Ma cosa centra un Pugno con la Formazione in Azienda?…

10/10/2009 § 1 Commento

Non lo direste mai, ma centra. Se ci si riflette un po’ su, centra più di quanto si possa immaginare di primo acchito…

Cos’è un pugno? Dal Wikizionario “colpo inferto con la mano chiusa, solitamente picchiando con le nocche” e solitamente contro un obiettivo determinato (questo lo aggiungo io).

Questo però è solo l’atto finale. Per arrivare a tirare un pugno è necessario mettere in funzione una serie di meccanismi, sia mentali che fisici, tutt’altro che banali.

Ma quali possono essere le analogie di questo atto con, ad esempio, un progetto aziendale? Dove può esserci di aiuto la Metafora del Pugno per migliorare le nostre performance in azienda?

Partiamo dalla fine… partiamo dall’Obiettivo. L’obiettivo, cioè la finalità, di un pugno è quella di colpire un obiettivo, appunto, ben definito. Sia esso un sacco, un focus o un avversario. Diamo per scontato che l’obiettivo sia di per sé realistico, cosa che non sempre in Azienda lo è. Esempio: picchiare Tyson non è realistico. Sarebbe un obiettivo “aziendale” fuori portata per la gran parte di noi…

Sessione di Formazione Marziale - Il pugno e l'obiettivo (un Focus in questo caso)

Sessione di Formazione Marziale - Il pugno e l'obiettivo (un Focus in questo caso)

Ora, il centrare qualcosa o qualcuno con un pugno può essere visto tranquillamente come un progetto di un’Azienda, dove è facilmente individuabile un obiettivo (centrare il sacco o  l’avversario umano), delle risorse e un budget (il nostro corpo, il suo livello di allenamento e di energia), una direzione (il nostro cervello). Un progetto che deve avere una pianificazione (strategia), una fase di roll out (esecuzione), una buona dose di  commitment (Determinazione, Concentrazione, Impegno) e, in ultimo, risente dell’influenza di fattori esterni (l’avversario o il sacco).

In sostanza, se tiro male un pugno e manco il mio obiettivo, ci possono essere molteplici ragioni. Ci ho messo troppa energia, troppo poca o quella che avevo l’ho usata male (Budget e Risorse), non ero determinato (Commitment), sono arrivato senza fiato a colpire (Pianificazione) o ho sbagliato la distanza (Roll Out) o, peggio, ho cercato di colpire la persona sbagliata (Tyson… Project Objective)

La stessa cosa accade in azienda: troppe o poche risorse, sia umane che fisiche,  allocate ad un determinato progetto. Oppure risorse umane  senza le capacità (skill) adeguate. Budget mal spesi o insufficienti. Assenza di commitment ai livelli più alti o a quelli operativi. Il lavoro è stato pianificato male o, peggio ancora, manca di pianificazione. Il roll out è stato fatto senza attenzione e senza controlli di qualità. Ci siamo accorti troppo tardi che il progetto era fuori dalla notra portata.
Morale: Tyson si è accorto che abbiamo cercato di tirargli un pugno e ha reagito…

Introduzione alla Formazione Marziale

06/10/2009 § 1 Commento

Le aziende hanno molto spesso colto spunti ed adottato strategie provenienti dal mondo delle arti marziali, dove il termine “marziale”, da Marte (Dio della Guerra), è inteso nel senso più ampio: dalle strategie sui campi di battaglia , l’arte della guerra di Sun Tzu  ne è un classico esempio, alla disciplina del guerriero, cito in questo caso l’Hagakure di Yamamoto Tsunemoto.
 
Se la teoria marziale ha ormai un uso consolidato nel mondo del business, la pratica è spesso stata messa in disparte, sia per il rischio fisico che per la difficoltà percepiti. In realtà, con le dovute precauzioni e un minimo di preparazione, anche la pratica marziale può essere di grande aiuto nella gestione del business, nelle relazioni con gli altri e nel rapporto con sé stessi.
Walter Allievi e Lapo Baglini

Walter Allievi e Lapo Baglini - Trainers

Partendo da questo assunto, verso la fine del 2008, io e l’amico Lapo Baglini abbiamo cominciato a pensare a come, in concreto, si potesse portare l’esperienza formativa delle Arti Marziali in Azienda, con profitto per sia per l’Azienda come sistema che per i singoli dipendenti, stimolando le abilità fisiche e mentali dei partecipanti con esercizi marziali che si ponessero al tempo stesso come sfida senza essere rischiosi nella realtà della pratica. 

 
L’obiettivo era quindi creare un’Esperienza non solo attraverso la morbidezza del Tai chi,  arte marziale “interna” spesso portata come metafora aziendale, ma anche tramite la rudezza, comunque elegante, delle arti marziali cosiddette “esterne” e delle discipline occidentali da combattimento, rispettivamente il Kung-Fu e la Kick Boxing.
Sessione di Formazione Marziale

Focus sull'obiettivo - Sessione di Formazione Marziale con il Kung Fu

Contesto di riferimento

Per dare un po’ di contesto a quanto fatto mi sembra opportuno dare alcune nozioni sui concetti di arte marziale “interna” ed “esterna”.
Quando si parla di arti marziali interne, si parla sostanzialmente di arti che pongono il focus sull’uso dell’energia interna (“chi” per i Cinesi e “ki” per i Giapponesi), sull’equilibrio e della forza interiore del corpo.
La forza interiore non è, come spesso viene fatto credere, un concetto prettamente metafisico;  riguarda anche, e in modo rilevante, l’uso della muscolatura più profonda e il corretto  utilizzo meccanico di tutta la struttura corporea (ossa, muscoli, tendini e articolazioni).
Grande importanza nelle arti marziali interne riveste inoltre l’uso dell’energia dell’avversario per controllarlo e neutralizzarlo. Un detto del Tai Chi recita infatti “usare 100 grammi per spostare 100 chili”.
Le misure riportate a volte variano (si passa dai 40 ai 400 grammi per spostare a volte fino a 400 chili…) ma il concetto di fondo è questo: se correttamente applicata, basta una piccola forza per ottenere un grande risultato. Non molto lontano da ciò che diceva Archimede.
 
Taichi e Formazione Marziale - Il Tui Shou

Taichi e Formazione Marziale - Il Tui Shou in una sessione di Formazione Marziale

Ma quali arti marziali sono definibili interne? Non molte per la verità, si tratta sostanzialmente di  tre grandi famiglie: il Pakua, lo Hsing Yi e il Tai Chi, appunto. Tutte di origine Cinese. L’altra arte che probabilmente è possibile definire come interna è l’Aikido fondato in Giappone dal Maestro Morirei Ueshiba a metà secolo scorso. L’Aikido pone ancor maggiormente l’accento, rispetto alle arti cinesi se possibile, sull’utilizzo dell’energia dell’avversario per controllarlo e neutralizzarlo, sempre nel rispetto dell’essere umano e del principio “minor dispendio di energie con il massimo rendimento” (efficienza ed efficacia).

 
Le arti esterne per contro pongono maggiormente l’enfasi sulla forza muscolare esteriore, quella che si ottiene attraverso flessioni, addominali  e quant’altro.
La lotta si basa principalmente sullo sfruttamento della propria prestanza atletica e della tecnica di combattimento più che sull’uso della forza dell’avversario e sulla cedevolezza.  Questo per lo meno nelle prime tappe del cammino di un artista marziale “esterno”. In realtà poi le due strade, quella interna e quella esterna, tendono entrambe verso un’unica meta, l’equilibrio e la pace interiore. E ad alti livelli i principi utilizzati dai Maestri sono molto simili, indipendentemente dall’arte di provenienza.
Le arti esterne sono moltissime, in pratica sono tutte quelle non indicate in precedenza come interne, quindi i vari stili di Kung-Fu Cinese, Karate e Ju-Jitsu Giapponesi, Kali Filippino, Viet-vo-dao Vietnamita, Taekwondo Coreano, Ju-Jitsu Brasiliano… l’elenco, comprendendo tutte le sfumature e gli stili derivati, è potenzialmente infinito.
 
Ma come portare tutto questo all’interno delle aziende? Dal prossimo articolo cominceremo a parlarne…

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