Lance Armstrong, un esempio di Resilienza.

07/01/2012 § 5 commenti

Ho terminato da poco di leggere  “It’s not about the bike” di Lance Armstrong. Non voglio dare giudizi sull’onestà o meno dell’atleta, dato che da quel che ho letto in vari siti si tratta di un personaggio molto controverso. E in ogni caso si parla di un’autobiografia, quindi il testo è inevitabilmente un po’, se non molto, di parte. Voglio comunque pensare che ciò che ho letto sia vero, e che l’uomo sia in buona fede. Sarà perché alla fine mi piace credere alle favole che finiscono bene e non amo i film dove vincono i cattivi…

Lance Armstrong - immagine Wikipedia

Fatta questa premessa, posso dire con tranquillità di essere rimasto impressionato dal carattere di Armstrong più che dalle sue imprese sportive, seppur impressionanti, che peraltro nel libro sono in secondo piano rispetto alle vicende umane.

Come dice il titolo infatti, il libro non riguarda la bici, o per lo meno non è un libro essenzialmente sul ciclismo. A mio parere questo è un libro sulla resilienza, sulla capacità dell’essere umano di prendere bastonate incredibili e poi rialzarsi, anche più forte di prima. Se non più forte fisicamente, più forte però mentalmente. E ad alti livelli il fisico non basta, è la mente che vince.
Non è un caso che la grande carriera di Lance Armstrong, sette Tour de France vinti oltre al resto, inizi davvero dopo aver sconfitto una delle grandi malattie dell’uomo: il cancro.

Ma cos’è la resilienza? « Leggi il seguito di questo articolo »

L’Antica Innovazione: le Arti Marziali per aumentare la performance in Azienda

08/03/2011 § Lascia un commento

Segnalo con molto piacere questa presentazione creata da Vincenzo Mariano, Pietro Martoccia e Massimiliano Sinisgalli, studenti della Facoltà di Economia all’Università della Basilicata. La presentazione è stata portata come project work al corso di Gestione dei Progetti tenuto dal professor Giovanni Schiuma, Professore di Innovazione e Knowledge Management all’Università della Basilicata nonché Visiting Professor alla University of Cambridge.

Il lavoro ipotizza un possibile scenario applicativo per le Arti Marziali come strumento per il miglioramento delle performance in Azienda attraverso un progetto della durata di circa 6 mesi.

Questa la presentazione:

Sarebbe bello trovare un’azienda disposta da fare da Tester per l’iniziativa, magari con il coinvolgimento dell’università della Basilicata. Se qualcuno fosse interessato all’idea, mi faccia sapere.

Un ringraziamento da parte mia al gruppo di lavoro che ha preparato la presentazione.

Il metodo “Antistronzi”, la quiete interiore e le performance del team

07/01/2011 § 4 commenti

A natale mi è stato regalato il libro Il nuovo metodo antistronzi il quale deve buona parte del suo successo al nome poco ortodosso, come conferma anche l’autore, ma che alla lettura si presenta come un testo approfondito e più serio di quanto appaia di primo acchito.

Nel libro viene individuata una serie di comportamenti caratteristici dello “stronzo” (asshole in inglese, da cui il titolo originale The no asshole rule) fra cui insulti personali, contatto fisico non richiesto, intimidazioni, sarcasmo eccessivo, email distruttive, occhiatacce e altro. L’elenco completo dei comportamenti, definito la sporca dozzina, lo trovate sul blog italiano dedicato “al metodo”.

Oltre ad analizzare svariate tipologie di soprusi professionali ed orrori organizzativi in modo alquanto dissacrante ma mai superficiale, l’autore, Bob Sutton, si sofferma su due punti che reputo particolarmente rilevanti e che riguardano i costi che un sistema economico è costretto a sostenere in presenza di un clima negativo. In particolare:

  • i costi per i singoli in termini di stress personale, ricadute sulla sfera privata, mancanza di autostima fino ad arrivare all’esaurimento;
  • i costi per l’organizzazione in termini di mancata performance, insoddisfazione per i clienti e alto turnover del personale.

Se si prende a riferimento la formula del team sintetizzata da Luigi Mengato, il libro sembra implicitamente avvallare la presenza della lettera “C” all’esponente come elemento potenziante (o depotenziante) delle performance.

"Formula del Team" di Luigi Mengato - Creative Commons Licence

La formula sta a significare che un gruppo, affinché possa evolvere in un team coeso e performante, deve possedere le seguenti caratteristiche: « Leggi il seguito di questo articolo »

Visualizzazioni e Performance – Parte seconda

23/07/2010 § 10 commenti

Per chi non l’avesse ancora fatto, prima di procedere con la lettura vi suggerisco di dare un occhio alla prima parte dell’articolo, pubblicata qualche settimana fa. Nel caso l’abbiate già fatto o preferiate partire da qui, allora buona lettura!

…anni fa mi accadde uno di quegli eventi che uno non si aspetta mai possano capitare a lui. I classici eventi che, come diceva John Lennon, ti capitano nella vita mentre sei impegnato a fare altri progetti… Non voglio però parlare di  quell’evento, in questo momento non è importante. Importanti, ai fini di questo post, sono però le sue prime e dirette conseguenze: sei mesi di sostanziale immobilità fra letto e carrozzina.
Il resto, almeno per ora, ve lo risparmio.

La parte distale del mio femore. Giusto per dare un'idea.

La parte distale del mio femore. Giusto per dare un'idea.

Dolore fisico a parte, restare fermo a letto per una persona abituata a muoversi continuamente e a farsi almeno i suoi 3/4 allenamenti a settimana (più le competizioni) era, per usare un eufemismo, una sofferenza immane dal punto di vista mentale. Mi ritrovai a sognare, sia metaforicamente che nella realtà, quello che fino a pochissimo tempo prima era parte della mia quotidianità.

Paradossalmente, in qualche modo, fu proprio il sognare la chiave di tutto. Sognare prima dormendo e poi ad occhi aperti quello che avevo fatto in passato e che avrei voluto fare ancora in futuro. Cose che, al tempo, ero lungi dall’aver la certezza di poter rifare.

Iniziai col ripensare, da sveglio, ai sogni (in quei giorni sognavo tantissimo), per poi passare ai ricordi, ad assaporare i momenti passati, le sensazioni. Scoprii, o meglio realizzai, che i ricordi non erano solo visivi, ma anche auditivi e cinestesici. Qualche volta addirittura anche tattili o olfattivi, se mi capitava sottomano una qualche attrezzatura tipo la muta con il suo caratteristico odore di neoprene e umido o i focus, che tanto sanno di palestra…
E realizzai che una visualizzazione, come un ricordo, non è fatta solo di immagini. Le immagini sono spesso solo il primo passo per attivare anche gli altri sensi e le sensazioni cinestesiche. « Leggi il seguito di questo articolo »

Visualizzazioni e Performance – Parte prima

09/07/2010 § 5 commenti

Le visualizzazioni sono parte integrante del mondo delle arti marziali. Ricordo sempre il mio maestro mentre diceva due frasi in particolare “quando respirate visualizzate l’aria che entra dalla bocca e scende fino ai polmoni per poi risalire” e poi “ripetete mentalmente le tecniche che avete provato oggi. Vedetevi mentre le eseguite al meglio, come vorreste che venissero, sentite il movimento”.

Quanto sono nitide le nostre visualizzazioni?

A volte, al posto dell’aria, si parlava di energia che non andava quindi nei polmoni ma scendeva fino al Dan tian. Ma la sostanza, se vogliamo, era la stessa. L’importante per noi era rilassarci e liberare la mente, le visualizzazioni erano solo il mezzo per ottenere tutto ciò. Obiettivi più alti erano decisamente al di fuori della nostra portata, dato il nostro livello.
La prima frase era ricorrente nella fase iniziale dell’allenamento, prima del saluto, dove ci si rilassava, chi nella posizione del loto chi semplicemente in ginocchio. La seconda frase era caratteristica del rilassamento prima del saluto finale, un modo per fissare meglio nella mente i movimenti e le sensazioni provate durante l’allenamento.
Ricordo che agli inizi non capivo, il più delle volte la mente vagava liberamente nel suo chiacchiericcio e difficilmente riuscivo effettivamente a visualizzare quello che veniva indicato dal maestro.
Poi lentamente il messaggio cominciò a filtrare e, di conseguenza, iniziai a farmi condurre in quella che non era altro che meditazione guidata che induceva una leggera trance ipnotica. « Leggi il seguito di questo articolo »

La legge dell’equilibrio Yin-Yang e la performance aziendale.

19/04/2010 § 3 commenti

L’equilibrio perfetto non esiste, per cui lo Yin e lo Yang non saranno mai perfetti, non potranno mai essere equilibrati.

Yin e Yang

Per cui lo stato di salute perfetta non esiste. Lo stare un po’ male contribuisce, o meglio è essenziale, per lo stare bene.

Allo stesso modo, l’Azienda in equilibrio statico non esiste. Per essere florida un’azienda deve sempre essere “impegnata” dal mercato, spinta fuori dal suo equilibrio.

Affinché manager e dipendenti diano il massimo, ci deve essere un po’ di sano stress e di competizione.

Qualora non sia il mercato a pungolare l’azienda, è compito del management inserire un “virus” controllato che smuova le cose ed introduca elementi di stress positivo, in modo da tenere alta l’attenzione e la motivazione della “truppa” 🙂

Ma cosa centra un Pugno con la Formazione in Azienda?…

10/10/2009 § 1 Commento

Non lo direste mai, ma centra. Se ci si riflette un po’ su, centra più di quanto si possa immaginare di primo acchito…

Cos’è un pugno? Dal Wikizionario “colpo inferto con la mano chiusa, solitamente picchiando con le nocche” e solitamente contro un obiettivo determinato (questo lo aggiungo io).

Questo però è solo l’atto finale. Per arrivare a tirare un pugno è necessario mettere in funzione una serie di meccanismi, sia mentali che fisici, tutt’altro che banali.

Ma quali possono essere le analogie di questo atto con, ad esempio, un progetto aziendale? Dove può esserci di aiuto la Metafora del Pugno per migliorare le nostre performance in azienda?

Partiamo dalla fine… partiamo dall’Obiettivo. L’obiettivo, cioè la finalità, di un pugno è quella di colpire un obiettivo, appunto, ben definito. Sia esso un sacco, un focus o un avversario. Diamo per scontato che l’obiettivo sia di per sé realistico, cosa che non sempre in Azienda lo è. Esempio: picchiare Tyson non è realistico. Sarebbe un obiettivo “aziendale” fuori portata per la gran parte di noi…

Sessione di Formazione Marziale - Il pugno e l'obiettivo (un Focus in questo caso)

Sessione di Formazione Marziale - Il pugno e l'obiettivo (un Focus in questo caso)

Ora, il centrare qualcosa o qualcuno con un pugno può essere visto tranquillamente come un progetto di un’Azienda, dove è facilmente individuabile un obiettivo (centrare il sacco o  l’avversario umano), delle risorse e un budget (il nostro corpo, il suo livello di allenamento e di energia), una direzione (il nostro cervello). Un progetto che deve avere una pianificazione (strategia), una fase di roll out (esecuzione), una buona dose di  commitment (Determinazione, Concentrazione, Impegno) e, in ultimo, risente dell’influenza di fattori esterni (l’avversario o il sacco).

In sostanza, se tiro male un pugno e manco il mio obiettivo, ci possono essere molteplici ragioni. Ci ho messo troppa energia, troppo poca o quella che avevo l’ho usata male (Budget e Risorse), non ero determinato (Commitment), sono arrivato senza fiato a colpire (Pianificazione) o ho sbagliato la distanza (Roll Out) o, peggio, ho cercato di colpire la persona sbagliata (Tyson… Project Objective)

La stessa cosa accade in azienda: troppe o poche risorse, sia umane che fisiche,  allocate ad un determinato progetto. Oppure risorse umane  senza le capacità (skill) adeguate. Budget mal spesi o insufficienti. Assenza di commitment ai livelli più alti o a quelli operativi. Il lavoro è stato pianificato male o, peggio ancora, manca di pianificazione. Il roll out è stato fatto senza attenzione e senza controlli di qualità. Ci siamo accorti troppo tardi che il progetto era fuori dalla notra portata.
Morale: Tyson si è accorto che abbiamo cercato di tirargli un pugno e ha reagito…

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