spontaneità, con la mente aperta e tranquilla.
Le tappe del percorso di crescita interiore e fisica possono essere così distinte e sintetizzate: conoscenza, pratica, metabolizzazione, appropriazione, movimento spontaneo, consapevolezza.

Quindi, in buona sostanza, il condizionamento mentale è solo uno strumento da utilizzare propedeuticamente nel primo periodo di allenamento. L’obiettivo non è quello di vincolare l’uomo in uno schema (tecnica) ma è quello di renderlo libero e consapevole, valorizzandone le sue capacità tenendo conto delle sue caratteristiche fisiche e psicologiche e del contesto in cui egli si è sviluppato.

Per citare le parole del mio Maestro “…la tecnica, dopo un “lavoro” [lungo] di conoscenza, apprendimento e metabolizzazione si trasformerà in un movimento facente parte di noi stessi, ad uso e somiglianza del nostro modo di essere, di agire, di relazionarsi e di vivere…”. Niente di più vero.

PCD – il Kung Fu può aiutarmi a gestire meglio una riunione?

29/11/2009 § 3 commenti

Un concetto che sta alla base del Kung Fu T’ìen Shu, disciplina che pratico da ormai quasi vent’anni, è quello della “PCD”, acronimo che sta per Predisposizione, Concentrazione e Determinazione.
Nel momento in cui il Maestro chiama una tecnica o dà un comando, se vuole far lavorare gli studenti in un certo modo (o, meglio, ricordargli come si dovrebbe sempre lavorare…) chiama a piena voce “PCD”.

L’obiettivo di questo richiamo è quello di riportare gli studenti in uno stato mentale ben definito, molto vigile, estremamente reattivo e orientato al massimo verso l’obiettivo: neutralizzare l’attacco avversario o portare una determinata tecnica al meglio delle possibilità.

Predisposizione, Concentrazione e Determinazione nell'esecuzione di una tecnica - Foto http://www.luciapoggiali.com

Lo stato ottimale, che si raggiunge dopo lungo allenamento, è caratterizzato da fisico centrato e pronto alla reazione, mente lucida e calma, focus al 100% sull’obiettivo.

Il termine PCD rappresenta, per il praticante di T’ien Shu, sostanzialmente un’àncora, nell’accezione della Programmazione Neuro Linguistica qui un bell’articolo sull’argomento, in lingua inglese. Serve, quando pronunciato, a fare entrare in uno stato mentale particolarmente lucido, pronto a reagire all’attacco con efficacia e risolutezza, qualunque sia stato il nostro stato mentale di pochi secondi prima.

Ma come si arriva a questo stato? Come si “ottiene” la PCD? Come faccio a predispormi? Come riesco a concentrarmi, a essere determinato?
Analizziamo le varie fasi punto per punto…

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