L’NLP Trainer Training di Orlando, una vista laterale – l’uso del linguaggio arricchito in PNL

04/09/2012 § 2 commenti

Dopo la premessa fatta nel mio ultimo post, posso raccontarvi ciò che è accaduto all’NLP Trainer Training di Orlando. O per lo meno ciò che ricordo di aver vissuto che, come voi probabilmente saprete, non è necessariamente simile a ciò che è accaduto realmente. A proposito, lo sapevate che ogni volta che accedete ad un vostro ricordo lo modificate? Pensate di avere dell’argilla morbida e umida in mano, con quell’argilla plasmate una piccola scultura. Dopodiché fate una sfera di quella stessa argilla, e, qualche giorno dopo, cercate di ricreare ciò che avevate plasmato la prima volta. E così via nel tempo. Lentamente la vostra creazione si modificherà, eppure a voi sembrerà, nel bene o nel male, sempre la stessa cosa. Lo stesso accade con i ricordi.

Figura 1 – una piccola scultura d’argilla fatta durante un’attività esperienziale

Di Orlando ho una serie di immagini, di suoni e di sensazioni cinestesiche. L’hotel dove ho dormito, la moquette ruvida anni ’80, la stanza all’ultimo piano vista lago artificiale con annessi pontili finti. La classica stanza anonima da film poliziesco, occupata da agenti FBI in appostamento che spiano dalla finestra col binocolo (chi ha il binocolo? La finestra o gli agenti?…) da dietro delle tende spesse e polverose. L’aria condizionata rumorosa, le luci al neon troppo deboli e la televisione a tubo catodico enorme e con centinaia di canali (mi ci è voluta un’ora per passarli tutti – inutili).

La strada dove si trovava il mio albergo era la stessa dell’albergo dove c’era il training: l’International Drive. Il posto più assurdo del pianeta. Fast food etnici di ogni tipo, negozi di souvenir, parchi tematici tipo Gardaland e grandi alberghi. Punto e basta.
Sul cammino da un hotel all’altro, cammino che percorrevo tutte le mattine, si trovava il “Wet and Wild”, un parco acquatico. Un nome un programma. La definizione è appropriata sia per gli avventori che per il posto. Gente seminuda e prevalentemente obesa, urlante e bagnata che girava confusa, agghindata con calzino di spugna e ciabatte col velcro (ultima moda in Florida) in un turbinio di scivoli, spruzzatori e nebulizzatori. Praticamente il girone delle salsicce in umido… Dante non avrebbe saputo pensare di meglio.

Il corso si svolgeva allo Sheraton, una torre cilindrica bianca e azzurra posta in mezzo ad un parcheggio grande come un campo da calcio. Sostanzialmente una cella frigorifera sviluppata in verticale, con una piccola piscina a lato, utile per scongelare i malcapitati avventori prima di cuocerli al sole della Florida. Vien da chiedersi come mai tale catena sia tanto rinomata nel mondo…
Di fronte al nefasto Hotel si trovava un 7-Eleven, un piccolo container refrigerato bianco e verde (da me, a ragione, il bianco e il verde sono i colori del cassonetto dell’indifferenziata…), contenente un supermercatino che ricordava molto il Jet Market di Apu. Questa era la sede delle mie fredde colazioni, fredde in tutti i sensi.
Se non avete presente il Jet Market, provo a darvi un’idea: vi ricordate le piccole scaffalature piene di pasticche alla liquirizia, snack caramellati e gomme da masticare che si trovano affianco delle casse degli Autogrill nostrani? Ecco fatene un mini-market pieno, aggiungete uno scaffale – stretto e alto – di mele rosse lucidissime e insapore e banane verdissime e allappanti. Poi, vicino alla cassa accanto all’uscita, una teca di vetro di quelle coi buchi stretti che generalmente contengono delle tarantole, questa però con dentro dei Doughnut glassatissimi (i Simpson hanno fatto storia).
Avete immaginato l’ambiente? Bene, quello è un “Jet Market” 7-Eleven.
Fra i due, lo Sheraton e il 7-Eleven, c’era una strada a tripla corsia doppia carreggiata di asfalto rovente divertentissima da attraversare (chi si ricorda “Frogger“?) e una temperatura dell’aria di 45 gradi con il 110% di umidità. Un luogo molto accogliente, non c’è che dire. Una nota di colore: le mele e le banane sono il frutto delle politiche contro i food deserts dell’amministrazione Obama. Vedere questi poveri vegetali lottare contro Mars, Twix e Magnum ricoperti di caramello fa il suo effetto, ma è una lotta senza speranza, l’ambiente è troppo ostile…

Figura 2 – Il mitico Frogger…

La cosa interessante dell’International Drive di Orlando è che andarci credo sia uno shock culturale per chiunque, per uno come me forse anche di più. Se siete poco inclini al consumismo, potrebbe venirvi un collasso. Io sono uno che gode quando va a surfare in Versilia con la scaduta di Maestrale, con la spiaggia spruzzata di neve e mentre il sole pallido sorge da dietro le Apuane imbiancate (immaginate quanti saremo… una folla…). Posso garantirvi che per me il solo andare ad Orlando è stato più che uscire dalla mia zona di comfort.

John La Valle sostiene di aver scelto Orlando in quanto logisticamente comodo. Io credo che lo faccia apposta per indurre stress e testarci ulteriormente. Dilts porta la gente in California in foreste Tolkeniane con querce secolari, evidentemente troppo facile mettere la gente a proprio agio in un contesto del genere. Come non sospettare (benevolmente) di John?

Ora, del Trainer Training vero e proprio non ho ancora parlato, lo so. Questa è appunto una vista “laterale”. Se ho scritto questo breve racconto come si deve, vi ho fatto evocare differenti sensazioni e ricordi che hanno coinvolto, in un modo o nell’altro, i 5 sensi principali. Questa si chiama “comunicazione arricchita”, come definita da Sue Kinght (da NLP at Work, Nicholas Brealey Publishing – London). Usare un linguaggio arricchito, che coinvolga i differenti sensi, genera un coinvolgimento maggiore delle persone rispetto ad un linguaggio spoglio e, di conseguenza, rende la nostra comunicazione più efficace.

Sue Knight usa questo esempio molto pratico. Leggete queste due indicazioni:

“Mentre camminate per il corridoio verso la direzione vedete un cartello rosa sulla parete a fianco della porta EXIT. Leggetelo, vi ricorderà le procedure di emergenza che abbiamo spiegato stamattina.”

Oppure:

“Assicuratevi di tener conto delle procedure di emergenza all’uscita.”

Risuonano differenti, no? E evocano immagini diverse. O meglio, la prima evoca qualcosa, la seconda no. Inoltre la prima contiene un comando più o meno nascosto (“Leggetelo, vi ricorderà…”), la seconda è neutra. Quale secondo voi resterà più impressa nella mente di una persona?

I sensi sono il mezzo attraverso il quale sperimentiamo il mondo, e ce ne creiamo immagine e ricordo. Più ci facciamo caso più la nostra esperienza di vita sarà interessante e completa e più saremo in grado di trasmettere contenuti in modo avvincente. Fateci caso, potete iniziare anche subito oppure fra poco, decidete voi 😉

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