Il metodo “Antistronzi”, la quiete interiore e le performance del team

07/01/2011 § 4 commenti

A natale mi è stato regalato il libro Il nuovo metodo antistronzi il quale deve buona parte del suo successo al nome poco ortodosso, come conferma anche l’autore, ma che alla lettura si presenta come un testo approfondito e più serio di quanto appaia di primo acchito.

Nel libro viene individuata una serie di comportamenti caratteristici dello “stronzo” (asshole in inglese, da cui il titolo originale The no asshole rule) fra cui insulti personali, contatto fisico non richiesto, intimidazioni, sarcasmo eccessivo, email distruttive, occhiatacce e altro. L’elenco completo dei comportamenti, definito la sporca dozzina, lo trovate sul blog italiano dedicato “al metodo”.

Oltre ad analizzare svariate tipologie di soprusi professionali ed orrori organizzativi in modo alquanto dissacrante ma mai superficiale, l’autore, Bob Sutton, si sofferma su due punti che reputo particolarmente rilevanti e che riguardano i costi che un sistema economico è costretto a sostenere in presenza di un clima negativo. In particolare:

  • i costi per i singoli in termini di stress personale, ricadute sulla sfera privata, mancanza di autostima fino ad arrivare all’esaurimento;
  • i costi per l’organizzazione in termini di mancata performance, insoddisfazione per i clienti e alto turnover del personale.

Se si prende a riferimento la formula del team sintetizzata da Luigi Mengato, il libro sembra implicitamente avvallare la presenza della lettera “C” all’esponente come elemento potenziante (o depotenziante) delle performance.

"Formula del Team" di Luigi Mengato - Creative Commons Licence

La formula sta a significare che un gruppo, affinché possa evolvere in un team coeso e performante, deve possedere le seguenti caratteristiche:

  • O = Obiettivi che devono essere necessariamente S.M.A.R.T.
  • R = Ruoli
  • M = Metodo di lavoro
  • L = Leadership
  • C = Clima

e dove quindi il clima, appunto, svolge la funzione di moltiplicatore esponenziale delle altre variabili.
Ad esempio Sutton cita lo studio svolto dagli psicologi Miner, Glomb e Hulin nel 2005 e pubblicato sul Journal of Occupational and Organizational Psychology che dimostra come un comportamento negativo abbia effetti 5 volte superiori sull’umore, e quindi sul clima, di un gruppo di lavoro rispetto ad un comportamento positivo. Come dire che per recuperare il clima dopo la carognata di un collega servono almeno 5 eventi positivi che ristabiliscano l’equilibrio. Il che è qualcosa difficile da ottenere in tempi brevi, pensate quindi quale possa essere l’impatto di un evento spiacevole sulle prestazioni di un gruppo di lavoro.

Quindi potremmo dire che la formula del team, nel caso di un clima negativo, possa avere la “C” negativa addirittura moltiplicata per 5!

Ma una volta che abbiamo determinato che in azienda operano uno o più personaggi negativi, come è il caso di comportarsi?

L’autore suggerisce alcune tattiche per limitare i danni, riporto qui le principali:

  • Una volta individuato il soggetto “negativo”, eliminarlo.
  • Se non è possibile tentare di eliminarlo, provare a recuperarlo.
  • Quando possibile, minimizzare o addirittura evitare il contatto con il soggetto in questione, tanto per evitare di rovinarsi la giornata.
  • Pensare al meglio, aspettarsi il peggio. In sostanza abbassare le aspettative per non restare delusi.
  • In ogni caso, mantenere un atteggiamento calmo e rilassato. Avere cioè una certa quiete interiore.

Come noterete l’eliminazione (non fisica, ovviamente) precede il tentativo di recupero. Si tratta in questo caso di valutare i costi rispetto ai benefici.
Recuperare qualcuno dalla sua “stronzaggine” e rimetterlo sulla retta via non è facile e il risultato non è sempre garantito. Eliminarlo è la via più diretta e sicura anche se effettivamente un po’ draconiana.
Ma secondo l’autore se qualcuno obietta che eliminare un membro molto produttivo di uno staff, anche se arrogante e antipatico, non è cosa facile e può essere rischioso per un’azienda, probabilmente non  ha fatto bene i conti sui costi che mantenere tale elemento comporta, costi che vanno dedotti dai ricavi che egli genera, il che riequilibra molte volte la situazione. E io non mi sento di dargli torto.

Coloro che ritengono che sia stato proprio il loro caratteraccio ad avergli fatto fare strada, probabilmente dovrebbero riflettere sul fatto che hanno fatto strada NONOSTANTE il loro caratteraccio, e non grazie. Probabilmente le qualità premianti sono altre (perseveranza, costanza, focus sull’obiettivo, coraggio…).
L’autore cita molti casi noti, Steve Jobs in primis, il quale, a dispetto della propria genialità, non è esattamente la persona migliore con cui spendere le proprie ore lavorative, soprattutto se è di cativo umore. Jobs infatti, oltre ad essere un grande motivatore, riesce altrettanto bene a essere un grande distruttore di collaboratori.
In ogni caso è un uomo di grandissimo successo e quindi le sue qualità devono essere superiori ai suoi difetti, per lo meno come manager. In ogni caso in pochi lavorano volentieri al suo fianco, almeno così sembra.

L’ultima fra le strategie individuate, dato in particolare la vocazione di questo blog, merita di essere approfondita. Restare calmi e rilassati quando siamo sotto attacco è una delle basi fondanti delle arti marziali. Per parafrasare il geniale maestro Oogway di Kung-fu Panda:

L’acqua agitata non ci fa vedere attraverso, solo se si placa, vediamo oltre.

E l’acqua, ça va sans dire, è la nostra mente. Affinché la nostra reazione sia appropriata e possa riequilibrare l’evento negativo, la mente deve essere calma. Essere calmi dissolve la forza del nostro avversario, soprattutto in presenza di un attacco verbale. Una reazione violenta porta  inevitabilmente all’escalation. Una reazione calma, ma decisa e assertiva al tempo stesso, porta al controllo e alla dispersione dell’aggressione altrui. Come recita la prima parte del “medita” del T’ien Shu (arte che pratico da ormai vent’anni):

Quando l’avversario ti attacca non restistergli, non opporti a lui, ma controlla il suo attacco muovendoti con esso.

Splendido. Una sorta di mantra che mi ha aiutato in più di un’occasione.

Una nota di colore, nel libro vengono citati svariati studi dove si dimostra che un ottimo indicatore di “stronzaggine” è la differenza di comportamento che una persona mantiene con i suoi superiori rispetto a quello che ha con i suoi subalterni. Leggendo queste parole non ho potuto fare a meno di pensare ad un rap italiano che forse ricorderete e che mi riporta agli anni dell’università:

Sono intorno a noi, in mezzo a noi, in molti casi siamo noi a far promesse senza mantenerle mai se non per calcolo, il fine è solo l’utile, il mezzo ogni possibile, la posta in gioco è massima, l’imperativo è vincere e non far partecipare nessun altro, nella logica del gioco la sola regola è esser scaltro: niente scrupoli o rispetto verso i propri simili perchè gli ultimi saranno gli ultimi se i primi sono irraggiungibili. Sono tanti arroganti coi più deboli, zerbini coi potenti, sono replicanti, sono tutti identici guardali stanno dietro a maschere e non li puoi distinguere.

L’autore del testo è il rapper Frankie Hi-NRG e la canzone è “Quelli che ben pensano” del 1997. Non pensavo che l’avrei mai citato come esempio in ambito professionale, ma forse è proprio questo il bello. E poi, dopo aver citato Kung-fu Panda, forse posso permettermi anche Frankie…
Scherzi a parte, il testo dipinge perfettamente il tipo di persona di cui parla Sutton e che io non vorrei mai avere a lavorare assieme a me. Analogamente a Sutton, anche Frankie ci dice che [gli “stronzi”]  “in molti casi siamo noi”, giusto per ricordarci che non siamo sempre esenti da colpe, anzi che un bell’esame di coscienza di tanto in tanto dovremmo farcelo.

In sintesi, come dice anche l’autore: “la vita è breve, perché rovinarsela frequentando degli stronzi?”.
E su questo punto non si può che dargli ragione.

p.s.
per dovere di cronaca, il libro me lo ha regalato mia moglie, col pretesto che da formatore avrei trovato molti spunti interessanti per il mio lavoro. Non so se volesse dirmi anche qualcosa d’altro, in ogni caso ci sto riflettendo 😉

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§ 4 risposte a Il metodo “Antistronzi”, la quiete interiore e le performance del team

  • Luigi Mengato ha detto:

    Ciao Walter,
    grazie della citazione.
    Il tuo Post offre un ottimo approfondimento sulla variabile “C”, mi permetterò di citarlo in formazione (sempre citando la fonte !! :-)).
    Come dicevamo, il confronto e la condivisione non possono che migliorare il contenuto, e questo Post ne è una prova tangibile.
    Grazie.

    • Walter Allievi ha detto:

      Ciao Luigi,
      credo sia stato proprio il tuo post a indurmi a scrivere l’articolo. In fondo il libro è incentrato sul clima aziendale e la tua formula mette il clima in una posizione di estrema rilevanza, all’esponente, appunto.
      Sarebbe bello arrivare a pesare gli altri elementi che la compongono, ammesso che sia possibile. Se mai dovesse venirmi qualche idea a riguardo, ti farò sapere 🙂
      E come già ti dicevo, sicuramente anch’io userò la tua formula in qualche corso, sempre, ovviamente, citandone la fonte!!

  • William ha detto:

    Ciao Walter innanzitutto mi complimento per l’articolo bellissimo.
    Tratti una tematica a me molto cara: le tecniche per vincere gli stronzi.
    Trovo il tuo articolo davvero utile e veramente molto bello.
    Anch’io da pochi mesi ho aperto un blog e questa è una delle tematiche che maggiormente mi appassiona e di cui ho già avuto modo di scrivere.
    Ti ringrazio anche perchè mi hai fatto scoprire un libro, Il Metodo Antistronzi, che non vedo l’ora di leggere.
    Mille grazie e a presto. 🙂

    • Walter Allievi ha detto:

      Ciao William,
      ti rispondo con imperdonabile ritardo ma ammetto di aver molto trascurato il mio blog nell’ultimo anno. Ti ringrazio davvero per i complimenti e se mai leggerai il libro (ci sta tu l’abbia già letto) mi farà molto piacere sapere che ne pensi.
      A presto!
      Walter

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