Nessun uomo è un’isola

18/05/2012 § 2 commenti

Oggi, quasi per caso, mi sono imbattuto in questa poesia:

Nessun uomo è un’isola,
completo in sé stesso;
ogni uomo è un pezzo del continente,
una parte del tutto.
Se anche solo una zolla
venisse lavata via dal mare,
l’Europa ne sarebbe diminuita,
come se le mancasse un promontorio,
come se venisse a mancare
una dimora di amici tuoi,
o la tua stessa casa.

La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce,
perché io sono parte dell’umanità.
E dunque non chiedere mai
per chi suona la campana:
essa suona per te.

Il testo è stato scritto quasi 400 anni fa dal poeta e religioso inglese John Donne, molti di voi sicuramente lo conosceranno.

Ora, per il mio lavoro mi trovo costantemente a parlare di collaborazione, fiducia e responsabilità condivise.
Leggendo queste parole, ho pensato quasi subito ad un parallelismo con il mondo del lavoro (ormai è un automatismo).

Fortunatamente in azienda la morte è ancora qualcosa che avviene di relativamente di rado (anche se in un mondo civile ed avanzato non dovrebbe proprio avvenire se non per un imprevisto imprevedibile).
Spesso però in azienda regnano l’individualismo, la scarsa collaborazione e l‘idea che la responsabilità di ciò che accade sia sempre di qualcun altro.

Ma la campana suona per noi tutti, l’errore di uno è l’errore di tutti, soprattutto quando tutti gli altri non aiutano chi sbaglia. Mai come ora è il momento di prenderci le nostre responsabilità e rimboccarci le maniche.  Tutti insieme. Perché nessun uomo è un’isola.

Collaborare? Spesso basta parlarne…

15/05/2011 § 6 commenti

Settimana scorsa ero da un cliente, nel suo ufficio c’era appesa questa vignetta. L’ho trovata particolarmente illuminante:

Nella provincia di Pistoia, dove spesso lavoro sia come formatore che come consulente organizzativo, si usa dire “lavora come un ciuco”, cioè come un asino, un somaro. Non è sempre un complimento, dato che il ciuco di per sé non è un animale particolarmente perspicace.
Ma anche qualcuno scarsamente acuto, se dotato di un po’ di buon senso, può far si che le cose vadano molto meglio in azienda, in famiglia o in qualunque altro contesto.
Come?
Semplice, sforzandosi di intendere e di farsi intendere. Comunicando il proprio pensiero, sincerandosi che venga ben compreso e ascoltando il pensiero altrui.

L’immagine è anche una bella metafora per la negoziazione, dove sotto l’intenzione espressa (voglio andare in una direzione), c’è un bisogno  inespresso (ho fame e voglio mangiare quel cespuglio…).
Chiarirsi permette di soddisfare il bisogno nascosto, a volte non ben evidente dalle nostre azioni.

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Collaborazione, ritmo e comunicazione: un esercizio esperienziale

13/04/2011 § 8 commenti

Un esercizio che spesso utilizzo, molto semplice ma molto metaforico della collaborazione nel team di lavoro, è dato da questo che vedete nel video:

L’esercizio consiste nel passare rapidamente da bastone a bastone, prestando attenzione non solo a ciò che dobbiamo fare noi (andare a prendere il bastone del nostro collega), ma anche a ciò che ci lasciamo dietro (il bastone che lasciamo al nostro collega).
Quindi prestare attenzione sia al nostro carico di lavoro che al carico di lavoro degli altri, al fatto che il nostro operato ha un impatto serio sull’operato altrui.
Prestare attenzione al fatto che un team si “inceppa” quando qualcuno non regge il ritmo e che necessariamente ci si deve adeguare alla velocità del più lento.
Il successo si ha quando si riesce a far crescere tutti, a dare regole chiare che facilitino il lavoro del gruppo. Il successo arriva quando si comunica, dandosi un’organizzazione e prendendo il giusto ritmo.

Niente di meglio per spiegarlo che un manipolo di bastoncini e un gruppo di persone volenterose 🙂

Corde Alte e Formazione Esperienziale

09/09/2010 § 6 commenti

Rieccomi dopo quasi un paio di mesi di silenzio “estivo” con un racconto che non ha a che fare direttamente con le Arti Marziali (ormai ci siete abituati) ma con una disciplina che richiede delle competenze per molti versi simili (equilibrio e calma, capacità di gestire lo stress, ricerca del proprio limite…) anche se si svolge in un contesto totalmente diverso: le corde alte.

Corde Alte e Formazione Esperienziale

Poco tempo fa ho infatti avuto modo di provare, nell’ambito del master in formazione esperienziale che sto frequentando (non si smette mai di imparare!!), questa disciplina applicata alla formazione aziendale.

Devo ammettere che sono partito per quest’avventura con un certo scetticismo, per quanto dato il mio background dovrei essere più che aperto ad ogni sperimentazione.

Il punto sta nel fatto che non riuscivo, prima della mia partenza, a contestualizzare pienamente lo strumento formativo “corde alte” all’interno delle dinamiche aziendali.

Ma ovviamente mi sbagliavo… « Leggi il seguito di questo articolo »

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