Il perchè dell’ELF – Experiential Learning Forum – al Dynamo Camp

13/08/2016 § Lascia un commento

“Ma perché organizzare L’ELF – Experiential Learning Forum proprio al Dynamo Camp?” E’ una domanda che ci hanno posto in molti, comprensibilmente. Tutti noi organizzatori (Sergio, Christian ed il sottoscritto) abbiamo collaborato o avuto contatti con il Dynamo e conosciamo molti colleghi e amici che ci hanno lavorato o sono stati volontari con i ragazzi. Conosciamo poi bene sia l’ambiente che la filosofia del Dynamo e sappiamo che un’iniziativa come l’ELF può dare una mano a diffondere ulteriormente la conoscenza di un’istituzione che fa e farà ancora la differenza per molti bambini e ragazzi (e alle loro famiglie) che vivono momenti, o a volte una vita, di difficoltà.

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Il Dynamo Camp

Poi c’è la Toscana. Solitamente iniziative di questo tipo si svolgono o in Nord Italia (come il Barcamp sulla Formazione Esperienziale) o nella zona di Roma (come le iniziative di Via Experientia). La cosa paradossale è che l’idea di fare qualcosa del genere nella terra che ha dato i natali a Leonardo e a Dante, venga da un Milanese…. forse perché a Milano dobbiamo molto proprio al Genio di Vinci o solo perché qui ci sto bene… non saprei… Ad ogni modo ci tenevo che questa volta si parlasse di Apprendimento Esperienziale vicino a casa mia (e di Christian) e non necessariamente in un’altra regione (o in un altra nazione – anche se Christian è mezzo tedesco!) e lo si facesse nel modo più esperienziale possibile, con un evento residenziale in una cornice evocativa e che stimola la riflessione. O forse, senza saperlo, sto solo diventando anch’io campanilista – da immigrato – come più o meno tutti i Toscani che ho conosciuto (indipendentemente dalla città di origine) e cerco di dimostrare testardamente che il Rinascimento sia ancora vivo e vegeto… Grazie Sergio che non mi hai mandato ancora a quel paese!

In ultimo c’è la struttura. Il Dynamo, seppur nasca per altri scopi – affini – , è un posto ideale per la pratica e la diffusione dell’apprendimento esperienziale. Ci sono spazi ampi all’aperto, un’oasi naturalistica del WWF, una struttura di Corde Alte, una parete indoor da arrampicata e una outdoor, un teatro, tantissimi posti letto, sale e spazi interni accoglienti, uno staff spettacolare e punti di ristoro dove si mangia benissimo. Tutto insomma. “IL” posto dove fare Formazione o Educazione Esperienziale, punto.

Ecco il perché dell’ELF al Dynamo.

Già che ci sono colgo l’occasione per ringraziare proprio la Dynamo Academy (Ilaria, Alessio, Carlotta e tutti gli altri) che stanno credendo assieme a noi a questa iniziativa e che stanno rendendo possibile che diventi realtà. Grazie davvero.

E se qualcuno si stesse ancora chiedendo cosa sia l’ELF, in questo sito trova tutte le informazioni necessarie. E per chi fosse interessato ad iscriversi attenzione, sono gli ultimi due giorni di Early Bird.

Unire Formazione Esperienziale e Team Coaching – il corso Experiential Team Coaching

10/06/2015 § 2 commenti

Non è un’idea nuova, è un po’ che ci si pensa in più colleghi e alla fine con Alessandra, con il supporto di Stefania e Lapo, abbiamo deciso di provarci. Così nasce il primo corso ETC – Experiential Team Coaching e la prima edizione si terrà il prossimo 26-28 giugno a Firenze presso la sede di PLS Coaching.

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Perché fare un corso del genere? Un po’ per unire i puntini. tanto per usare una metafora… nel senso che fra coaching e formazione esperienziale ci sono molti punti di incontro e le attività esperienziali possono aiutare un coach a rendere evidenti le dinamiche del team in modo palese, così come la metodologia del coaching può aiutare molto un formatore esperienziale a gestire la fase maieutica del debriefing. Comunque, tornando ai perché… Perché spesso i coach sono molto preparati nel confronto uno a uno ma i team necessitano non solo del confronto col coach ma anche del confronto in seno al team stesso e la formazione esperienziale fornisce una bella palestra per sperimentare in modo sicuro al di fuori del territorio aziendale. Perché pensiamo che una cassetta degli attrezzi con qualche strumento in più possa aiutare coach, formatori e chiunque i occupi di gestire team a ottenere il meglio dai propri interventi. Questo più o meno il perché.

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Cosa faremo e cosa vedremo? Esercitazioni, modelli teorici (alcuni noti altri forse meno) e la loro applicabilità nel team coaching e modelli di debriefing che aiutino coach e formatori a far emergere e ad analizzare le dinamiche del team in modo da aiutare gli stessi team a migliorare dove loro stessi ritengono di dovere e potere.

Come lavoreremo? Alterneremo momenti di teoria a momenti di pratica seguiti a momenti di riflessione su quanto accaduto e di meta-riflessione sul come e quando utilizzare certi approcci quando si lavora con i team.

In ultimo, siamo certi che ciò che vedremo, sentiremo e sperimenteremo assieme aiuterà più di un partecipante non solo a diventare un coach o formatore più abile e versatile ma anche a conoscersi un po’ meglio e a trovare sinergie e relazioni con altri colleghi preparati e disposti ad investire su di loro. Insomma, la nostra speranza e il nostro desiderio è quello di creare un bel momento di apprendimento per tutti, ovviamente noi compresi!

Vi aspettiamo e se vi servono un po’ di info in più sul corso le trovate qui: http://www.plscoaching.it/scuola-di-coaching/corso-team-coaching/

L’uso della Timeline nella Formazione Esperienziale

06/10/2014 § 7 commenti

La “linea del tempo”, più conosciuta come Timeline, è uno strumento che ha trovato la sua prima applicazione nella rappresentazione grafica di eventi storici. Modelli più complessi di Timeline possono essere considerati i diagrammi di GANTT (detti anche, in taluni settori, cronoprogrammi) usati nel Project Management.

In anni recenti si è visto il suo utilizzo svilupparsi anche in altri settori, in particolare in quello del Coaching in tutte le sue declinazioni (life, business, sport…). Ultimamente le contaminazioni si sono fatte sentire anche nella formazione esperienziale. Molti colleghi, compreso il sottoscritto, hanno iniziato ad utilizzare fortemente il concetto di Timeline nei debriefing di attività legate alla formazione esperienziale.

Ma innanzitutto cos’è una Timeline? Wikipedia, nella sua versione inglese (in Italiano la pagina non è presente e la voce “cronologia” non la contempla) riporta la seguente definizione “la Timeline è un modo di visualizzare una lista di eventi in ordine cronologico […]. È tipicamente un disegno grafico che mostra una barra etichettata con date ed eventi posizionati sulla Timeline in corrispondenza del momento in cui sono accaduti.”

Questa, tanto per capirsi, è la Timeline della vita di Benjamin Franklin, uno dei padri fondatori degli Stati Uniti.

Nel Coaching invece la Timeline può essere utilizzata, ad esempio, per chiarire al coachee il percorso da svolgere per raggiungere un obiettivo futuro. La Timeline, disegnata a terra attraverso l’ausilio di fogli di carta (o post-it) che rappresentano i punti focali del percorso, unita ad alcune tecniche di visualizzazione guidata, permette al coachee di “vivere” sia il momento del raggiungimento dell’obiettivo che il percorso per arrivare ad esso. Il risultato che si ottiene in questo caso è di far vivere in anticipo le emozioni derivanti dal successo (elemento motivazionale) e aiutare la mente del coachee a rendere possibile tale successo (elemento operativo).

Ma come si utilizza invece la Timeline nella formazione esperienziale? E che tipi di Timeline si possono utilizzare?

Nella formazione esperienziale il focus è posto solitamente su un’esperienza recente, in genere un’attività di breve durata, le cosiddette small techniques (qui qualche foto), oppure qualcosa di più strutturato che può durare un giorno, come un Orienteering (qui qualche foto), o anche più giorni, come un viaggio in barca. La Timeline serve per ripercorrere quanto vissuto in modo da riviverlo nei dettagli e fare le osservazioni necessarie per poi trarne degli apprendimenti. Per riprendere il famoso, almeno per i formatori, ciclo di Kolb siamo nella fase dell’Osservazione Riflessiva che segue l’Esperienza Concreta.

La Timeline in questo caso si può focalizzare, ad esempio, su questi due aspetti

  • Gli eventi significativi (per il gruppo o per il singolo)
  • Le emozioni provate (sia a livello di gruppo che a livello di singolo).

A seconda dell’ambiente fisico in cui ci si trova a fare il debriefing dell’attività, si possono utilizzare fogli a terra, corde o fogli di lavagna a fogli mobili o di plotter (per chi li ha!) sui muri o altra superficie verticale.

Questa foto ad esempio riporta tre Timeline parallele di tre gruppi che svolgevano il medesimo esercizio ma che hanno vissuto l’esperienza in modo radicalmente diverso. La corda a terra viene utilizzata come “grafico” delle emozioni del gruppo. È necessario immaginarsi a terra una linea “0” che faccia da ascissa alla corda, la quale si può posizionare o sopra o sotto allo zero. Se la corda sta sotto lo zero immaginario allora l’emozione – o sensazione – provata dal gruppo è negativa, viceversa se la corda è sopra lo zero. I post-it a terra rappresentano gli eventi significativi. In queste Timeline non sono riportate ad esempio le emozioni provate individualmente dai complessivamente membri del gruppo mentre i post-it a terra rappresentano gli eventi significativi individuati dai partecipanti.

Se volessimo aggiungere le emozioni individuali sarebbe sufficiente rifornire di post-it i partecipanti e chiedere loro di incollare i post-it a terra in relazione di eventi significativi. La posizione del post-it rispetto all’asse (sopra o sotto) e la distanza dall’asse rappresentano il tipo e l’intensità dell’emozione. Questa che segue ad esempio è una timeline riportante solo le emozioni degli individui e non del gruppo nel suo complesso. Su ogni post-it è indicato l’evento e le iniziali della persona che lo chiama in causa, i post-it sulla DX sono emozioni negative quelli sulla SX sono positive. La distanza dalla corda indica l’intensità dell’emozione.

Questa invece è una Timeline a “muro” creata con fogli di lavagna a fogli mobili (grazie a Luigi Mengato per aver condiviso la metodologia), in questo caso i partecipanti scrivono nell’asse centrale gli eventi significativi e poi tutte le persone indicano le loro emozioni scrivendo le proprie iniziali sopra o sotto l’evento scelto (per indicare emozione positiva o negativa a riguardo) e collegando poi le proprie iniziali all’evento con una linea.
In tutti questi casi le emozioni non vengono scritte ma eventualmente rivelate a voce, l’obiettivo come sempre è tutelare la persone da un lato ma far emergere il vissuto dall’altro (sempre in relazione all’attività fatta, non al passato personale).

Come già detto, queste Timeline servono principalmente nella fase dell’Osservazione Riflessiva, cioè il momento in cui si rivede quanto fatto e ciò che ha funzionato e non funzionato. Dopo questa fase è necessario uscire di metafora, qualunque sia quella utilizzata, e passare alle generalizzazioni (la fase della concettualizzazione astratta) in modo da individuare quegli apprendimenti da riportare poi nella sperimentazione attiva.

Le tipologie qui proposte sono solo degli esempi, come sempre in questi casi l’unico limite è la nostra immaginazione. Quindi non vi resta che sperimentare e magari di condividere!

 

Viaggio Esperienziale “Le vie del lago”

04/03/2013 § Lascia un commento

Un breve post “di servizio” per segnalare un’iniziativa divulgativa sulla formazione esperienziale. Un’ottima occasione per affacciarsi su questo mondo con un budget davvero ridottissimo, grazie all’opportunità offerta da un percorso di studio che stanno facendo i due Trainer che conducono l’evento.

Questa la descrizione dell’iniziativa, ripresa dalla pagina FB:

I formatori Beatrice Monticelli e Federico Magnaguagno conducono questo workshop sullo sviluppo personale, dove lavoreremo su leadership, intelligenza emotiva e problem solving. Il lago di Garda farà da sfondo mentre le montagne trentine, venete e lombarde, che ne circondano la zona a nord, saranno la cornice di un trekking esperienziale in cui conoscere ciò che è fuori diventerà occasione per conoscerci dentro. 
Ci piace chiamarlo “walkshop”, ricordando le parole di un formatore da noi molto stimato, perché il camminare sarà la metafora formativa che guiderà il nostro lavoro.

Conosco personalmente Bea e Federico, sono due ottimi formatori. Se avete qualche giorno e avete la voglia di conoscervi un po’ meglio stando a contatto con altre persone e con la natura, questa è l’occasione ideale.

Qui trovate anche la brochure dell’evento. Buona Esperienza 🙂

Debriefing, domande chiuse e Metamodello della PNL nella Formazione Esperienziale

11/01/2013 § 4 commenti

Una delle buone pratiche della formazione esperienziale, per lo meno per la mia esperienza e per quanto ho condiviso in questi anni con diversi colleghi, è quella di fare domande aperte. Le domande chiuse, quelle la cui risposta è  o no per intendersi, sono relegate in secondo piano, anche perché non favoriscono l’emergere delle opinioni dei partecipanti ma lasciano solo lo spazio a risposte puntuali. Sì o no, appunto.

Figura 1 – una fase del debriefing di un’attività

Vi sono però alcune domande che vale la pena di porre anche in modo chiuso, purché si adotti un sistema di risposta adeguato che permetta delle riflessioni che vadano al di là della risposta del singolo individuo, sistema che permetta in seguito di scavare agevolmente dietro il sì o no. La prima cosa è che la domanda chiusa, in effetti, non viene posta al singolo partecipante ma a tutto il gruppo, facendo si che il gruppo, inoltre, risponda tutto nello stesso momento. Un po’ come l’alzata di mano, mettiamola così (“chi è d’accordo alzi la mano…”).

L’alzata di mano, in realtà, espone “il giusto”, come dicono qui a Firenze. Nel senso che c’è chi la mano la alza ben visibile, chi appena appena, chi ha la mano monca… Ci sono sistemi più funzionali dell’alzata di mano e che permettono riflessioni più interessanti quando si sta facendo il debriefing di un’attività.
Chiaramente anche le domande devono essere ben poste per far nascere delle risposte, e degli scenari di discussione, che siano utili per la crescita del gruppo. E questo è il secondo punto.

In particolare, ci sono tre domande chiave. E le trovate qui di seguito: « Leggi il seguito di questo articolo »

Gestione riunioni, mappe mentali e formazione esperienziale. Un mix interessante?

10/10/2012 § 12 commenti

Con alcuni colleghi è un po’ che si parla di utilizzare la metodologia esperienziale anche in ambiti più tecnici, che vadano al di là del classico team building o di corsi sulla collaborazione o comunicazione.

Di recente qualcosa ha iniziato a muoversi. Sono partititi alcuni corsi in ambito sicurezza a base di Formazione Esperienziale (per chi volesse approfondire può contattare le ideatrici Antonella Brogi e Caterina Padulo) e, quasi da non credere, anche un corso Excel (qui il colpevole, mi verrebbe quasi da dire, è Luigi Mengato).

Dal canto mio ho cercato di contribuire lanciando una sfida in un ambito generalmente caratterizzato da testi alquanto tecnici, più degli agglomerati di checklist che altro. L’ambito in questione è quello della gestione delle riunioni.

Non so se io sia il primo a cercare di fare qualcosa di questo tipo o meno, non ho seguito corsi di altri colleghi formatori sullo stesso argomento. Mi sono però immaginato, riportato in aula, uno dei tanti libri che ho avuto modo di leggere (o per lo meno di scorrere) a riguardo e mi è venuto immediatamente il latte alle ginocchia (come si dice dalle mie parti).

L’unico testo che ho sempre reputato degno di attenzione è quello di Patrick Lencioni dal titolo “Death by meeting“. Anche chi non sa l’inglese può intuire il significato del titolo… « Leggi il seguito di questo articolo »

Formazione Esperienziale al Cubo (Rosso)

08/10/2012 § Lascia un commento

Lo scorso 1 ottobre si è svolto al Cubo Rosso di Fòrema, agenzia formativa di Confindustria Padova, un evento dedicato alla Formazione Esperienziale dove, fra gli altri relatori, ero presente anch’io.

Questo il video dell’evento


Una nota, il Cubo Rosso è uno dei primi centri dedicati interamente alla Formazione Esperienziale creati in Italia, una cosa non da poco, soprattutto se si pensa all’ istituzione che lo supporta.

Incontro gratuito sulla Formazione Esperienziale – Firenze, 18 settembre 2012

07/09/2012 § Lascia un commento

Un breve post per segnalare che martedì 18 settembre dalle 9 alle 13 si terrà presso la società di consulenza e formazione Ti Forma (sede in via Giovanni Paisiello, – 50144 Firenze) un incontro di presentazione sulla Formazione Esperienziale tenuto dal sottoscritto.

La mattina prevede sia una breve introduzione teorica sulla metodologia, con alcuni cenni alle principali teorie di riferimento e alla loro applicabilità nei contesti aziendali, che una parte pratica, dove i presenti avranno l’opportunità di testare di persona alcune attività esperienziali. D’altronde stiamo parlando di Formazione Esperienziale, se non facessi fare qualche esperienza ai presenti, non sarei coerente!!

Un gruppo in azione in un “Team Radar”

L’evento è gratuito e a posti limitati. Se qualcuno fosse interessato a partecipare, può contattarmi al 347 41 62 323 o a info[at]walterallievi.it

Maggiori informazioni sull’evento le potete trovare direttamente sul sito di Ti Forma. Mentre se volete rinfrescarvi la memoria sulla metodologia, potete dare un occhio al Tag “Formazione Esperienziale” del mio blog cliccando qui o nella Tag Cloud affianco.

E, in ultimo, se conoscete qualcuno a cui può interessare l’evento, diteglielo pure!

3P Model – Un modello per il Debriefing nella Formazione Esperienziale

30/08/2012 § 4 commenti

Come molti di voi probabilmente già sapranno, una delle chiavi di un intervento formativo di successo, svolto attraverso una attività di formazione esperienziale, è il debriefing.

Per chi di voi invece è a digiuno dell’argomento, vale la pena di spendere due parole su questo concetto. Il nome debriefing è di matrice militare e, come viene efficaciemente spiegato in Wikipedia nella pagina dedicata all’argomento, veniva usato per ricevere informazioni da un pilota o da un soldato dopo una missione […]. Un altro scopo del debriefing militare era di valutare l’individuo prima di reinserirlo nei suoi ranghi originari dopo la missione.

Figura 1 – 3P Model

Nell’Experiential Learning (apprendimento esperienziale), sempre citando liberamente Wikipedia, il debriefing è “un processo semi-strutturato attraverso il quale il facilitatore, al termine di una certa attività, effettua una serie di domande progressive, con un’adeguata sequenza che lasci i partecipanti riflettere su quanto accaduto, dando importanti spunti di riflessione con lo scopo di proiettare l’esperienza nel futuro, collegando quanto fatto con le azioni da compiere in futuro. (traduzione e adattamento miei). « Leggi il seguito di questo articolo »

Il terzo Barcamp sulla Formazione Esperienziale

15/06/2012 § 9 commenti

La scorsa settimana, l’8 e 9 giugno per la precisione, si è svolto presso l’Abbazia di Praglia (Abano Terme) il terzo Barcamp sulla Formazione Esperienziale. E’ stato uno splendido momento di condivisione dove molti di noi (fra cui il sottoscritto) hanno condiviso metodi e tecniche per la conduzione di attività esperienziali (le cosiddette Small Techniques).

Qui mi limito a mettere il link al set fotografico preparato dall’amico Luigi Mengato e dal fotografo Matteo Sandi, che si è gentilmente messo al servizio per l’occasione:

Se qualcuno avesse qualche curiosità da soddisfare sull’evento, beh… non avete che da chiedere 🙂

Ah, dimenticavo… C’è anche una pagina FB dove potete curiosare:

http://www.facebook.com/ExperentialTrainingBarCamp

Questo evento è la dimostrazione che, anche con pochi mezzi finanziari, si può far molto, se il gruppo è buono e c’è la giusta motivazione.

Una splendida prova, complimenti a tutti.

Presentiamo la Formazione Esperienziale

25/05/2011 § 2 commenti

Poco tempo fa io e l’amico Lapo Baglini siamo stati ospiti di un’agenzia formativa di Firenze dove abbiamo presentato la metodologia della formazione esperienziale ad un gruppo di responsabili sia delle risorse umane che di altre aree (non umane?).

Questa è la presentazione che ci ha accompagnato nella prima parte della mattinata. La seconda parte della mattinata è stata, ovviamente, molto più esperienziale 🙂

La presentazione ha avuto un buon riscontro (fortunatamente ;-)) e spero che possa aiutare nuove aziende a prendere confidenza con una metodologia troppe volte male utilizzata e spesso fraintesa (“ah… la formazione sperimentale?” mi son ssentito dire poco tempo fa da un responsabile HR…). La condivido qui sperando che possa aiutare altri a conoscerla.

Se avete qualche domanda sulla presentazione (e sulla metodologia), vi invito caldamente a postarla qui sotto. Ma questo, come direbbe un mio vecchio amico, ça va sans dire

La Tag Cloud della Formazione Esperienziale

10/05/2011 § 2 commenti


Con un gruppo di amici formatori sto partecipando ad un’esperienza davvero coinvolgente. Stiamo scrivendo un wiki-libro sulla Formazione Esperienziale. Oltre a essere un’occasione di crescita professionale non indifferente (il confronto fra pari è un incredibile acceleratore di apprendimento), è anche un esperimento sociale che merita di essere vissuto: si tratta di un reale tentativo di crowdsourcing, sul modello di Wikipedia. Il wiki è destinato a diventare un libro che sarà, speriamo, un punto di riferimento per i formatori esperienziali della nostra penisola.

Quella che vedete qui sopra è la tag cloud di uno dei capitoli del libro, quello che ho seguito più da vicino.  Promette bene, non vedo l’ora di vedere il risultato finale.

Mi preme sottolineare un concetto a me molto caro: la parte bella, come sempre, è la strada che ci porta in cima alla montagna. Raggiungere la vetta è solo il pretesto per percorrere la via.
Questa strada per ora mi ha portato, fra le altre cose, a vivere due giorni splendidi di confronto e studio nell’Abazia di Praglia. A ritrovarmi assieme all’amico Lapo alle 7.30 di domenica mattina ad ascoltare le Laudi cantate dai Monaci Benedettini in un ispirato canto Gregoriano. A conoscere e, in alcuni casi, a ritrovare delle persone notevoli.
La strada è ancora lunga, sono proprio curioso di vedere dove mi porterà. Nel frattempo, mi godo il viaggio…

L’utilità delle corde alte nell’Outdoor Training

14/11/2010 § Lascia un commento

Segnalo la pubblicazione sul portale www.formazione-esperienziale.it del mio articolo sulle corde alte e il loro utilizzo nella formazione esperienziale outdoor. Lo scritto è stato riveduto e ampliato grazie anche alle osservazioni di alcuni colleghi.

Lo trovate qui:

http://www.formazione-esperienziale.it/catalog/images/corde_alte.pdf

 

Il ponte di Leonardo e il project management esperienziale

25/10/2010 § 2 commenti

La creazione del ponte di Leonardo da Vinci è uno splendido esercizio esperienziale sul project management dove la fanno da padroni:

  • gestione del tempo e delle risorse
  • importanza della prototipazione e del ciclo di deming nella gestione di un progetto
  • preparazione  e gestione del team
  • comunicazione e feedback con gli stakeholders

caldamente consigliato 🙂

Dal prototipo:

Ponte di Leonardo - prototipo

all’analisi delle criticità e delle aree di miglioramento: « Leggi il seguito di questo articolo »

Un consiglio da parte di uno che di formazione se ne intende…

07/06/2010 § Lascia un commento

Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco

Confucio (551 a.C. – 479 a.C)

Confucio

Negoziatori migliori grazie alle Arti Marziali

02/04/2010 § 7 commenti

…ovvero come migliorare le nostre abilità di negoziatori grazie agli insegnamenti delle arti marziali.

Le Arti Marziali sono conoscenza di noi stessi, del nostro avversario e più in generale delle persone con cui interagiamo.

L’approccio marziale che io considero non è quello finalizzato alla distruzione, ma al controllo dell’azione altrui, nel rispetto della sua integrità fisica e mentale. Per riportare questa affermazione alla nostra realtà (e alla nostra legislazione, se vogliamo) intendo difesa proporzionata all’offesa: reazione proporzionata all’azione.
Reazione che pur permettendoci di raggiungere il nostro obiettivo, la nostra incolumità in questo caso, tiene in considerazione la salvaguardia, per quanto possibile, dell’altra persona. La rispetta come essere umano.

Negoziazione e Arti Marziali: forza contro forza

Conflitto, forza contro forza.

Immagino che molti di voi avranno già familiarità con questo concetto, che ritornerà in vari modi in questo articolo.  Ma ciò di cui voglio parlare ora è altra cosa, probabilmente meno usuale: le arti marziali come strumento per affinare le nostre abilità di negoziatori considerando che la negoziazione è spesso parte, in un modo o nell’altro, di un conflitto, estendendo il discorso in questo senso anche alle trattative commerciali.

Le Arti Marziali quindi, in particolare T’ai Chi, il T’ien Shu o l’Aikido, come metafora per la negoziazione e, ancora una volta, come strumento formativo esperienziale in Azienda.

Ma andiamo per gradi….

« Leggi il seguito di questo articolo »

Formazione Marziale e Rugby in General Electric – Il Video

10/10/2009 § Lascia un commento

Ecco il primo video sulla sessione di Formazione Esperienziale il Florence Learning Center di GE.
30 donne, Arti Marziali e Rugby in azione!

Donne, Rugby e Arti Marziali in General Electric

10/10/2009 § Lascia un commento

No, non è un film… è una sessione di formazione esperienziale che si è svolta in General Electric (Learning Center – Sede di Firenze) a fine settembre, protagoniste 30 manager e professional di GE network e di FlorenceIn, messe alla prova da Rugby e Arti Marziali.

Training Esperienziale - Formazione Marziale e Rugby in General Electric

Trainers Lapo Baglini, Marcelo Segundo e il sottoscritto, tutti sotto l’ala di PLS.

Qui trovate il post sul blog di FlorenceIN/ ToscanaIN e una gallery fotografica e qui i commenti di Lapo 🙂

Training Esperienziale – Formazione Marziale e Rugby in General Electric

Introduzione alla Formazione Marziale

06/10/2009 § 1 Commento

Le aziende hanno molto spesso colto spunti ed adottato strategie provenienti dal mondo delle arti marziali, dove il termine “marziale”, da Marte (Dio della Guerra), è inteso nel senso più ampio: dalle strategie sui campi di battaglia , l’arte della guerra di Sun Tzu  ne è un classico esempio, alla disciplina del guerriero, cito in questo caso l’Hagakure di Yamamoto Tsunemoto.
 
Se la teoria marziale ha ormai un uso consolidato nel mondo del business, la pratica è spesso stata messa in disparte, sia per il rischio fisico che per la difficoltà percepiti. In realtà, con le dovute precauzioni e un minimo di preparazione, anche la pratica marziale può essere di grande aiuto nella gestione del business, nelle relazioni con gli altri e nel rapporto con sé stessi.
Walter Allievi e Lapo Baglini

Walter Allievi e Lapo Baglini - Trainers

Partendo da questo assunto, verso la fine del 2008, io e l’amico Lapo Baglini abbiamo cominciato a pensare a come, in concreto, si potesse portare l’esperienza formativa delle Arti Marziali in Azienda, con profitto per sia per l’Azienda come sistema che per i singoli dipendenti, stimolando le abilità fisiche e mentali dei partecipanti con esercizi marziali che si ponessero al tempo stesso come sfida senza essere rischiosi nella realtà della pratica. 

 
L’obiettivo era quindi creare un’Esperienza non solo attraverso la morbidezza del Tai chi,  arte marziale “interna” spesso portata come metafora aziendale, ma anche tramite la rudezza, comunque elegante, delle arti marziali cosiddette “esterne” e delle discipline occidentali da combattimento, rispettivamente il Kung-Fu e la Kick Boxing.
Sessione di Formazione Marziale

Focus sull'obiettivo - Sessione di Formazione Marziale con il Kung Fu

Contesto di riferimento

Per dare un po’ di contesto a quanto fatto mi sembra opportuno dare alcune nozioni sui concetti di arte marziale “interna” ed “esterna”.
Quando si parla di arti marziali interne, si parla sostanzialmente di arti che pongono il focus sull’uso dell’energia interna (“chi” per i Cinesi e “ki” per i Giapponesi), sull’equilibrio e della forza interiore del corpo.
La forza interiore non è, come spesso viene fatto credere, un concetto prettamente metafisico;  riguarda anche, e in modo rilevante, l’uso della muscolatura più profonda e il corretto  utilizzo meccanico di tutta la struttura corporea (ossa, muscoli, tendini e articolazioni).
Grande importanza nelle arti marziali interne riveste inoltre l’uso dell’energia dell’avversario per controllarlo e neutralizzarlo. Un detto del Tai Chi recita infatti “usare 100 grammi per spostare 100 chili”.
Le misure riportate a volte variano (si passa dai 40 ai 400 grammi per spostare a volte fino a 400 chili…) ma il concetto di fondo è questo: se correttamente applicata, basta una piccola forza per ottenere un grande risultato. Non molto lontano da ciò che diceva Archimede.
 
Taichi e Formazione Marziale - Il Tui Shou

Taichi e Formazione Marziale - Il Tui Shou in una sessione di Formazione Marziale

Ma quali arti marziali sono definibili interne? Non molte per la verità, si tratta sostanzialmente di  tre grandi famiglie: il Pakua, lo Hsing Yi e il Tai Chi, appunto. Tutte di origine Cinese. L’altra arte che probabilmente è possibile definire come interna è l’Aikido fondato in Giappone dal Maestro Morirei Ueshiba a metà secolo scorso. L’Aikido pone ancor maggiormente l’accento, rispetto alle arti cinesi se possibile, sull’utilizzo dell’energia dell’avversario per controllarlo e neutralizzarlo, sempre nel rispetto dell’essere umano e del principio “minor dispendio di energie con il massimo rendimento” (efficienza ed efficacia).

 
Le arti esterne per contro pongono maggiormente l’enfasi sulla forza muscolare esteriore, quella che si ottiene attraverso flessioni, addominali  e quant’altro.
La lotta si basa principalmente sullo sfruttamento della propria prestanza atletica e della tecnica di combattimento più che sull’uso della forza dell’avversario e sulla cedevolezza.  Questo per lo meno nelle prime tappe del cammino di un artista marziale “esterno”. In realtà poi le due strade, quella interna e quella esterna, tendono entrambe verso un’unica meta, l’equilibrio e la pace interiore. E ad alti livelli i principi utilizzati dai Maestri sono molto simili, indipendentemente dall’arte di provenienza.
Le arti esterne sono moltissime, in pratica sono tutte quelle non indicate in precedenza come interne, quindi i vari stili di Kung-Fu Cinese, Karate e Ju-Jitsu Giapponesi, Kali Filippino, Viet-vo-dao Vietnamita, Taekwondo Coreano, Ju-Jitsu Brasiliano… l’elenco, comprendendo tutte le sfumature e gli stili derivati, è potenzialmente infinito.
 
Ma come portare tutto questo all’interno delle aziende? Dal prossimo articolo cominceremo a parlarne…

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