Il perchè dell’ELF – Experiential Learning Forum – al Dynamo Camp

13/08/2016 § Lascia un commento

“Ma perché organizzare L’ELF – Experiential Learning Forum proprio al Dynamo Camp?” E’ una domanda che ci hanno posto in molti, comprensibilmente. Tutti noi organizzatori (Sergio, Christian ed il sottoscritto) abbiamo collaborato o avuto contatti con il Dynamo e conosciamo molti colleghi e amici che ci hanno lavorato o sono stati volontari con i ragazzi. Conosciamo poi bene sia l’ambiente che la filosofia del Dynamo e sappiamo che un’iniziativa come l’ELF può dare una mano a diffondere ulteriormente la conoscenza di un’istituzione che fa e farà ancora la differenza per molti bambini e ragazzi (e alle loro famiglie) che vivono momenti, o a volte una vita, di difficoltà.

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Il Dynamo Camp

Poi c’è la Toscana. Solitamente iniziative di questo tipo si svolgono o in Nord Italia (come il Barcamp sulla Formazione Esperienziale) o nella zona di Roma (come le iniziative di Via Experientia). La cosa paradossale è che l’idea di fare qualcosa del genere nella terra che ha dato i natali a Leonardo e a Dante, venga da un Milanese…. forse perché a Milano dobbiamo molto proprio al Genio di Vinci o solo perché qui ci sto bene… non saprei… Ad ogni modo ci tenevo che questa volta si parlasse di Apprendimento Esperienziale vicino a casa mia (e di Christian) e non necessariamente in un’altra regione (o in un altra nazione – anche se Christian è mezzo tedesco!) e lo si facesse nel modo più esperienziale possibile, con un evento residenziale in una cornice evocativa e che stimola la riflessione. O forse, senza saperlo, sto solo diventando anch’io campanilista – da immigrato – come più o meno tutti i Toscani che ho conosciuto (indipendentemente dalla città di origine) e cerco di dimostrare testardamente che il Rinascimento sia ancora vivo e vegeto… Grazie Sergio che non mi hai mandato ancora a quel paese!

In ultimo c’è la struttura. Il Dynamo, seppur nasca per altri scopi – affini – , è un posto ideale per la pratica e la diffusione dell’apprendimento esperienziale. Ci sono spazi ampi all’aperto, un’oasi naturalistica del WWF, una struttura di Corde Alte, una parete indoor da arrampicata e una outdoor, un teatro, tantissimi posti letto, sale e spazi interni accoglienti, uno staff spettacolare e punti di ristoro dove si mangia benissimo. Tutto insomma. “IL” posto dove fare Formazione o Educazione Esperienziale, punto.

Ecco il perché dell’ELF al Dynamo.

Già che ci sono colgo l’occasione per ringraziare proprio la Dynamo Academy (Ilaria, Alessio, Carlotta e tutti gli altri) che stanno credendo assieme a noi a questa iniziativa e che stanno rendendo possibile che diventi realtà. Grazie davvero.

E se qualcuno si stesse ancora chiedendo cosa sia l’ELF, in questo sito trova tutte le informazioni necessarie. E per chi fosse interessato ad iscriversi attenzione, sono gli ultimi due giorni di Early Bird.

Unire Formazione Esperienziale e Team Coaching – il corso Experiential Team Coaching

10/06/2015 § 2 commenti

Non è un’idea nuova, è un po’ che ci si pensa in più colleghi e alla fine con Alessandra, con il supporto di Stefania e Lapo, abbiamo deciso di provarci. Così nasce il primo corso ETC – Experiential Team Coaching e la prima edizione si terrà il prossimo 26-28 giugno a Firenze presso la sede di PLS Coaching.

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Perché fare un corso del genere? Un po’ per unire i puntini. tanto per usare una metafora… nel senso che fra coaching e formazione esperienziale ci sono molti punti di incontro e le attività esperienziali possono aiutare un coach a rendere evidenti le dinamiche del team in modo palese, così come la metodologia del coaching può aiutare molto un formatore esperienziale a gestire la fase maieutica del debriefing. Comunque, tornando ai perché… Perché spesso i coach sono molto preparati nel confronto uno a uno ma i team necessitano non solo del confronto col coach ma anche del confronto in seno al team stesso e la formazione esperienziale fornisce una bella palestra per sperimentare in modo sicuro al di fuori del territorio aziendale. Perché pensiamo che una cassetta degli attrezzi con qualche strumento in più possa aiutare coach, formatori e chiunque i occupi di gestire team a ottenere il meglio dai propri interventi. Questo più o meno il perché.

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Cosa faremo e cosa vedremo? Esercitazioni, modelli teorici (alcuni noti altri forse meno) e la loro applicabilità nel team coaching e modelli di debriefing che aiutino coach e formatori a far emergere e ad analizzare le dinamiche del team in modo da aiutare gli stessi team a migliorare dove loro stessi ritengono di dovere e potere.

Come lavoreremo? Alterneremo momenti di teoria a momenti di pratica seguiti a momenti di riflessione su quanto accaduto e di meta-riflessione sul come e quando utilizzare certi approcci quando si lavora con i team.

In ultimo, siamo certi che ciò che vedremo, sentiremo e sperimenteremo assieme aiuterà più di un partecipante non solo a diventare un coach o formatore più abile e versatile ma anche a conoscersi un po’ meglio e a trovare sinergie e relazioni con altri colleghi preparati e disposti ad investire su di loro. Insomma, la nostra speranza e il nostro desiderio è quello di creare un bel momento di apprendimento per tutti, ovviamente noi compresi!

Vi aspettiamo e se vi servono un po’ di info in più sul corso le trovate qui: http://www.plscoaching.it/scuola-di-coaching/corso-team-coaching/

L’uso della Timeline nella Formazione Esperienziale

06/10/2014 § 7 commenti

La “linea del tempo”, più conosciuta come Timeline, è uno strumento che ha trovato la sua prima applicazione nella rappresentazione grafica di eventi storici. Modelli più complessi di Timeline possono essere considerati i diagrammi di GANTT (detti anche, in taluni settori, cronoprogrammi) usati nel Project Management.

In anni recenti si è visto il suo utilizzo svilupparsi anche in altri settori, in particolare in quello del Coaching in tutte le sue declinazioni (life, business, sport…). Ultimamente le contaminazioni si sono fatte sentire anche nella formazione esperienziale. Molti colleghi, compreso il sottoscritto, hanno iniziato ad utilizzare fortemente il concetto di Timeline nei debriefing di attività legate alla formazione esperienziale.

Ma innanzitutto cos’è una Timeline? Wikipedia, nella sua versione inglese (in Italiano la pagina non è presente e la voce “cronologia” non la contempla) riporta la seguente definizione “la Timeline è un modo di visualizzare una lista di eventi in ordine cronologico […]. È tipicamente un disegno grafico che mostra una barra etichettata con date ed eventi posizionati sulla Timeline in corrispondenza del momento in cui sono accaduti.”

Questa, tanto per capirsi, è la Timeline della vita di Benjamin Franklin, uno dei padri fondatori degli Stati Uniti.

Nel Coaching invece la Timeline può essere utilizzata, ad esempio, per chiarire al coachee il percorso da svolgere per raggiungere un obiettivo futuro. La Timeline, disegnata a terra attraverso l’ausilio di fogli di carta (o post-it) che rappresentano i punti focali del percorso, unita ad alcune tecniche di visualizzazione guidata, permette al coachee di “vivere” sia il momento del raggiungimento dell’obiettivo che il percorso per arrivare ad esso. Il risultato che si ottiene in questo caso è di far vivere in anticipo le emozioni derivanti dal successo (elemento motivazionale) e aiutare la mente del coachee a rendere possibile tale successo (elemento operativo).

Ma come si utilizza invece la Timeline nella formazione esperienziale? E che tipi di Timeline si possono utilizzare?

Nella formazione esperienziale il focus è posto solitamente su un’esperienza recente, in genere un’attività di breve durata, le cosiddette small techniques (qui qualche foto), oppure qualcosa di più strutturato che può durare un giorno, come un Orienteering (qui qualche foto), o anche più giorni, come un viaggio in barca. La Timeline serve per ripercorrere quanto vissuto in modo da riviverlo nei dettagli e fare le osservazioni necessarie per poi trarne degli apprendimenti. Per riprendere il famoso, almeno per i formatori, ciclo di Kolb siamo nella fase dell’Osservazione Riflessiva che segue l’Esperienza Concreta.

La Timeline in questo caso si può focalizzare, ad esempio, su questi due aspetti

  • Gli eventi significativi (per il gruppo o per il singolo)
  • Le emozioni provate (sia a livello di gruppo che a livello di singolo).

A seconda dell’ambiente fisico in cui ci si trova a fare il debriefing dell’attività, si possono utilizzare fogli a terra, corde o fogli di lavagna a fogli mobili o di plotter (per chi li ha!) sui muri o altra superficie verticale.

Questa foto ad esempio riporta tre Timeline parallele di tre gruppi che svolgevano il medesimo esercizio ma che hanno vissuto l’esperienza in modo radicalmente diverso. La corda a terra viene utilizzata come “grafico” delle emozioni del gruppo. È necessario immaginarsi a terra una linea “0” che faccia da ascissa alla corda, la quale si può posizionare o sopra o sotto allo zero. Se la corda sta sotto lo zero immaginario allora l’emozione – o sensazione – provata dal gruppo è negativa, viceversa se la corda è sopra lo zero. I post-it a terra rappresentano gli eventi significativi. In queste Timeline non sono riportate ad esempio le emozioni provate individualmente dai complessivamente membri del gruppo mentre i post-it a terra rappresentano gli eventi significativi individuati dai partecipanti.

Se volessimo aggiungere le emozioni individuali sarebbe sufficiente rifornire di post-it i partecipanti e chiedere loro di incollare i post-it a terra in relazione di eventi significativi. La posizione del post-it rispetto all’asse (sopra o sotto) e la distanza dall’asse rappresentano il tipo e l’intensità dell’emozione. Questa che segue ad esempio è una timeline riportante solo le emozioni degli individui e non del gruppo nel suo complesso. Su ogni post-it è indicato l’evento e le iniziali della persona che lo chiama in causa, i post-it sulla DX sono emozioni negative quelli sulla SX sono positive. La distanza dalla corda indica l’intensità dell’emozione.

Questa invece è una Timeline a “muro” creata con fogli di lavagna a fogli mobili (grazie a Luigi Mengato per aver condiviso la metodologia), in questo caso i partecipanti scrivono nell’asse centrale gli eventi significativi e poi tutte le persone indicano le loro emozioni scrivendo le proprie iniziali sopra o sotto l’evento scelto (per indicare emozione positiva o negativa a riguardo) e collegando poi le proprie iniziali all’evento con una linea.
In tutti questi casi le emozioni non vengono scritte ma eventualmente rivelate a voce, l’obiettivo come sempre è tutelare la persone da un lato ma far emergere il vissuto dall’altro (sempre in relazione all’attività fatta, non al passato personale).

Come già detto, queste Timeline servono principalmente nella fase dell’Osservazione Riflessiva, cioè il momento in cui si rivede quanto fatto e ciò che ha funzionato e non funzionato. Dopo questa fase è necessario uscire di metafora, qualunque sia quella utilizzata, e passare alle generalizzazioni (la fase della concettualizzazione astratta) in modo da individuare quegli apprendimenti da riportare poi nella sperimentazione attiva.

Le tipologie qui proposte sono solo degli esempi, come sempre in questi casi l’unico limite è la nostra immaginazione. Quindi non vi resta che sperimentare e magari di condividere!

 

Viaggio Esperienziale “Le vie del lago”

04/03/2013 § Lascia un commento

Un breve post “di servizio” per segnalare un’iniziativa divulgativa sulla formazione esperienziale. Un’ottima occasione per affacciarsi su questo mondo con un budget davvero ridottissimo, grazie all’opportunità offerta da un percorso di studio che stanno facendo i due Trainer che conducono l’evento.

Questa la descrizione dell’iniziativa, ripresa dalla pagina FB:

I formatori Beatrice Monticelli e Federico Magnaguagno conducono questo workshop sullo sviluppo personale, dove lavoreremo su leadership, intelligenza emotiva e problem solving. Il lago di Garda farà da sfondo mentre le montagne trentine, venete e lombarde, che ne circondano la zona a nord, saranno la cornice di un trekking esperienziale in cui conoscere ciò che è fuori diventerà occasione per conoscerci dentro. 
Ci piace chiamarlo “walkshop”, ricordando le parole di un formatore da noi molto stimato, perché il camminare sarà la metafora formativa che guiderà il nostro lavoro.

Conosco personalmente Bea e Federico, sono due ottimi formatori. Se avete qualche giorno e avete la voglia di conoscervi un po’ meglio stando a contatto con altre persone e con la natura, questa è l’occasione ideale.

Qui trovate anche la brochure dell’evento. Buona Esperienza 🙂

Debriefing, domande chiuse e Metamodello della PNL nella Formazione Esperienziale

11/01/2013 § 4 commenti

Una delle buone pratiche della formazione esperienziale, per lo meno per la mia esperienza e per quanto ho condiviso in questi anni con diversi colleghi, è quella di fare domande aperte. Le domande chiuse, quelle la cui risposta è  o no per intendersi, sono relegate in secondo piano, anche perché non favoriscono l’emergere delle opinioni dei partecipanti ma lasciano solo lo spazio a risposte puntuali. Sì o no, appunto.

Figura 1 – una fase del debriefing di un’attività

Vi sono però alcune domande che vale la pena di porre anche in modo chiuso, purché si adotti un sistema di risposta adeguato che permetta delle riflessioni che vadano al di là della risposta del singolo individuo, sistema che permetta in seguito di scavare agevolmente dietro il sì o no. La prima cosa è che la domanda chiusa, in effetti, non viene posta al singolo partecipante ma a tutto il gruppo, facendo si che il gruppo, inoltre, risponda tutto nello stesso momento. Un po’ come l’alzata di mano, mettiamola così (“chi è d’accordo alzi la mano…”).

L’alzata di mano, in realtà, espone “il giusto”, come dicono qui a Firenze. Nel senso che c’è chi la mano la alza ben visibile, chi appena appena, chi ha la mano monca… Ci sono sistemi più funzionali dell’alzata di mano e che permettono riflessioni più interessanti quando si sta facendo il debriefing di un’attività.
Chiaramente anche le domande devono essere ben poste per far nascere delle risposte, e degli scenari di discussione, che siano utili per la crescita del gruppo. E questo è il secondo punto.

In particolare, ci sono tre domande chiave. E le trovate qui di seguito: « Leggi il seguito di questo articolo »

Gestione riunioni, mappe mentali e formazione esperienziale. Un mix interessante?

10/10/2012 § 12 commenti

Con alcuni colleghi è un po’ che si parla di utilizzare la metodologia esperienziale anche in ambiti più tecnici, che vadano al di là del classico team building o di corsi sulla collaborazione o comunicazione.

Di recente qualcosa ha iniziato a muoversi. Sono partititi alcuni corsi in ambito sicurezza a base di Formazione Esperienziale (per chi volesse approfondire può contattare le ideatrici Antonella Brogi e Caterina Padulo) e, quasi da non credere, anche un corso Excel (qui il colpevole, mi verrebbe quasi da dire, è Luigi Mengato).

Dal canto mio ho cercato di contribuire lanciando una sfida in un ambito generalmente caratterizzato da testi alquanto tecnici, più degli agglomerati di checklist che altro. L’ambito in questione è quello della gestione delle riunioni.

Non so se io sia il primo a cercare di fare qualcosa di questo tipo o meno, non ho seguito corsi di altri colleghi formatori sullo stesso argomento. Mi sono però immaginato, riportato in aula, uno dei tanti libri che ho avuto modo di leggere (o per lo meno di scorrere) a riguardo e mi è venuto immediatamente il latte alle ginocchia (come si dice dalle mie parti).

L’unico testo che ho sempre reputato degno di attenzione è quello di Patrick Lencioni dal titolo “Death by meeting“. Anche chi non sa l’inglese può intuire il significato del titolo… « Leggi il seguito di questo articolo »

Formazione Esperienziale al Cubo (Rosso)

08/10/2012 § Lascia un commento

Lo scorso 1 ottobre si è svolto al Cubo Rosso di Fòrema, agenzia formativa di Confindustria Padova, un evento dedicato alla Formazione Esperienziale dove, fra gli altri relatori, ero presente anch’io.

Questo il video dell’evento


Una nota, il Cubo Rosso è uno dei primi centri dedicati interamente alla Formazione Esperienziale creati in Italia, una cosa non da poco, soprattutto se si pensa all’ istituzione che lo supporta.

Dove sono?

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