Gestione riunioni, mappe mentali e formazione esperienziale. Un mix interessante?

10/10/2012 § 12 commenti

Con alcuni colleghi è un po’ che si parla di utilizzare la metodologia esperienziale anche in ambiti più tecnici, che vadano al di là del classico team building o di corsi sulla collaborazione o comunicazione.

Di recente qualcosa ha iniziato a muoversi. Sono partititi alcuni corsi in ambito sicurezza a base di Formazione Esperienziale (per chi volesse approfondire può contattare le ideatrici Antonella Brogi e Caterina Padulo) e, quasi da non credere, anche un corso Excel (qui il colpevole, mi verrebbe quasi da dire, è Luigi Mengato).

Dal canto mio ho cercato di contribuire lanciando una sfida in un ambito generalmente caratterizzato da testi alquanto tecnici, più degli agglomerati di checklist che altro. L’ambito in questione è quello della gestione delle riunioni.

Non so se io sia il primo a cercare di fare qualcosa di questo tipo o meno, non ho seguito corsi di altri colleghi formatori sullo stesso argomento. Mi sono però immaginato, riportato in aula, uno dei tanti libri che ho avuto modo di leggere (o per lo meno di scorrere) a riguardo e mi è venuto immediatamente il latte alle ginocchia (come si dice dalle mie parti).

L’unico testo che ho sempre reputato degno di attenzione è quello di Patrick Lencioni dal titolo “Death by meeting“. Anche chi non sa l’inglese può intuire il significato del titolo…

Il testo suddetto, a differenza di tanti altri, è più incentrato sulla componente umana che non su quella tecnica. Nel senso che non si sofferma più di tanto a parlare dell’importanza dell’O.d.G. o delle buone pratiche per la stesura del verbale ma si concentra sull’interazione fra gli individui, sull’importanza della componente emozionale e sul capire, e far capire, che non c’è un tipo di riunione che va sempre bene ma che il contesto in cui ci si muove è estremamente importante.

Partendo da queste intuizioni e consapevole della bontà delle parole di Confucio (se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco…) mi sono detto: “allora forse potrei concentrarmi non tanto sulle orrende checklist ma più sul cercare di dare ai partecipanti un metodo di lavoro da usare in riunione e alcuni strumenti utili per collaborare”. Facendoglieli provare lì per lì, ovvio. E al contempo facendoli ragionare sul concetto stesso di riunione e sulle buone pratiche correlate. Un esempio è stato l’esercizio “il peggio delle riunioni” dove i partecipanti hanno avuto modo di ragionare, in gruppi, su quanto di peggio hanno visto nella loro carriera per arrivare a produrre, ogni gruppo, una mappa mentale in pieno stile collaborativo (un esempio lo vedete nell’immagine qui sopra).

Quindi, rifletto sulle “cattive pratiche”, imparo ad usare uno strumento, ragiono su come si collabora durante una riunione, il tutto contemporaneamente. Niente male, no?

Ma che cosa ha reso questo corso esperienziale? Tre cose fondamentali:

  1. Le persone hanno sempre lavorato insieme, divise in gruppi, su attività con obiettivi che gli permettevano di approfondire l’argomento “riunione” partendo direttamente dalle loro esperienze (e simulando sostanzialmente, di volta in volta, una riunione).
  2. Il gruppo ha utilizzato prevalentemente le competenze dei suoi componenti per stilare buone pratiche, individuare soluzioni e quant’altro. Il mio intervento è stato limitato, prevalentemente, alle fasi di debriefing.
  3. Tutte le attività seguivano il ciclo di Kolb, cioè partendo dall’Esperienza Concreta (l’attività) si passava, nel debriefing, dall’osservare quanto fatto (Osservazione Riflessiva) per trovarne applicabilità nel lavoro quotidiano (Concettualizzazione Astratta). Essendo un corso interaziendale la Sperimentazione Attiva è stata toccata solo marginalmente ed è stata lasciata alla buona volontà delle persone, che se ne dovranno fare carico una volta tornate in azienda.

Per lo meno stando alle valutazioni dei partecipanti, il corso è stato un successo e credo avrà un seguito. Molto probabilmente ce ne sarà uno anche aziendale a breve, dato che due dei partecipanti vorrebbero replicare l’esperienza “in casa”.

Sicuramente dovrò limare più di un dettaglio, ma credo fermamente che la strada sia quella giusta e che il metodo esperienziale si possa applicare anche in altri ambiti, come già hanno sperimentato alcuni colleghi. Anzi, se avete esperienze simili e avete voglia di condividerle, siete i benvenuti!

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§ 12 risposte a Gestione riunioni, mappe mentali e formazione esperienziale. Un mix interessante?

  • antonellabrogi ha detto:

    Fantastica l’idea della mappa sulla… peggior riunione! Mi piace e credo che potrò proporla anche in altri ambiti la riflessione “al contrario”.

    Mi è capitato di recente di far fare in aula, a dei ragazzi di un master, l’esplosione in mappa di una check list e come per te ha funzionato!
    Alcuni di loro hanno trovato questa immagine semplificativa, altri complessa. E se seguiamo Kolb, chi aveva uno stile di apprendimento in esperienza concreta l’ha amata. Meno gli assimilativi. 🙂

    Quello che cerco di fare è proporre delle soluzioni pratiche condivise, o almeno conosciute tra gli elementi che andranno a collaborare.
    Anche per loro è stato utile vedere che possono cercare di costruirsi un proprio sistema di lavoro che comprenda ogni contenuto, in modo creativo, libero e coerente con le regole date.

    Potremo parlarne a voce e di persona prossimamente al corso di NLP a Roma!
    Antonella

    • Walter Allievi ha detto:

      Ciao Antonella 🙂
      L’idea della “peggior riunione” l’ho presa dal Problem Solving Strategico di Nardone. Il mitico “come peggiorare” sblocca la creatività! C’è un post a riguardo qui da qualche parte nel mio blog… Ma ne parleremo presto a voce 🙂

      • antonellabrogi ha detto:

        mentre aspetto il vis a vis,
        andrò ..spulciandoti allora 🙂

  • Luigi Mengato ha detto:

    …. e bravo Walter !
    Il mio esperimento con l’Excel è andato benissimo.

  • Alberta Miele ha detto:

    Walter, apprezzo molto questa tua volontà di di crescere e di migliorarti. Mi piacerebbe sapere, a distanza di un mese o due cosa è successo poi nell’azienda. Io continuo con la mia Mindfulness studiando su articoli scientifici, adesso sto leggendo un articolo sulla regolazione delle emozioni e mi piacerebbe studiare l’effetto delle emozioni sulle capacità cognitive ed elaborare dei metodi di “canalizzazione” delle energie emotive in una direzione che permetta di raggiungere le mete desiderate. Come saprai la memoria è legata alla sfera emotiva, se non cè un interesse emotivo le cose si ricordano più difficilmente. (ti consiglio di provare un esperimento: cosa ti ricordi delle materie che hai studiato alle elementari o alle medie? perchè te le ricordi?) poi mi fai sapere.

    A presto.

    Alberta

    • Walter Allievi ha detto:

      Ciao Alberta,
      quando farò un corso del genere interno ad un’azienda (come spero accada a breve) spero di potertene riportare anche le ricadute nel medio-lungo periodo. Questo corso è stato interaziendale e difficilmente avrò modo di avere news sulle ricadute nelle singole aziende, ma nel caso ti dirò certamente!!
      Per quanto concerne invece la tua osservazione sulle emozioni, posso dirti che uno dei pregi della formazione esperienziale è proprio quello di inserire nella formazione anche una componente emotiva che funge da attivatore delle capacità di apprendimento. E’ proprio l’uscita dalla zona di comfort, che si ottiene grazie all’impatto emotivo dato dall’attività esperienziale, che permette di apprendere con maggiore efficacia rispetto alla classica aula frontale.
      Per quello che posso dirti per la mia personale esperienza, le mozioni “giuste” hanno sicuramente un impatto positivo sull’apprendimento, la difficoltà sta nello scatenare tali emozioni in modo consistente e congruo in una platea di esseri umani, per definizione diversi nelle reazioni ai medesimi stimoli.
      Per il resto, seguendo il tuo consiglio ho ripensato in questi giorni a ciò che ho appreso nei primi anni di scuola, sono sincero quando dico che, almeno consciamente, ricordo ben poco. Ho dei ricordi legati prevalentemente a momenti emotivamente significativi (un voto particolarmente bello, una interrogazione non proprio positiva…) e, posso confermare, ricordo abbastanza bene anche l’argomento di cui si parlava in quei momenti. Indubbiamente l’interesse emotivo, come l’hai definito, ha avuto un impatto sulla mia memoria. Grazie per aver suggerito e stimolato questa riflessione!
      A presto,
      Walter

  • Alberta Miele ha detto:

    prova a leggere “la mente relazionale” di Daniel J. Siegel. Se vuoi, te lo presto io quando ci vediamo. A presto!

  • Viviana B. ha detto:

    L’ho detto e lo ripeto: prima o poi devo riuscire a vederti all’opera! 🙂 Sembrano cose interessantissime!

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