Una vignetta illuminante sul Project Management

04/11/2010 § Lascia un commento

Qualunque mio commento all’immagine è superfluo 🙂

un progetto ben gestito

Se leggete male, cliccate sull’immagine per ingrandire!!

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Il ponte di Leonardo e il project management esperienziale

25/10/2010 § 2 commenti

La creazione del ponte di Leonardo da Vinci è uno splendido esercizio esperienziale sul project management dove la fanno da padroni:

  • gestione del tempo e delle risorse
  • importanza della prototipazione e del ciclo di deming nella gestione di un progetto
  • preparazione  e gestione del team
  • comunicazione e feedback con gli stakeholders

caldamente consigliato 🙂

Dal prototipo:

Ponte di Leonardo - prototipo

all’analisi delle criticità e delle aree di miglioramento: « Leggi il seguito di questo articolo »

Sulla Motivazione: Napoleone, Maslow e la condivisione degli obiettivi

12/10/2010 § Lascia un commento

Napoleone

Gli uomini non rischiano le loro vite per la Patria, lo fanno per le medaglie

La frase, come è facile intuire data l’immagine qui a fianco, è di Napoleone. Pur senza averla mai vista (anche perché fu concepita verso la metà degli anni quaranta), egli aveva ben chiara nella sua mente la Piramide di Maslow.

La “medaglia” è una metafora perfetta sia del bisogno di stima che di quello di autorealizzazione.

Il che ci deve far riflettere sugli incentivi in azienda e sui reali trigger della motivazione.
Come dire, a volte un aumento di stipendio non è il  modo più funzionale, oltre che economico, a disposizione dell’azienda per spingere le persone a lavorare meglio.

Altra nota, la “Patria” è un po’ come l'”Azienda“, cioè un’astrazione.
Difficile motivare qualcuno a lavorare per il “bene dell’azienda” come è sempre stato difficile far combattere insieme gli italiani per il “bene della patria”, come ci insegna il nostro risorgimento.

Le persone si muovono più facilmente per i propri interessi personali che per difendere i propri ideali.
Il meglio lo si ottiene quando si riescono a far collimare gli interessi dell’azienda (la Patria) con gli interessi dei dipendenti (gli Italiani).

In sintesi,  per motivare le persone a dare il massimo è necessario e fondamentale che gli obiettivi vengano condivisi, se possibile, a tutti i livelli.

Allenarsi ad improvvisare, è possibile?

15/09/2010 § 4 commenti

solitamente mi ci vogliono tre settimane per preparare un valido discorso improvvisato

Mark Twain

Mark Twain

Nelle arti marziali, prima di ottenere gli automatismi necessari per rispondere a un qualunque attacco, è necessario prepararsi adeguatamente (allenarsi fisicamente e al gesto tecnico) e imparare a gestire lo stress e la pressione (confrontandoci con l’avversario).

Così prima di una riunione, di uno speech o di qualunque altro impegno simile dobbiamo preparare i contenuti (allenandoci, cioè studiando e preparando le presentazioni) e allenare la nostra mente (dato che ci “confronteremo” con il pubblico)

In questo senso improvvisare, agire spontaneamente e con sicurezza, non è affatto una questione di improvvisazione. Al contrario serve la giusta preparazione, in ogni campo.

Corde Alte e Formazione Esperienziale

09/09/2010 § 6 commenti

Rieccomi dopo quasi un paio di mesi di silenzio “estivo” con un racconto che non ha a che fare direttamente con le Arti Marziali (ormai ci siete abituati) ma con una disciplina che richiede delle competenze per molti versi simili (equilibrio e calma, capacità di gestire lo stress, ricerca del proprio limite…) anche se si svolge in un contesto totalmente diverso: le corde alte.

Corde Alte e Formazione Esperienziale

Poco tempo fa ho infatti avuto modo di provare, nell’ambito del master in formazione esperienziale che sto frequentando (non si smette mai di imparare!!), questa disciplina applicata alla formazione aziendale.

Devo ammettere che sono partito per quest’avventura con un certo scetticismo, per quanto dato il mio background dovrei essere più che aperto ad ogni sperimentazione.

Il punto sta nel fatto che non riuscivo, prima della mia partenza, a contestualizzare pienamente lo strumento formativo “corde alte” all’interno delle dinamiche aziendali.

Ma ovviamente mi sbagliavo… « Leggi il seguito di questo articolo »

Visualizzazioni e Performance – Parte seconda

23/07/2010 § 10 commenti

Per chi non l’avesse ancora fatto, prima di procedere con la lettura vi suggerisco di dare un occhio alla prima parte dell’articolo, pubblicata qualche settimana fa. Nel caso l’abbiate già fatto o preferiate partire da qui, allora buona lettura!

…anni fa mi accadde uno di quegli eventi che uno non si aspetta mai possano capitare a lui. I classici eventi che, come diceva John Lennon, ti capitano nella vita mentre sei impegnato a fare altri progetti… Non voglio però parlare di  quell’evento, in questo momento non è importante. Importanti, ai fini di questo post, sono però le sue prime e dirette conseguenze: sei mesi di sostanziale immobilità fra letto e carrozzina.
Il resto, almeno per ora, ve lo risparmio.

La parte distale del mio femore. Giusto per dare un'idea.

La parte distale del mio femore. Giusto per dare un'idea.

Dolore fisico a parte, restare fermo a letto per una persona abituata a muoversi continuamente e a farsi almeno i suoi 3/4 allenamenti a settimana (più le competizioni) era, per usare un eufemismo, una sofferenza immane dal punto di vista mentale. Mi ritrovai a sognare, sia metaforicamente che nella realtà, quello che fino a pochissimo tempo prima era parte della mia quotidianità.

Paradossalmente, in qualche modo, fu proprio il sognare la chiave di tutto. Sognare prima dormendo e poi ad occhi aperti quello che avevo fatto in passato e che avrei voluto fare ancora in futuro. Cose che, al tempo, ero lungi dall’aver la certezza di poter rifare.

Iniziai col ripensare, da sveglio, ai sogni (in quei giorni sognavo tantissimo), per poi passare ai ricordi, ad assaporare i momenti passati, le sensazioni. Scoprii, o meglio realizzai, che i ricordi non erano solo visivi, ma anche auditivi e cinestesici. Qualche volta addirittura anche tattili o olfattivi, se mi capitava sottomano una qualche attrezzatura tipo la muta con il suo caratteristico odore di neoprene e umido o i focus, che tanto sanno di palestra…
E realizzai che una visualizzazione, come un ricordo, non è fatta solo di immagini. Le immagini sono spesso solo il primo passo per attivare anche gli altri sensi e le sensazioni cinestesiche. « Leggi il seguito di questo articolo »

Visualizzazioni e Performance – Parte prima

09/07/2010 § 5 commenti

Le visualizzazioni sono parte integrante del mondo delle arti marziali. Ricordo sempre il mio maestro mentre diceva due frasi in particolare “quando respirate visualizzate l’aria che entra dalla bocca e scende fino ai polmoni per poi risalire” e poi “ripetete mentalmente le tecniche che avete provato oggi. Vedetevi mentre le eseguite al meglio, come vorreste che venissero, sentite il movimento”.

Quanto sono nitide le nostre visualizzazioni?

A volte, al posto dell’aria, si parlava di energia che non andava quindi nei polmoni ma scendeva fino al Dan tian. Ma la sostanza, se vogliamo, era la stessa. L’importante per noi era rilassarci e liberare la mente, le visualizzazioni erano solo il mezzo per ottenere tutto ciò. Obiettivi più alti erano decisamente al di fuori della nostra portata, dato il nostro livello.
La prima frase era ricorrente nella fase iniziale dell’allenamento, prima del saluto, dove ci si rilassava, chi nella posizione del loto chi semplicemente in ginocchio. La seconda frase era caratteristica del rilassamento prima del saluto finale, un modo per fissare meglio nella mente i movimenti e le sensazioni provate durante l’allenamento.
Ricordo che agli inizi non capivo, il più delle volte la mente vagava liberamente nel suo chiacchiericcio e difficilmente riuscivo effettivamente a visualizzare quello che veniva indicato dal maestro.
Poi lentamente il messaggio cominciò a filtrare e, di conseguenza, iniziai a farmi condurre in quella che non era altro che meditazione guidata che induceva una leggera trance ipnotica. « Leggi il seguito di questo articolo »

Maestri e Leader

30/06/2010 § 1 Commento

Testa di Socrate, museo del Louvre - fonte Wikipedia

L’insegnante mediocre racconta.
Il bravo insegnante spiega.
L’insegnante eccellente dimostra.
Il maestro ispira.

Questo ovviamente non lo dico io, lo diceva Socrate 🙂
Il maestro oltre ad insegnare racchiude in sé due caratteristiche fondamentali della leadership: l’essere d’esempio e l’essere d’ispirazione. Io sono fortunato, nella mia vita ho conosciuto qualche maestro e ognuno di questi, in un modo o nell’altro, era un leader naturale.

Probabilmente è vero anche il contrario, i leader veri sono anche dei maestri in un modo o nell’altro.
Pensate a qualche nome della storia recente, sono sicuro che vi verrà in mente più di un grande leader che sia stato anche un maestro di vita.

Uno su tutti, Gandhi: You must be the change you wish to see in the world. Leader e Maestro allo stesso tempo.

Un consiglio da parte di uno che di formazione se ne intende…

07/06/2010 § Lascia un commento

Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco

Confucio (551 a.C. – 479 a.C)

Confucio

crisi = rischio + opportunità. Sarà vero?

25/05/2010 § 4 commenti

E’ tanto che questa equazione mi frulla (come dicono qui a Firenze) nella testa. La mente rimbalza velocemente all’ormai famoso ideogramma cinese wēijÄ« dove wēi sta per “rischio, crisi, pericolo…” e jÄ« per “opportunità, possibilità“…

ideogramma wēijī

investigando un minimo ho scoperto  che questo tropo, tanto caro a JFK, alla fine poi non è proprio così come ce lo hanno venduto, ma è un’interpretazione un po’ di comodo. JÄ« infatti pare possa stare anche per “macchina, aeroplano, meccanico, segreto, perno, astuto, punto cruciale” dove l’ultima (punto cruciale) è forse la traduzione più appropriata.

Ad ogni buon conto, devo ammettere che ho sempre trovato l’ interpretazione unanimemente utilizzata da politici e businessmen estremamente ispirante, corretta o meno che sia per i linguisti.

Magari una crisi non sarà sempre positiva, ma senza crisi è facile sedersi sugli allori. La crisi è quello stato transitorio di difficoltà (per dirla col Garzanti) che ci permette (o ci impone) di muoverci dallo stato in cui siamo e di ricercare il nostro vero equilibrio. Ci permette di uscire dalla zona di comfort, spesso più subìta che realmente ricercata.

A questo può servire l’allenamento con le arti marziali. A metterci in crisi in un ambiente controllato, a farci uscire dalla nostra zona di comfort. Ad abituarci a controllare lo stress generato e a girarlo a nostro favore, tramutandolo da distress in eustress. A gestire quindi il rischio per tramutarlo in opportunità.

Mi rendo conto che, dati i tempi che corrono, invocare la crisi non sia propriamente geniale, ma non riesco a farne a meno. Per quanto mi riguarda, solo sotto stress (eustress?) riesco a dare il meglio e a trovare forti motivazioni. Non so voi.

post correlati: La legge dell’equilibrio Yin-Yang e la performance aziendale.

dovwēijī

A cosa sono disposto per raggiungere i miei obiettivi? Zen, motivazione ed etica.

18/05/2010 § 2 commenti

Un giovane si presentò ad un maestro zen e disse: «Vorrei raggiungere la liberazione dalla sofferenza promessa dal Buddha. Ma non sono capace di lunghi sforzi e non sono in grado di meditare. Esiste una via che posso seguire?»

Buddha - courtesy of Sean McGrath

«Che cosa sai fare?» gli domandò il maestro.
«Niente.»
«Ma c’è qualcosa che ti piace fare?»
«Giocare a scacchi.»
Il maestro fece portare una scacchiera e una spada.
Poi chiamò un giovane monaco e disse ai due: «Chi di voi vincerà questa partita a scacchi raggiungerà la liberazione.
Chi perderà sarà ucciso con questa spada. Accettate?»
I due giovani acconsentirono e incominciarono a giocare.
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La ricerca del Tao (la Via)

30/04/2010 § 5 commenti

Ogni uomo può conoscere la propria via ma solo se la cerca

Tao, letteralmente la "Via" o il "Sentiero"

E’  facile, non ci resta che cercare 🙂

PLS Coaching meeting di Firenze, c’era anche “Formazione Marziale”!

26/04/2010 § Lascia un commento

Come alcuni di voi sanno, il progetto “Formazione Marziale” si inserisce in un contesto decisamente più ampio, dato dalla collaborazione del sottoscritto con altri amici (prima di tutto) nonché colleghi, tutti parte o vicini al network di PLS Coaching.

i partecipanti al meeting PLS Coaching

Beh, ieri qui a Firenze ci siamo ritrovati in un po’, per una splendida giornata di condivisione di idee e progetti per il futuro: il Metaforum (dove alcuni di noi saranno presenti), la nascente PLS Academy, i prossimi eventi che ci vedranno partecipi… Poi alcuni ottimi interventi sulla fiducia, sulla motivazione, sul coaching e web coaching e molto altro . Una giornata caratterizzata da una cosa fondamentale, il piacere di stare insieme.

Per chi volesse saperne di più, vi invito a dare uno sguardo anche questo post sul blog di Paolo Svegli e alla pagina di PLS Coaching su Facebook per le foto e i moltissimi commenti.

In ultimo, al termine della giornata non poteva mancare un momento di “relax” a base di Qi Gong e visualizzazioni col supporto del sottoscritto 🙂

Qi Gong al meeting PLS Coaching

Qi Gong al meeting PLS Coaching

Let My People Go Surfing: The Education of a Reluctant Businessman

21/04/2010 § 2 commenti

Se, parlando della metafora della maratona, avevo già detto che avrei fatto dei brevi excursus anche in altre metafore, questa volta mi spingo un po’ più in là. Lo sport è solo l’occasione per parlare di un libro, un libro di business e non di sport, che mi ha davvero colpito. Forse più che un libro di business è un libro di filosofia, ma questo spero che possiate verificarlo con i vostri occhi.

Prima però una breve premessa: affianco alle Arti Marziali, nella mia vita c’è una un’altra grande passione. Forse la più grande anche se decisamente la più complessa da gestire: il surf da onda.

La copertina del libro

Ogni volta che in libreria mi capita di vedere un libro che ritrae in copertina un surfista, mi cade inevitabilmente l’occhio.
Questa volta sono stato incuriosito ancor di più, dato che il libro in questione era nell’area “business” di una splendida libreria di Varese. Sul momento non ebbi il coraggio di comprarlo, ma tornato a casa mi era rimasto il tarlo, andai a fare un paio di ricerche in internet e alla fine lo comprai.

Il libro che mi aveva tanto colpito era lo stesso che dà ora il titolo a questo post: “Let My People Go Surfing: The Education of a Reluctant Businessman“, la biografia di Yvon Chouinard, fondatore di Patagonia. Che, fra l’altro, è lo stesso “vecchietto” ritratto nella foto di copertina del libro…

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La legge dell’equilibrio Yin-Yang e la performance aziendale.

19/04/2010 § 3 commenti

L’equilibrio perfetto non esiste, per cui lo Yin e lo Yang non saranno mai perfetti, non potranno mai essere equilibrati.

Yin e Yang

Per cui lo stato di salute perfetta non esiste. Lo stare un po’ male contribuisce, o meglio è essenziale, per lo stare bene.

Allo stesso modo, l’Azienda in equilibrio statico non esiste. Per essere florida un’azienda deve sempre essere “impegnata” dal mercato, spinta fuori dal suo equilibrio.

Affinché manager e dipendenti diano il massimo, ci deve essere un po’ di sano stress e di competizione.

Qualora non sia il mercato a pungolare l’azienda, è compito del management inserire un “virus” controllato che smuova le cose ed introduca elementi di stress positivo, in modo da tenere alta l’attenzione e la motivazione della “truppa” 🙂

Project Management: la metafora della Maratona e quella del Pugno

08/04/2010 § 5 commenti

E’ vero, solitamente parlo della metafora delle Arti Marziali, ma da qui in avanti, quando mi capiterà, proverò a segnalare altre metafore sportive (e non?) che coglieranno il mio interesse. Questo è il primo caso…

NYC Marathon - Courtesy of Randy Lemoine

Qualche giorno fa ho partecipato ad un webinar organizzato da Microsoft sul Project Management, disciplina di cui mi occupo sia come consulente che come formatore da svariati anni. Fra i vari spunti interessanti che ho trovato in tale seminario mi ha colpito in particolare la metafora fra Project Management e Maratona, dedicata in particolare alle virtù che accomunano il Project Manager e il Maratoneta:

  • Pazienza: allenamento duro e costante che porta risultati a lungo termine
  • Tenacia: capacità di sopportare la fatica, gli inevitabili alti e bassi della preparazione atletica, le sconfitte
  • Capacità di programmare oltre l’orizzonte temporale noto: la maratona ha un’orizzonte temporale molto lungo, che necessità di una pianificazione accurata e di un’utilizzo delle risorse ottimale. Pena l’arrivare esausti a metà gara e mollare il colpo.

Credo che il Project Management si presti molto bene a metafore sportive e che la Maratona sia una metafora particolarmente calzante…

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Negoziatori migliori grazie alle Arti Marziali

02/04/2010 § 7 commenti

…ovvero come migliorare le nostre abilità di negoziatori grazie agli insegnamenti delle arti marziali.

Le Arti Marziali sono conoscenza di noi stessi, del nostro avversario e più in generale delle persone con cui interagiamo.

L’approccio marziale che io considero non è quello finalizzato alla distruzione, ma al controllo dell’azione altrui, nel rispetto della sua integrità fisica e mentale. Per riportare questa affermazione alla nostra realtà (e alla nostra legislazione, se vogliamo) intendo difesa proporzionata all’offesa: reazione proporzionata all’azione.
Reazione che pur permettendoci di raggiungere il nostro obiettivo, la nostra incolumità in questo caso, tiene in considerazione la salvaguardia, per quanto possibile, dell’altra persona. La rispetta come essere umano.

Negoziazione e Arti Marziali: forza contro forza

Conflitto, forza contro forza.

Immagino che molti di voi avranno già familiarità con questo concetto, che ritornerà in vari modi in questo articolo.  Ma ciò di cui voglio parlare ora è altra cosa, probabilmente meno usuale: le arti marziali come strumento per affinare le nostre abilità di negoziatori considerando che la negoziazione è spesso parte, in un modo o nell’altro, di un conflitto, estendendo il discorso in questo senso anche alle trattative commerciali.

Le Arti Marziali quindi, in particolare T’ai Chi, il T’ien Shu o l’Aikido, come metafora per la negoziazione e, ancora una volta, come strumento formativo esperienziale in Azienda.

Ma andiamo per gradi….

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Consapevolezza attraverso il contatto fisico

09/02/2010 § 14 commenti

Lo scorso we, qui a Firenze, ho partecipato ad uno degli stage di aggiornamento periodici di Kung Fu T’ien Shu.
Uno dei momenti che ha caratterizzato le due giornate del raduno è stato quello della preparazione per i ragazzi dell’agonistica. Agonistica che io da tempo, sia per sopraggiunti limiti di età (falsità) che per carenza di legamenti sani (verità) ho abbandonato, per dedicarmi alla ricerca applicata e alla parte più tradizionale della disciplina.
In breve, dopo tanto tempo mi sono concesso anch’io uno di quegli allenamenti che mi facevano tanto godere anni fa e che ultimamente avevo, per vari motivi, tralasciato: un bella sessione di preparazione al combattimento, con tanto di guantoni pesanti, protezioni e  un po’ di lividi a fine giornata.
La cosa che mi premeva farvi vedere era la faccia del Maestro Carpanese (per me sempre Davide :-)) e la mia a temine allenamento:

il Maestro Carpanese e il sottoscritto durante un esercizio a coppia.

Due “ragazzini” (78 anni in due) che vanno avanti imperterriti, divertiti come bambini!

Questo per introdurre il contesto che ha dato il via alla riflessione, ma ovviamente non è questo il punto…

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Yoga in ufficio, per combattere lo stress e risparmiare denaro

02/02/2010 § 2 commenti

Segnalo l’articolo che da il titolo a questo post, apparso ieri su Manageronline e che indica un interessante svolta da parte di alcune aziende anche italiane: l’inserimento di pratiche meditative  durante l’orario di lavoro.
Io generalmente parlo di arti marziali, non di meditazione in senso stretto.
Questo non deve far dimenticare che la meditazione, sia essa in movimento come con il Taichi che più statica come il Qigong o lo Yoga di cui si parla nell’articolo, è e deve essere una parte essenziale della pratica di qualunque artista marziale. Lo sviluppo del Qi (o Chi) è importante quanto lo sviluppo della nostra mente o del nostro corpo, al fine di raggiungere un corretto equilibrio psico-fisico.
Mi fa molto piacere leggere che queste discipline stiano prendendo piede anche in Azienda, il benessere delle persone (dei dipendenti in questo caso) non potrà che trarne giovamento.

Il Taichi e la capacità di ascoltare

01/02/2010 § 1 Commento

Questo post solo per dare una veloce testimonianza.
Lo scorso fine settimana ho partecipato qui a Firenze ad un seminario tenuto dalla Maestra Thérèse Teo Mei Mei, allieva diretta di Yang Zhenduo, rappresentante ufficiale della famiglia Yang in Europa e fondatrice del centro Taiji e Quigong di Stoccolma.

Thérèse Teo Mei Mei col Maestro Yang Zhenduo

Thérèse Teo Mei Mei col Maestro Yang Zhenduo

Durante la pratica ho avuto modo, per l’ennesima volta, di esaltarmi per essere riuscito a rallentare i miei movimenti e i miei pensieri.
A fermarmi e ad ascoltare le mie sensazioni.
A fermarmi e ad ascoltare le sensazioni degli altri.
Il Taichi è davvero “ascolto”, qualcosa di cui c’è molto bisogno in qualunque contesto.
Grazie a tutti coloro che hanno condiviso con me quest’esperienza e grazie a Roberta e a tutti i membri dello Yang Chengfu Tai Chi Chuan Center di Firenze per averla organizzata.

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