Project Management Esperienziale: La disfida dei Marshmallow

27/12/2010 § 4 commenti

Ormai da un po’ di tempo ho inserito fra il mio repertorio di esercizi esperienziali (a volte mi sembra di essere un prestigiatore…) anche la ormai famosa Marshmallow Challenge, resa nota dall’altrettanto famoso video che è apparso su TED e che potete trovare qui:

http://www.ted.com/talks/tom_wujec_build_a_tower.html

Per chi ancora non lo conoscesse, l’esercizio è una piccola prova di project e team management e consiste nel progettare e creare in gruppo (4 persone generalmente) la costruzione più alta partendo da una dotazione di 20 spaghetti, un marshmallow, scotch, spago e forbici. I vincoli principali sono il tempo (18 minuti), l’impossibilità di “appendere” la costruzione a strutture più alte (lampade, appendiabiti…) e il fatto che il marshmallow deve essere posizionato in cima alla costruzione.

Al seguito del successo dell’esercizio è stato creato anche il sito http://marshmallowchallenge.com/, dove, fra le altre cose, trovate spiegate per filo e per segno le istruzioni per l’esecuzione dello stesso e alcune riflessioni da riportare in fase di debriefing, come ad esempio:

  • l’importanza della prototipazione:verificare costantemente sulla nostra struttura quale sia l’impatto dell’installazione del marshmallow in cima ad essa.
  • la verifica degli assunti: “il marshmallow tanto è leggero”… vero, ma gli spaghetti di peso ne reggono davvero poco…
  • l’importanza dell’avere un team dalle competenze diversificate, dove un gruppo di avvocati può far peggio di una squdra composta da bambini delle elementari.
  • la difficoltà di avere alte performance sotto stress, affermazione ancor più vera quando viene messa in palio una certa posta.

Provandolo più volte sul campo (qui sopra trovate alcune delle strutture create), ho avuto modo di annotare qualche altra riflessione, che vi riporto sinteticamente qui sotto:

  • seppur esplicitamente indicato fra i vincoli di progetto, il tempo raramente viene preso in considerazione e debitamente misurato. Quasi nessun gruppo verifica lo scorrere delle lancette e pianifica le attività di conseguenza.
  • i gruppi che eccellono sono quelli che si danno un minimo di organizzazione e dove emerge una figura di leader o, più semplicemente, di coordinatore dei lavori. Affermazione apparentemente banale, ma quanti gruppi di lavoro non appena ricevono un incarico vi si buttano a capofitto fermandosi a riflettere solo all’emergere dei problemi?
  • l’italiano, pur di vincere, infrange qualunque regola o per lo meno tenta di aggirarla o di interpretarla a suo favore...  Ad esempio: le costruzioni non possono essere sospese con tiranti che arrivano da strutture più alte, eppure ho visto persone improvvisarsi  lampadario, pur di far star su la propria struttura fino all’atto della misurazione. Le regole, in buona sostanza, servono per essere aggirate. Questa è più una riflessione di carattere sociologico che altro, ma vale la pena di sottolinearla, dato che, per quanto possa sembrare strano ad alcuni, i progetti sono di successo quando, oltre a rispettare i vincoli di tempo, costo e qualità, raggiungono gli obiettivi nel rispetto delle leggi.

Un buon esercizio, da consigliare.

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§ 4 risposte a Project Management Esperienziale: La disfida dei Marshmallow

  • Marco ha detto:

    Ciao Walter,
    le riflessioni che fai trovano riscontro al 100% in tutti i giochi esperienziali che mi capita di far fare.
    Interessante in particolare l’ultima, l’obiettivo di rispetto delle leggi fa riflettere…e più ci rifletto, più è un elemento su cui lavorare.
    Nella pratica mi sono accorto di una cosa: se l’italiano lo fai partecipare al processo di ideazione delle leggi, le rispetta di più. Se poi gliele fai ‘scoprire’ sbattendo il naso, è ancora meglio. Già, la “scoperta guidata”dei principi di gioco, scommetto che ti ricorda qualcuno…. 🙂

    • Walter Allievi ha detto:

      Ciao Marco!
      verissimo, credo sia ormai assodato che partecipare ad un processo decisionale o creativo, in un modo o nell’altro, faccia sentire le persone maggiormente responsabilizzate a riguardo e più inclini a rispettare le decisioni prese. Cosa diversa se le decisioni invece calano dall’alto, le imposizioni all’italiano, e non solo, non piacciono molto.
      Riguardo alla scoperta guidata (certo che mi ricorda qualcuno :-)), probabilmente nella formazione esperienziale è il processo più funzionale. Riporto una frase del mitico Mou a riguardo di questo metodo “educativo” utilizzato nei suoi allenamenti sul campo:

      “Io lo definisco ‘scoperta guidata’: sono loro a scoprirlo grazie ai miei suggerimenti. Costruisco situazioni d’allenamento che li mettono su una certa strada. Loro cominciano a intuirlo, così ne parliamo, discutiamo e giungiamo a una conclusione. Ma perché funzioni i calciatori che alleno devono avere le proprie opinioni”.

      Avanti anni luce! Se persino un calciatore deve avere le proprie opinioni, cosa dovremmo dire di una risorsa aziendale? Molti manager dovrebbero riflettere seriamente a riguardo 🙂

  • Luigi Mengato ha detto:

    Ciao Walter,
    anche io utilizzo da un po’ di tempo questo esercizio, e lo trovo veramente molto efficace.
    Concordo completamente con le tue riflessioni: scarsa attitudine alla gestione del tempo, importanza dell’emergere di una figura di leadership (che peraltro solo raramente viene decisa a priori dal gruppo), ed incredibile tendenza ad aggirare le regole. Che sia una caratteristica tutta italiana ??
    Aggiungerei una cosa che ho notato: è raro che il gruppo dedichi un minimo di tempo a pensare prima di agire, e veramente raramente il gruppo progetta la torre usando carta e penna. Chi lo fa però, tende ad essere il gruppo migliore.

    Quest’estate un gruppo è riuscito a costruire una torre di 92 cm (al secondo turno ….): nelle tue esperienze qual’è stata la torre più alta ?

    Ciao.

    • Walter Allievi ha detto:

      Ciao Luigi,
      si, credo che l’aggirare le regole sia proprio parte della nostra cultura.
      La nostra storia dimostra che raramente l’italiano si oppone apertamente all’oppressore, il più delle volte lo ignora e delle sue [dell’oppressore] regole fa ciò che vuole. L’abbiamo fatto per centinaia d’anni sotto le varie dominazioni, non stupisce che qualcosa sia rimasto anche oggi nella nostra cultura 🙂
      A riguardo consiglio la lettura del libro “Antistoria degli Italiani” di Guerri. Nel libro vengono riproposti i vari episodi, dall’impero romano ad oggi, che hanno prodotto la cultura dell’ “italian paracul” come splendidamente definita da un amico e collega (che mi ha insegnato molto).
      Per il resto concordo assolutamente, quasi nessuno si ferma a riflettere prima di partire e per ora non mi è capitato neanche un gruppo che buttasse giù un progetto cartaceo.
      Torre più alta? Se non erro 84 cm, ma è rimasta in piedi per poco, giusto il tempo della misurazione. Mancava uno dei parametri essenziali di un progetto, la qualità 🙂
      A presto!
      Walter

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