Feeds:
Articoli
Commenti

Segnalo questo interessante articolo di Lapo Baglini pubblicato su Psicolab la scorsa settimana, un case history di Coaching Aziendale e di Formazione Esperienziale, dove, fra le altre discipline, hanno trovato applicazione anche le Arti Marziali (con l’intervento del sottoscritto in qualità di Formatore). Riporto qui di seguito riporto alcuni passaggi significativi e rimando alla lettura dell’intero articolo per approfondimenti:

“…quando l’azienda si pone degli obiettivi [formativi] di più ampio respiro, quando non ci si ferma solo alle competenze tecniche ma si chiede alla propria organizzazione un balzo in avanti in termini di competenze relazionali e trasversali, ecco che l’azienda sta chiedendo di acquisire al proprio interno nuove idee, di imparare nuovi comportamenti. Il che è tanto più vero se si affrontano tematiche quali motivazione, team building, spirito di squadra, leadership. In una parola le declinazioni del coaching aziendale e del Team Coaching….

“…In quest’ottica, dopo aver analizzato i fabbisogni formativi dell’organizzazione, abbiamo deciso di puntare su un intervento di Formazione Esperienziale….”

“…[che] non va però confusa con una generica attività di animazione, in grado di proporre divertenti e suggestive attività fine a se stesse e permettere piacevoli ricordi scarsamente utili in una realtà produttiva e organizzativa.

Il progetto infatti supporta i partecipanti all’interno di un preciso percorso formativo finalizzato allo sviluppo di competenze utili e spendibili. Uno dei punti nodali è il confrontarsi con un terreno sconosciuto dove si è costretti ad adattarsi, correre dei rischi, operare anche senza conoscere tutte le risposte, gestire situazioni di ambiguità oppure trovarsi a svolgere attività più familiari gestendole ed elaborandole però da differenti punti di vista stimolando il pensiero laterale [qui il link al mio articolo sull'argomento]…”

Dopo Rugby  e Teatro “…il percorso è proseguito con la Formazione Marziale, un progetto nuovo in Italia, che abbina i valori tradizionali delle arti marziali a un moderno approccio aziendale. Le pubblicazioni sono in corso di realizzazione, l’unico esempio ci viene per il momento dall’Inghilterra [http://www.corporatemartialarts.com, ndr] anche se in italiano abbiamo un blog ben fatto dell’amico e collega Walter Allievi…”  che  neanche a dirlo è proprio il blog che state leggendo in questo momento :-)
Grazie Lapo!

E pensare che credevo di aver avuto uno spunto originale…

Invece ieri sera mi trovo davanti a queste parole di de Bono: “nello ju-jitsu, se uno dei lottatori prevede le mosse dell’avversario è in grado di utilizzarne la forza e il peso e di volgerle contro l’avversario stesso. Allo stesso modo si può prevedere il corso dei pensieri di una persona che ragiona verticalmente [in senso strettamente logico, ndr], e trarne profitto.

(da “Il Pensiero Laterale, come diventare creativi” – Edward de Bono, BUR, pag. 157)

Lavoro a coppia sull'anticipo

Lavoro a coppia sull'anticipo, toccare la spalla e schivare - studio dell'avversario.

L’analogia di de Bono si aggiunge alla mia (o, meglio, la mia si aggiunge alla sua…), e osserva la stessa questione da un’angolazione diversa: le arti marziali non solo possono aiutare la mente a ragionare in modo “laterale” ma possono anche aiutarci nel “prevedere” i comportamenti del nostro avversario.
Ora, “prevedere” a mio avviso è una verbo da usare con cautela. Non si tratta di vera e propria preveggenza. Più che altro è lo sviluppo di una certa sensibilità che ci porta ad anticipare le mosse del nostro avversario in modo spontaneo, senza forzature. Tu “tiri”, io so già prima che tu parta dove vuoi arrivare. In qualche modo “ti sento”. E non ci sto pensando, lo sento e basta.

Gli orientali dicono che prima attacca il nostro Qi, poi attacca il nostro corpo.

Quando una persona ci attacca, se siamo in grado di “sentire” il suo Qi, siamo in grado di “prevedere” le sue mosse e usare la sua forza contro di esso.

Se siamo in grado di intuire il suo processo mentale, siamo in grado di “manipolarlo” e volgerlo a nostro vantaggio.

Direi che tutto torna, grazie Edward :-)

E’ passato un po’ di tempo (proprio quel tempo che sembra non bastarci mai…) ma alla fine eccoci:
questo il video fatto al festival della creatività lo scorso 15 ottobre dove, dopo qualche placcaggio, una paio di touche ed una mischia di rugby “curate” da Lapo, Marcelo, Lorenzo e altri amici del Firenze Rugby 1931, ho fatto provare a qualche ignara passante la “liberazione” che si prova prendendo a ginocchiate qualcuno… Obiettivo: sfogare e conoscere la propria aggressività, saper controllare quella degli altri e focalizzarsi su un obiettivo preciso.
Tui Shou e Formazione Esperienziale al Festival della Creatività

Tui Shou e Formazione Esperienziale al Festival della Creatività

Poi, per rilassarci un po’ e parlare  di “negoziazione fisica”,  Tui Shou mutuato dal Taichi. E’ stato bellissimo vedere la modifica di atteggiamento del volontario nel breve lasso di tempo in cui abbiamo potuto praticare insieme.
Da una rigidità conflittuale ad una rilassatezza ricettiva. Proprio dove si voleva arrivare.

Dopo di me vedete Paolo in azione, con un esercizio di Team Building da veri equilibristi davvero interessante.

Questo il video:
Qui il link all’articolo completo su PLS Web, dove trovate, fra l’altro, tutti i video del nostro intervento
alla Fortezza.
Questo invece l’articolo di Lorenzo (da leggere :-) ).
 
una menzione speciale va fatta Lapo (qui alcune sue note sull’evento), che con un sangue freddo fuori parametro è partito con una dissertazione sul team building, microfono alla mano, davanti ad un open space vuoto se non per qualche passante indifferente…
Dopo 5 minuti (e, ammetto, 3 rugbisti prestanti che si atteggiavano nei dintorni) si era raccolta una piccola folla (prevalentemente donne…) ad ascoltarlo. Un grande.

Il pensiero laterale, concetto introdotto dallo psicologo e medico Edward De Bono, è una “modalità di risoluzione di problemi logici che prevede un approccio indiretto ovvero l’osservazione del problema da diverse angolazioni, contrapposta alla tradizionale modalità che prevede concentrazione su una soluzione diretta al problema” (fonte Wikipedia). In sostanza, per cercare la soluzione ad un problema NON si parte dalla soluzione più ovvia, ma da approcci alternativi, magari focalizzandosi su dettagli apparentemente marginali.

Ma dove un’arte marziale può aiutarci a osservare un problema da un’angolazione diversa dall’usuale, a pensare al di fuori degli schemi? Pensiamo un po’ alle nostre reazioni a determinate azioni da parte di un aggressore (sia esso reale o per gioco): una spinta per esempio. Se guardiamo due bambini spingersi, molto probabilmente quello dei due che spinge più forte, perchè più forte o più pesante (vantaggio relativo), sarà quello che avrà la meglio. Ciò accade nella maggior parte dei casi, tranne quelle rare volte dove c’è quello “un po’ più furbo” che ad una forte spinta non si oppone. Cede, si sposta lateralmente o in modo circolare (come, in differenti modi, nel Taichi, nell’Aikido o nel Kung-fu T’ien Shu).

L’aggressore a questo punto, sorpreso da una mossa inaspettata, generalmente perde l’equilibrio. Più forte è l’attacco, più facile è che l’epilogo per l’aggressore sia un capitombolo … la disfatta più totale per ogni bambino :-)

la spinta e il pensiero laterale - foto luciapoggiali.com

Arti marziali e pensiero laterale, reazione ad una spinta - foto luciapoggiali.com

Ciò che cosa ci insegna? Ci sono azioni e reazioni che escono dagli schemi, che sono inaspettate e che generano scompiglio. È chiaro, una reazione inattesa può anche non portare al risultato sperato, anzi, peggiorare la nostra situazione. Se lo spostamento laterale non viene eseguito correttamente, potremmo essere “intercettati” comunque dal nostro avversario, fornendo un fianco ancora più debole all’aggressione. Ma se la mossa riesce, e per riuscire necessita di determinazione, preparazione e coraggio, allora sarà possibile tramutare una situazione di svantaggio in uno scacco matto.

Sia chiaro, cedere NON è capitolare, è il non opporsi ad una forza ma utilizzare la forza stessa dell’avversario per raggiungere un risultato a noi favorevole.

Se in una contrattazione con più offerenti del medesimo bene veniamo trascinati in una battaglia sul prezzo e sappiamo che non potremo mai vincere dato che il  nostro concorrente è più economico, proviamo a spostare il focus del cliente sui livelli di servizio, sull’immagine, sulle prestazioni e la qualità del nostro prodotto. Oppure proviamo a fare un’analisi più accurata delle necessità del cliente. Potremmo scoprire che ci sta chiedendo qualcosa che non gli serve o che non risponde esattamente alle sue necessità o che, peggio ancora, abbiamo offerto un prodotto di fascia troppo elevata per le necessità del cliente stesso.

Quest’ultimo caso mi è capitato di recente dove, curando gli interessi di un cliente in un acquisto rilevante di materiale informatico, il fornitore più accreditato ha perso la commessa per essersi focalizzato solo sul prezzo del prodotto offerto, senza accorgersi che stava offrendo un prodotto dalle prestazioni eccessive rispetto alle reali necessità del cliente. In questo modo l’altro offerente ha firmato facilmente il contratto, senza neanche “spingere” troppo…

Per tornare al parallelo con le arti marziali quindi, sarebbe bastato non focalizzarsi solo sulla forza della spinta (il prezzo) ma spostarsi “lateralmente” lasciando disperdere la forza del concorrente, portando il discorso su altri livelli ed analizzando meglio la situazione.

Ci sono persone più portate di altre al pensiero laterale, ma come in tutte le cose, anche in questo caso è possibile allenarsi. Allenati, impegnati, sii determinato ed i risultati arriveranno.

Nota: Edward De Bono sarà Domenica 18 ottobre al Festival della Creatività alla Fortezza da Basso di Firenze alle ore 17, pedana del padiglione Cavaniglia.

Le donne di GE e FlorenceIn alle prese con ginocchiate (conoscenza e controllo dell’aggressività), mischie (gioco di squadra) e Tui Shou (negoziazione ed equilibrio)

Non lo direste mai, ma centra. Se ci si riflette un po’ su, centra più di quanto si possa immaginare di primo acchito…

Cos’è un pugno? Dal Wikizionario “colpo inferto con la mano chiusa, solitamente picchiando con le nocche” e solitamente contro un obiettivo determinato (questo lo aggiungo io).

Questo però è solo l’atto finale. Per arrivare a tirare un pugno è necessario mettere in funzione una serie di meccanismi, sia mentali che fisici, tutt’altro che banali.

Ma quali possono essere le analogie di questo atto con, ad esempio, un progetto aziendale? Dove può esserci di aiuto la Metafora del Pugno per migliorare le nostre performance in azienda?

Partiamo dalla fine… partiamo dall’Obiettivo. L’obiettivo, cioè la finalità, di un pugno è quella di colpire un obiettivo, appunto, ben definito. Sia esso un sacco, un focus o un avversario. Diamo per scontato che l’obiettivo sia di per sé realistico, cosa che non sempre in Azienda lo è. Esempio: picchiare Tyson non è realistico. Sarebbe un obiettivo “aziendale” fuori portata per la gran parte di noi…

Sessione di Formazione Marziale - Il pugno e l'obiettivo (un Focus in questo caso)

Sessione di Formazione Marziale - Il pugno e l'obiettivo (un Focus in questo caso)

Ora, il centrare qualcosa o qualcuno con un pugno può essere visto tranquillamente come un progetto di un’Azienda, dove è facilmente individuabile un obiettivo (centrare il sacco o  l’avversario umano), delle risorse e un budget (il nostro corpo, il suo livello di allenamento e di energia), una direzione (il nostro cervello). Un progetto che deve avere una pianificazione (strategia), una fase di roll out (esecuzione), una buona dose di  commitment (Determinazione, Concentrazione, Impegno) e, in ultimo, risente dell’influenza di fattori esterni (l’avversario o il sacco).

In sostanza, se tiro male un pugno e manco il mio obiettivo, ci possono essere molteplici ragioni. Ci ho messo troppa energia, troppo poca o quella che avevo l’ho usata male (Budget e Risorse), non ero determinato (Commitment), sono arrivato senza fiato a colpire (Pianificazione) o ho sbagliato la distanza (Roll Out) o, peggio, ho cercato di colpire la persona sbagliata (Tyson… Project Objective)

La stessa cosa accade in azienda: troppe o poche risorse, sia umane che fisiche,  allocate ad un determinato progetto. Oppure risorse umane  senza le capacità (skill) adeguate. Budget mal spesi o insufficienti. Assenza di commitment ai livelli più alti o a quelli operativi. Il lavoro è stato pianificato male o, peggio ancora, manca di pianificazione. Il roll out è stato fatto senza attenzione e senza controlli di qualità. Ci siamo accorti troppo tardi che il progetto era fuori dalla notra portata.
Morale: Tyson si è accorto che abbiamo cercato di tirargli un pugno e ha reagito…

Ecco il primo video sulla sessione di Formazione Esperienziale il Florence Learning Center di GE.
30 donne, Arti Marziali e Rugby in azione!

No, non è un film… è una sessione di formazione esperienziale che si è svolta in General Electric (Learning Center – Sede di Firenze) a fine settembre, protagoniste 30 manager e professional di GE network e di FlorenceIn, messe alla prova da Rugby e Arti Marziali.

Training Esperienziale - Formazione Marziale e Rugby in General Electric

Trainers Lapo Baglini, Marcelo Segundo e il sottoscritto, tutti sotto l’ala di PLS.

Qui trovate il post sul blog di FlorenceIN/ ToscanaIN e una gallery fotografica e qui i commenti di Lapo :-)

Training Esperienziale – Formazione Marziale e Rugby in General Electric
Le aziende hanno molto spesso colto spunti ed adottato strategie provenienti dal mondo delle arti marziali, dove il termine “marziale”, da Marte (Dio della Guerra), è inteso nel senso più ampio: dalle strategie sui campi di battaglia , l’arte della guerra di Sun Tzu  ne è un classico esempio, alla disciplina del guerriero, cito in questo caso l’Hagakure di Yamamoto Tsunemoto.
 
Se la teoria marziale ha ormai un uso consolidato nel mondo del business, la pratica è spesso stata messa in disparte, sia per il rischio fisico che per la difficoltà percepiti. In realtà, con le dovute precauzioni e un minimo di preparazione, anche la pratica marziale può essere di grande aiuto nella gestione del business, nelle relazioni con gli altri e nel rapporto con sé stessi.
Walter Allievi e Lapo Baglini

Walter Allievi e Lapo Baglini - Trainers

Partendo da questo assunto, verso la fine del 2008, io e l’amico Lapo Baglini abbiamo cominciato a pensare a come, in concreto, si potesse portare l’esperienza formativa delle Arti Marziali in Azienda, con profitto per sia per l’Azienda come sistema che per i singoli dipendenti, stimolando le abilità fisiche e mentali dei partecipanti con esercizi marziali che si ponessero al tempo stesso come sfida senza essere rischiosi nella realtà della pratica. 

 
L’obiettivo era quindi creare un’Esperienza non solo attraverso la morbidezza del Tai chi,  arte marziale “interna” spesso portata come metafora aziendale, ma anche tramite la rudezza, comunque elegante, delle arti marziali cosiddette “esterne” e delle discipline occidentali da combattimento, rispettivamente il Kung-Fu e la Kick Boxing.
Sessione di Formazione Marziale

Focus sull'obiettivo - Sessione di Formazione Marziale con il Kung Fu

Contesto di riferimento

Per dare un po’ di contesto a quanto fatto mi sembra opportuno dare alcune nozioni sui concetti di arte marziale “interna” ed “esterna”.
Quando si parla di arti marziali interne, si parla sostanzialmente di arti che pongono il focus sull’uso dell’energia interna (“chi” per i Cinesi e “ki” per i Giapponesi), sull’equilibrio e della forza interiore del corpo.
La forza interiore non è, come spesso viene fatto credere, un concetto prettamente metafisico;  riguarda anche, e in modo rilevante, l’uso della muscolatura più profonda e il corretto  utilizzo meccanico di tutta la struttura corporea (ossa, muscoli, tendini e articolazioni).
Grande importanza nelle arti marziali interne riveste inoltre l’uso dell’energia dell’avversario per controllarlo e neutralizzarlo. Un detto del Tai Chi recita infatti “usare 100 grammi per spostare 100 chili”.
Le misure riportate a volte variano (si passa dai 40 ai 400 grammi per spostare a volte fino a 400 chili…) ma il concetto di fondo è questo: se correttamente applicata, basta una piccola forza per ottenere un grande risultato. Non molto lontano da ciò che diceva Archimede.
 
Taichi e Formazione Marziale - Il Tui Shou

Taichi e Formazione Marziale - Il Tui Shou in una sessione di Formazione Marziale

Ma quali arti marziali sono definibili interne? Non molte per la verità, si tratta sostanzialmente di  tre grandi famiglie: il Pakua, lo Hsing Yi e il Tai Chi, appunto. Tutte di origine Cinese. L’altra arte che probabilmente è possibile definire come interna è l’Aikido fondato in Giappone dal Maestro Morirei Ueshiba a metà secolo scorso. L’Aikido pone ancor maggiormente l’accento, rispetto alle arti cinesi se possibile, sull’utilizzo dell’energia dell’avversario per controllarlo e neutralizzarlo, sempre nel rispetto dell’essere umano e del principio “minor dispendio di energie con il massimo rendimento” (efficienza ed efficacia).

 
Le arti esterne per contro pongono maggiormente l’enfasi sulla forza muscolare esteriore, quella che si ottiene attraverso flessioni, addominali  e quant’altro.
La lotta si basa principalmente sullo sfruttamento della propria prestanza atletica e della tecnica di combattimento più che sull’uso della forza dell’avversario e sulla cedevolezza.  Questo per lo meno nelle prime tappe del cammino di un artista marziale “esterno”. In realtà poi le due strade, quella interna e quella esterna, tendono entrambe verso un’unica meta, l’equilibrio e la pace interiore. E ad alti livelli i principi utilizzati dai Maestri sono molto simili, indipendentemente dall’arte di provenienza.
Le arti esterne sono moltissime, in pratica sono tutte quelle non indicate in precedenza come interne, quindi i vari stili di Kung-Fu Cinese, Karate e Ju-Jitsu Giapponesi, Kali Filippino, Viet-vo-dao Vietnamita, Taekwondo Coreano, Ju-Jitsu Brasiliano… l’elenco, comprendendo tutte le sfumature e gli stili derivati, è potenzialmente infinito.
 
Ma come portare tutto questo all’interno delle aziende? Dal prossimo articolo cominceremo a parlarne…